Cittadini, professionisti ed enti hanno preso parte alla consultazione sulle équipe multiprofessionali. Per le associazioni dei pazienti, il coinvolgimento non dovrebbe terminare con la pubblicazione del documento, ma accompagnare l’attuazione e il monitoraggio regionale.
Oltre 760 contributi presentati da cittadini, professionisti ed enti. È uno degli elementi più rilevanti che accompagnano la pubblicazione delle Linee di indirizzo Agenas sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità.
L’Agenzia riferisce che le osservazioni raccolte attraverso la consultazione pubblica sono state valutate secondo criteri di rilevanza e applicabilità e hanno contribuito ad arricchire il testo definitivo. Il dato non consente, da solo, di misurare la rappresentatività del processo, ma testimonia una disponibilità concreta a intervenire nella costruzione dei nuovi modelli dell’assistenza territoriale.
Dopo aver definito come dovrebbero lavorare insieme medici, infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti, la questione diventa quindi anche di metodo: quale ruolo potranno continuare ad avere cittadini e organizzazioni civiche quando le indicazioni nazionali saranno applicate dalle Regioni e dalle aziende sanitarie?
Una partecipazione che non parte da zero
Il coinvolgimento della comunità nelle Case della Comunità non rappresenta un elemento accessorio. Il DM 77 del 2022 indica la partecipazione e la valorizzazione della co-produzione, anche attraverso le associazioni di cittadini e di volontariato, come standard organizzativo per le strutture hub e spoke.
Su questo tema Agenas aveva già promosso nel 2024 una consultazione specifica, dedicata al documento di indirizzo sulla partecipazione e co-produzione di pazienti, cittadini e comunità. L’iniziativa, aperta dal 23 febbraio al 23 marzo 2024, era stata avviata per raccogliere commenti ed elementi conoscitivi utili a migliorare il documento elaborato dal gruppo di lavoro coordinato dall’Agenzia.
La consultazione sulle équipe conferma dunque un orientamento già presente: le persone che utilizzano i servizi e le realtà che ne rappresentano i bisogni possono contribuire non soltanto alla valutazione finale dell’assistenza, ma anche alla progettazione dei modelli organizzativi.
Il punto, ora, è evitare che questo coinvolgimento resti concentrato nella fase di elaborazione dei documenti nazionali.
Rendere visibile l’impatto dei contributi
Per rafforzare la fiducia nei processi partecipativi sarebbe utile accompagnare le consultazioni con una restituzione pubblica sempre più dettagliata. Non soltanto il numero complessivo dei contributi, ma anche la tipologia dei partecipanti, gli argomenti maggiormente segnalati, le proposte accolte e le ragioni per cui altre osservazioni non sono state recepite.
Una restituzione di questo tipo permetterebbe di comprendere in quale misura il confronto abbia modificato il documento finale. Aiuterebbe inoltre associazioni e organizzazioni civiche a preparare contributi più mirati nelle successive occasioni di consultazione.
La trasparenza dell’esito non è un adempimento formale. È ciò che distingue un semplice ascolto dalla possibilità di incidere realmente sulle decisioni.
Il banco di prova sarà regionale
Le Linee Agenas sono indirizzate soprattutto a chi dovrà organizzare concretamente le équipe nei territori. Saranno pertanto le Regioni, le aziende sanitarie e i distretti a tradurre le indicazioni in procedure, responsabilità e servizi accessibili ai cittadini.
Agenas, Ministero della Salute e Regioni collaborano già al monitoraggio dell’attuazione del DM 77. Il rapporto disponibile presenta dati, distinti per Regione e Provincia autonoma, sull’attivazione delle Case della Comunità, delle Centrali operative territoriali, degli Ospedali di Comunità e dei relativi servizi. Considera inoltre alcuni aspetti dell’integrazione sociosanitaria dei distretti.
A questo sistema potrebbe affiancarsi una dimensione partecipativa stabile. Le associazioni potrebbero essere coinvolte nella lettura dei risultati, nella segnalazione delle criticità e nella verifica di ciò che avviene concretamente nelle singole strutture.
Tra gli elementi da osservare potrebbero rientrare l’esistenza di organismi locali di partecipazione, la regolarità degli incontri, la pubblicazione dei verbali, le modalità di raccolta delle segnalazioni e la restituzione fornita ai cittadini. Sarebbe inoltre utile conoscere quali categorie di pazienti e quali realtà territoriali siano effettivamente rappresentate, per evitare che il confronto coinvolga soltanto le organizzazioni già più strutturate.
Dalla consultazione alla corresponsabilità
Gli oltre 760 contributi rappresentano un punto di partenza, non un risultato conclusivo. Mostrano che esiste un interesse diffuso verso il modo in cui le Case della Comunità prenderanno forma e che cittadini, professionisti ed enti sono disponibili a mettere a disposizione competenze ed esperienze.
Per il mondo della patient advocacy, la richiesta può essere precisa: applicare lo stesso principio di apertura utilizzato nella costruzione delle Linee anche alla loro attuazione. Con strumenti trasparenti, tempi definiti e la possibilità di verificare quale seguito venga dato alle osservazioni.
La partecipazione acquista valore quando accompagna le decisioni nel tempo. Nelle Case della Comunità questo significa passare dalla consultazione su un documento alla corresponsabilità nel miglioramento dei servizi territoriali.