Tutto Diabete 30 Luglio 2026 14:06

Diabete e prediabete, l’AI ne stima il rischio usando sette misure del corpo

Si chiama MEDWACS ed è un nuovo strumento che utilizza sette parametri facilmente misurabili a casa, tra cui anche la lunghezza della coscia, per identificare con buona accuratezza le persone a rischio

di Isabella Faggiano
Diabete e prediabete, l’AI ne stima il rischio usando sette misure del corpo

Il diabete di tipo 2 può essere diagnosticato con un semplice esame del sangue. Eppurem, olte persone convivono con la malattia senza saperlo, perché non avvertono sintomi evidenti o non sospettano di essere a rischio. Per colmare questo divario un gruppo di ricercatori della Technical University of Denmark (DTU), in collaborazione con l’Università di Parma, ha sviluppato MEDWACS (Machineborne Early Diabetic Warning And Control System), un sistema di autovalutazione basato sull’intelligenza artificiale che consente di stimare il rischio di avere un prediabete o un diabete di tipo 2 già presente utilizzando soltanto sette semplici misure corporee. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Epidemiology.

Un aiuto per arrivare prima alla diagnosi

L’obiettivo dei ricercatori non è sostituire gli esami diagnostici, ma favorire l’identificazione precoce delle persone che potrebbero avere un’alterazione del metabolismo del glucosio e che, proprio perché inconsapevoli, non si sottopongono ai controlli. “Il diabete di tipo 2 è facile da diagnosticare con un esame del sangue, ma se una persona non sospetta di averlo difficilmente si rivolgerà al medico – spiega Daniel Yoo, primo autore dello studio -. Per questo un test online da eseguire a casa potrebbe incoraggiare chi è a rischio a richiedere una valutazione clinica”. Gli autori sottolineano infatti che strumenti di screening semplici, economici e non invasivi possono aumentare il numero di persone che arrivano precocemente all’attenzione del medico, quando è ancora possibile intervenire tempestivamente con modifiche dello stile di vita e, se necessario, con la terapia.

Sette misure che si possono rilevare a casa

Per sviluppare MEDWACS i ricercatori hanno analizzato 30 anni di dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), comprendenti 17.458 adulti statunitensi. Inizialmente sono state prese in esame circa 3.700 variabili, ma gli algoritmi di machine learning hanno individuato un gruppo ristretto di soli sette parametri sufficienti a stimare il rischio con buona accuratezza:

  • età;
  • sesso;
  • indice di massa corporea (BMI);
  • circonferenza della vita;
  • pressione arteriosa sistolica;
  • circonferenza del braccio;
  • lunghezza della coscia.

Si tratta di misure facilmente ottenibili con strumenti comuni, come un metro da sarta, una bilancia e un misuratore della pressione, senza ricorrere a esami di laboratorio.

Perché è importante la lunghezza della coscia

Tra tutti i parametri considerati, quello che colpisce maggiormente è la lunghezza della coscia, apparentemente insolita come indicatore del rischio di diabete. “La lunghezza del femore riflette lo stato nutrizionale nei primi anni di vita – spiega Umberto Maggiore, professore dell’Università di Parma e coautore dello studio -. Una nutrizione inadeguata durante l’infanzia può limitare leggermente la crescita ossea ed è associata a un aumento del rischio di diabete molti anni dopo”. Ma non è l’unica spiegazione: “I muscoli della coscia rappresentano il principale deposito muscolare dell’organismo e svolgono un ruolo fondamentale nella rimozione del glucosio dal sangue. Gambe più corte significano generalmente una minore massa muscolare disponibile per assorbire il glucosio, con un conseguente aumento del rischio metabolico”. Lo studio conferma infatti che la lunghezza della coscia, insieme alla circonferenza del braccio, aggiunge informazioni utili sulla composizione corporea che non possono essere ricavate dal solo indice di massa corporea.

Accuratezza confermata anche in altri Paesi

Dopo essere stato sviluppato sui dati della popolazione statunitense, MEDWACS è stato validato anche in due popolazioni indipendenti: oltre 3mila adulti degli Stati Uniti e quasi 5.500 persone della Corea del Sud. In entrambi i casi il modello ha mantenuto una buona accuratezza, dimostrando prestazioni pari o superiori rispetto agli strumenti di screening oggi disponibili. Secondo i ricercatori, rispetto agli attuali criteri di screening il sistema offre una maggiore utilità clinica, consentendo di identificare più persone realmente a rischio senza aumentare il numero di falsi positivi.

Non sostituisce gli esami del sangue

Gli autori ribadiscono che MEDWACS non fornisce una diagnosi di diabete. Il suo scopo è identificare le persone che potrebbero avere un rischio elevato e indirizzarle verso gli accertamenti clinici necessari, come la misurazione della glicemia o dell’emoglobina glicata. Per questo è stato realizzato anche un test online che permette di inserire i sette parametri e ottenere una stima personalizzata del rischio. Se il risultato indica una probabilità elevata, il passo successivo resta quello di rivolgersi al proprio medico per confermare o escludere la diagnosi attraverso gli esami di laboratorio. Il gruppo di ricerca è già al lavoro per ampliare le potenzialità della piattaforma. Tra i prossimi obiettivi c’è lo sviluppo di un sistema basato sull’intelligenza artificiale in grado di identificare precocemente i pazienti con un rischio elevato di sviluppare malattia renale cronica, una delle complicanze più frequenti del diabete.

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