Advocacy e Associazioni 29 Luglio 2026 16:46

Caregiver, lo è quasi un adulto su quattro. Ligabue (CARER): “La solidarietà non può sostituire il welfare”

Per CARER ETS i numeri dell'ISTAT raccontano una straordinaria rete di solidarietà, ma anche le fragilità di un sistema che continua ad affidare alle famiglie gran parte della risposta alla non autosufficienza

di Isabella Faggiano
Caregiver, lo è quasi un adulto su quattro. Ligabue (CARER): “La solidarietà non può sostituire il welfare”

C’è un dato che fotografa meglio di ogni altro il cambiamento demografico e sociale che sta attraversando il Paese: oggi quasi un adulto su quattro in Italia è un caregiver. Secondo i nuovi dati ISTAT, nel 2024 il 24,9% delle persone con più di 18 anni presta attività di cura a favore di familiari conviventi o non conviventi, mentre il 36,2% offre almeno una forma di aiuto gratuito a parenti, amici o vicini di casa. Le reti informali di sostegno coinvolgono ormai oltre 12 milioni di persone e raggiungono circa cinque milioni di famiglie. Numeri che testimoniano una società ancora capace di solidarietà, ma che raccontano anche un welfare sempre più sostenuto dall’impegno quotidiano delle famiglie. Un tema che da anni segue CARER ETS, l’associazione dei caregiver familiari.

Quando la solidarietà diventa una necessità

Se quasi un quarto della popolazione adulta è coinvolto in attività di cura, significa anche che una parte consistente della risposta ai bisogni assistenziali continua a poggiare sul lavoro familiare e informale. “Non possiamo leggere questi numeri senza interrogarci sulle fatiche dei caregiver e sulle fragilità del nostro sistema di welfare – commenta Loredana Ligabue, Segretario di Carere Ets, in un’intervista a Sanità Informazione -. Il rischio è che questa solidarietà venga data per scontata e che il contributo dei caregiver finisca per compensare carenze strutturali nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare e nei percorsi di sostegno alle famiglie”. Per questo, aggiunge, “la sfida non è scegliere tra solidarietà e welfare, ma costruire un welfare che riconosca e sostenga il caregiving familiare e amicale, senza sostituirsi ad esso né scaricare responsabilità che dovrebbero essere condivise dall’intera collettività, garantendo ai cittadini l’esigibilità della dimensione pubblica della cura”. L’analisi dell’ISTAT conferma come negli ultimi venticinque anni le reti di aiuto siano profondamente cambiate. Dal 1998 al 2024 la quota di persone che prestano aiuti gratuiti a chi non vive nella stessa abitazione è passata dal 22,8% al 36,2%, mentre aumentano le attività di compagnia, accompagnamento, assistenza domestica, aiuto economico e supporto nelle pratiche burocratiche. Crescono anche le famiglie che ricevono sostegno informale, passate da poco più di tre a circa cinque milioni.

L’effetto dell’invecchiamento

L’evoluzione demografica rende questo scenario ancora più complesso. I dati ISTAT mostrano che il 43,3% degli over 75 che vivono soli riceve aiuti informali, mentre la popolazione con almeno 75 anni è passata dal 7,3% del 1998 al 12,6% del 2024. Le reti di sostegno diventano così sempre più “strette e lunghe”: aumentano le persone anziane che necessitano di assistenza e diminuiscono figli, nipoti e altri familiari che possono garantirla. “La principale criticità – avverte Ligabue -.e’ proprio il divario tra chi ha bisogno di cura e chi può offrire aiuto continuativo nel tempo. Secondo CARER, nei prossimi anni cambierà anche il volto di chi presta assistenza. Cresceranno i caregiver anziani impegnati a prendersi cura di altri anziani, aumenteranno gli adolescenti coinvolti nelle responsabilità familiari e saranno soprattutto le donne, in particolare tra i 55 e i 64 anni, a dover affrontare una conciliazione sempre più difficile tra lavoro e cura. “Vedremo crescere i rischi di impoverimento economico, di stress cronico e di compromissione della salute fisica e psicologica dei caregiver”, sottolinea Ligabue, richiamando anche le evidenze dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità sul peso assistenziale sostenuto da chi si prende cura quotidianamente di una persona non autosufficiente.

La legge sui caregiver: “Il riconoscimento da solo non basta”

Mentre aumentano le persone coinvolte nella cura di un familiare fragile, torna al centro del dibattito parlamentare il disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare. Per CARER si tratta di un passaggio importante, ma il testo dovrà essere in grado di rappresentare la realtà  che emerge dai dati ISTAT: “Una rete assistenziale molto più ampia rispetto al caregiver – convivente – su cui si focalizza il DdL del Governo. Le attività di cura vengono condivise tra familiari, amici, vicini di casa e reti informali, mentre quasi due terzi di chi presta aiuto lo fa autonomamente e un altro quarto condivide questa responsabilità con altre persone. È la dimostrazione – sottolinea CARER – che il caregiving è ben oltre i confini della famiglia tradizionale”.

Dai principi ai diritti

“Il nodo centrale, oltre al riconoscimento giuridico, sono i diritti e la loro esigibilità – spiega Ligabue -. Per questo occorre avere chiari bisogni e prospettive definendo politiche e risorse economiche per -un nuovo ecosistema della cura”. Per CARER il caregiver familiare deve poter contare su un sistema integrato di protezione. Non esiste una misura capace, da sola, di rispondere alla complessità dell’assistenza continuativa. “Bisogna, prima di tutto, dare adeguato sollievo al caregiver ed evitare – sostiene Ligabue – che chi assiste una persona cara sia costretto ad abbandonare il lavoro, con conseguenze che significano perdita di reddito, di autonomia e maggiore rischio di isolamento sociale”.

“Ascoltare ciò che raccontano i dati”

Secondo l’ISTAT, quasi la metà delle persone con più di 75 anni che vivono sole riceve un aiuto informale. Una fotografia destinata a diventare sempre più frequente con l’invecchiamento della popolazione e che, secondo CARER, impone una risposta strutturale. “Le famiglie devono sapere che non saranno lasciate sole quando la non autosufficienza entra nelle loro vite. E anche la persona anziana, con disabilità o non autosufficiente, deve poter contare su diritti esigibili di assistenza, senza dipendere esclusivamente dalle risorse familiari e/ o altri aiuti informali”. L’appello finale è rivolto al Parlamento: “Occorre ascoltare la realtà che emerge dai dati – conclude Ligabue – dare corpo ad una Legge che metta al centro la dignità delle persone non autosufficienti e di chi se ne prende cura ogni giorno, valorizzando e sostenendo la responsabilità personale, familiare e comunitaria. Il Parlamento dimostri di essere all’altezza di questa sfida: lo chiedono i milioni di italiane e italiani che ogni giorno danno o ricevono cura”.

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