L’analisi di 47 studi clinici non rileva benefici clinicamente significativi su eczema e prurito. Gli antistaminici di prima generazione possono invece aumentare sedazione e sonnolenza.
Gli antistaminici orali aggiunti ai trattamenti abitualmente utilizzati per l’eczema difficilmente producono benefici clinicamente significativi e, in alcuni casi, potrebbero aumentare il rischio di effetti indesiderati. È quanto emerge da una revisione delle più recenti evidenze scientifiche pubblicata dal BMJ, che ha analizzato il ruolo di questi farmaci nella dermatite atopica. Secondo i ricercatori, gli antistaminici probabilmente determinano solo una riduzione lieve e clinicamente insignificante della gravità dell’eczema e del prurito. Inoltre, potrebbero non migliorare i disturbi del sonno né ridurre le riacutizzazioni della malattia. Alcuni farmaci, in particolare gli antistaminici di prima generazione, possono invece aumentare sedazione e sonnolenza e favorire l’interruzione del trattamento a causa degli effetti collaterali.
La dermatite atopica, comunemente definita eczema, è una patologia cronica caratterizzata da una risposta immunitaria alterata che provoca pelle secca, infiammata e intensamente pruriginosa. La malattia può compromettere significativamente anche la qualità della vita, la salute mentale e le relazioni sociali. Nonostante le incertezze sulle loro effettive proprietà terapeutiche, gli antistaminici orali sono ampiamente utilizzati: secondo le stime considerate dai ricercatori, ne fa uso circa un paziente su cinque nel Regno Unito e quasi la metà dei pazienti negli Stati Uniti. La revisione punta quindi a chiarire una questione da tempo dibattuta sul loro impiego nella dermatite atopica.
La revisione di 47 studi clinici
Per valutare benefici e rischi, i ricercatori hanno esaminato i risultati di 47 studi clinici randomizzati e controllati, che complessivamente hanno coinvolto 6.230 bambini e adulti con eczema prevalentemente moderato o grave. L’età media dei partecipanti era di 20 anni e il 52% era costituito da donne.
Gli studi hanno confrontato l’aggiunta di antistaminici H1 orali, bloccanti H2, stabilizzatori dei mastociti o combinazioni di questi farmaci con il placebo. I trattamenti potevano essere somministrati insieme a creme idratanti o corticosteroidi topici. I ricercatori hanno valutato diversi risultati: gravità dell’eczema, intensità del prurito, disturbi del sonno, riacutizzazioni e qualità della vita. Sono stati inoltre considerati gli effetti indesiderati, con particolare attenzione a sedazione e sonnolenza.
La qualità degli studi era variabile, ma il gruppo di ricerca ha utilizzato strumenti consolidati per valutare il rischio di bias e il grado di certezza delle evidenze.
Poco effetto su prurito e gravità
L’analisi mostra che gli antistaminici H1, rispetto al placebo, probabilmente producono una riduzione lieve della gravità dell’eczema e del prurito, ma l’entità del beneficio è considerata clinicamente insignificante. Le evidenze suggeriscono inoltre che questi farmaci potrebbero non avere effetti rilevanti sui disturbi del sonno o sulle riacutizzazioni della dermatite atopica.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda gli antistaminici di prima generazione, caratterizzati da un effetto sedativo. Il loro utilizzo probabilmente aumenta il deterioramento cognitivo associato a sedazione e sonnolenza e potrebbe anche favorire l’interruzione del trattamento a causa degli effetti collaterali.
I rischi e il possibile cambio di pratica
Alla luce dei risultati, i ricercatori ritengono che gli antistaminici non debbano essere considerati un trattamento di routine per la dermatite atopica. La revisione non evidenzia infatti un miglioramento significativo degli esiti più importanti per i pazienti, mentre per alcuni farmaci emergono possibili svantaggi legati soprattutto alla sedazione. Questo aspetto può assumere particolare rilevanza nella vita quotidiana, perché la sonnolenza può interferire con attenzione, attività scolastiche o lavorative e qualità della vita.
Gli autori riconoscono alcune limitazioni nella natura e nella qualità degli studi inclusi nell’analisi. I lavori disponibili erano infatti eterogenei e presentavano livelli di qualità differenti. Secondo i ricercatori, tuttavia, questi elementi sono stati affrontati attraverso procedure sistematiche e strumenti standardizzati per valutare il rischio di bias e la certezza delle prove.
Gli autori spiegano che “questa revisione sistematica e meta-analisi di rete affronta la persistente incertezza che circonda il ruolo degli antistaminici nel trattamento della dermatite atopica, dimostrando che probabilmente non migliorano in modo significativo gli esiti rilevanti per il paziente, aumentando al contempo i rischi”.
Gli autori aggiungono: “I nostri risultati non supportano il loro utilizzo nella gestione di routine della dermatite atopica. Abbiamo fornito le basi per un cambiamento nella pratica basato sull’evidenza, supportando lo sviluppo di linee guida aggiornate sulla dermatite atopica che diano priorità all’efficacia, alla sicurezza e all’assistenza centrata sul paziente”.
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