Salute 30 Luglio 2026 12:16

Morte cardiaca improvvisa negli atleti: calano i decessi, ma cresce una forma più difficile da scoprire

Meno morti improvvise nello sport, ma resta un rischio nascosto: cresce una variante della cardiomiopatia aritmogena difficile da intercettare

di Viviana Franzellitti
Morte cardiaca improvvisa negli atleti: calano i decessi, ma cresce una forma più difficile da scoprire

La morte cardiaca improvvisa negli atleti è diminuita significativamente negli ultimi quarant’anni grazie ai progressi nella diagnosi e nella prevenzione, ma una nuova sfida emerge per i cardiologi: riconoscere forme della malattia più silenziose. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Padova e dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, pubblicato su Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, che ha analizzato i dati del Registro regionale veneto della morte improvvisa giovanile dal 1985 al 2024. La ricerca mostra un netto calo dei decessi legati alla cardiomiopatia aritmogena (ACM) negli atleti, ma evidenzia la crescita della variante con prevalente interessamento del ventricolo sinistro, più difficile da individuare con gli screening tradizionali.

Cardiomiopatia aritmogena: una malattia rara che può provocare aritmie letali

La cardiomiopatia aritmogena (ACM) è una patologia del muscolo cardiaco caratterizzata dalla progressiva sostituzione delle cellule del cuore con tessuto fibroso e adiposo, un processo che può compromettere la normale attività elettrica dell’organo e favorire la comparsa di aritmie ventricolari potenzialmente pericolose per la vita. Negli atleti, soprattutto nei giovani, queste alterazioni possono rimanere silenziose per anni e manifestarsi improvvisamente durante lo sforzo fisico intenso. Per questo motivo la prevenzione attraverso gli screening cardiologici sportivi rappresenta uno strumento fondamentale per individuare precocemente i soggetti a rischio. La forma più conosciuta della malattia interessa principalmente il ventricolo destro, ma negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è concentrata anche sulle varianti che coinvolgono altre aree del cuore.

In quarant’anni i casi di morte improvvisa negli atleti si sono ridotti di due terzi

Lo studio italiano ha analizzato oltre quarant’anni di dati raccolti nel Registro regionale veneto della morte improvvisa giovanile, uno dei database più importanti per lo studio degli eventi cardiovascolari fatali nei giovani. L’obiettivo era valutare come fosse cambiata nel tempo la presenza della cardiomiopatia aritmogena come causa di morte improvvisa negli atleti agonisti e quali strumenti potessero migliorare ulteriormente la prevenzione. I risultati mostrano un andamento positivo: dopo l’introduzione dei criteri diagnostici aggiornati nel 2010, i decessi associati all’ACM negli sportivi sono passati da 0,43 a 0,14 casi ogni 100.000 persone/anno. Una riduzione significativa che, secondo i ricercatori, riflette il ruolo della diagnosi precoce, della maggiore attenzione clinica e dei programmi di controllo cardiovascolare dedicati agli atleti.

La nuova sfida è la variante che colpisce il ventricolo sinistro

Accanto alla diminuzione delle forme tradizionali della malattia emerge però un nuovo problema: la crescita della cardiomiopatia aritmogena a prevalente interessamento del ventricolo sinistro, chiamata anche variante “mancina”. Questa forma può presentare caratteristiche differenti rispetto alla cardiomiopatia aritmogena classica e risultare più difficile da identificare nelle fasi iniziali. Il motivo è che gli esami utilizzati più frequentemente nello screening sportivo, come elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, possono non evidenziare alterazioni significative quando la malattia è ancora in una fase precoce. Per i pazienti questo significa che un risultato normale degli esami di base non sempre esclude completamente la presenza di un problema cardiaco, soprattutto in presenza di altri elementi di rischio.

La risonanza magnetica cardiaca aiuta a individuare i casi nascosti

Secondo gli autori dello studio, un ruolo sempre più importante può essere svolto dalla risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto, una tecnica in grado di analizzare in modo più dettagliato la struttura del cuore e identificare eventuali aree di fibrosi miocardica, cioè cicatrici del tessuto cardiaco associate a un maggiore rischio aritmico. L’esame non è destinato a diventare uno screening universale per tutti gli sportivi, ma può rappresentare uno strumento decisivo nei soggetti con anomalie agli esami iniziali, familiarità per cardiomiopatie o morte improvvisa, episodi di sincope, palpitazioni o aritmie documentate. Un utilizzo mirato della risonanza potrebbe quindi consentire diagnosi più precoci e una migliore stratificazione del rischio.

Dalla ricerca alla cura: prevenire la morte improvvisa significa migliorare i percorsi di assistenza

Lo studio padovano conferma che la prevenzione cardiovascolare nello sport può avere un impatto concreto sulla salute delle persone: la riduzione dei decessi osservata negli ultimi decenni dimostra il valore degli screening, della diagnosi tempestiva e della presa in carico specialistica. La nuova sfida sarà però riuscire a intercettare anche le forme più difficili da riconoscere, evitando che pazienti apparentemente sani rimangano senza una valutazione adeguata. Per gli atleti e per le famiglie con una storia di cardiomiopatia o morte improvvisa giovanile, il messaggio principale è l’importanza di un percorso cardiologico personalizzato, basato non solo sugli esami standard ma anche sulla valutazione complessiva dei fattori di rischio. Sul piano del Servizio sanitario, la ricerca richiama la necessità di garantire accesso appropriato agli strumenti diagnostici più avanzati, così da ridurre le disuguaglianze nella prevenzione e migliorare la protezione dei pazienti più vulnerabili.

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