Salute 31 Luglio 2026 12:21

Il linguaggio dei bambini può prevedere futuri disturbi mentali

Uno studio pubblicato su Nature Mental Health mostra che l'intelligenza artificiale può identificare il rischio di problemi psicologici analizzando il modo in cui i bambini raccontano esperienze stressanti.

di Arnaldo Iodice
Il linguaggio dei bambini può prevedere futuri disturbi mentali

Il modo in cui i bambini costruiscono le frasi quando raccontano esperienze stressanti potrebbe aiutare a prevedere il rischio di sviluppare disturbi di salute mentale negli anni successivi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Mental Health, nel quale un gruppo di ricercatori della Stanford University ha utilizzato quattro modelli di elaborazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing, NLP) per analizzare le interviste registrate di oltre 200 bambini tra i 9 e i 13 anni.

I modelli hanno valutato il linguaggio utilizzato dai partecipanti mentre descrivevano eventi difficili della loro vita, riuscendo a prevedere con elevata accuratezza quali bambini avrebbero sviluppato problemi di salute mentale fino a sei anni dopo. Secondo gli autori, i risultati rappresentano una prova di fattibilità per sviluppare strumenti di screening scalabili, economici e facilmente applicabili nella pratica clinica, con l’obiettivo di individuare precocemente i soggetti più vulnerabili, prima ancora che compaiano sintomi o venga formulata una diagnosi.

Lo stile del linguaggio vale più del contenuto dei racconti

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il fatto che il principale indicatore di rischio non è stato ciò che i bambini raccontavano, ma il modo in cui lo raccontavano. I modelli di intelligenza artificiale hanno infatti individuato una maggiore capacità predittiva nello stile linguistico, cioè nella struttura delle frasi e nell’uso di elementi grammaticali come congiunzioni, preposizioni e pronomi, piuttosto che nella descrizione degli eventi stressanti.

Secondo Chase Antonacci, primo autore dello studio e dottorando in neuroscienze alla Stanford University, questa ricerca dimostra che il linguaggio può rappresentare un marcatore precoce del rischio psicologico. L’adolescenza è infatti il periodo in cui depressione e disturbi d’ansia compaiono più frequentemente e, una volta manifestati, risultano spesso difficili da trattare. Disporre di uno strumento capace di identificare i bambini a rischio durante gli anni che precedono la diagnosi potrebbe quindi consentire interventi preventivi più tempestivi.

Rispetto agli strumenti oggi disponibili, basati su valutazioni cliniche, esami del sangue o misurazioni del cortisolo, della risposta fisiologica allo stress o della lunghezza dei telomeri, l’analisi del linguaggio offre il vantaggio di essere semplice, poco costosa e facilmente replicabile su larga scala.

Dalle interviste ai modelli di IA: come è stata condotta la ricerca

Le registrazioni analizzate provengono da un ampio studio longitudinale coordinato dal laboratorio di Ian Gotlib, che da anni studia gli effetti dello stress infantile sullo sviluppo cerebrale e sul rischio di disturbi mentali. Ogni intervista, della durata di circa un’ora e mezza, affrontava numerosi aspetti della vita dei partecipanti, compresi gli eventi traumatici rilevati attraverso il questionario TESI (Traumatic Events Screening Inventory).

In precedenza, un gruppo di esperti valutava queste interviste attribuendo un punteggio complessivo alla gravità dello stress vissuto, prendendo in considerazione esperienze come difficoltà economiche, separazione dei genitori, abusi o calamità naturali. I ricercatori hanno però ritenuto che questa sintesi numerica facesse perdere molte informazioni preziose contenute nel linguaggio spontaneo dei bambini. Per questo hanno applicato quattro differenti modelli di elaborazione del linguaggio naturale, già utilizzati in passato per riconoscere segnali di disagio psicologico negli adulti, adattandoli alle registrazioni vocali dei più giovani. L’analisi ha confermato che determinati schemi linguistici sono associati a un maggiore rischio futuro. Anche il contenuto delle conversazioni ha mostrato alcune correlazioni: i racconti di violenza fisica grave o di forte esclusione sociale erano più frequentemente associati a successivi problemi psicologici, mentre riferimenti al sostegno sociale, allo sport, ai club scolastici e ai percorsi di supporto psicologico risultavano collegati a una maggiore resilienza.

Verso uno screening precoce con le registrazioni vocali

Gli autori sottolineano che i risultati dovranno essere confermati su campioni più ampi prima di un eventuale utilizzo nella pratica clinica. Tuttavia, le prospettive appaiono promettenti. Secondo Ian Gotlib, se questi dati saranno replicati, in futuro potrebbe essere sufficiente registrare una normale conversazione di un bambino, anche attraverso uno smartphone, per analizzarne automaticamente il linguaggio e identificare chi presenta un rischio elevato di sviluppare un disturbo mentale diversi anni prima della comparsa dei sintomi. Un approccio che potrebbe rendere gli interventi preventivi più tempestivi e personalizzati.

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