In un mercato che supera 1,37 milioni di procedure l'anno, aumentano i casi di abusivismo. FIME invita i pazienti a verificare titoli, prodotti, struttura e gestione delle eventuali complicanze.
Falsi medici che si promuovono sui social network, trattamenti eseguiti in appartamenti, bed & breakfast, saloni di parrucchiere e centri estetici privi delle necessarie autorizzazioni, oltre all’utilizzo di farmaci scaduti o di provenienza incerta. Sono alcune delle forme con cui si manifesta l’abusivismo nella medicina estetica, riportato al centro dell’attenzione dai numerosi interventi delle forze dell’ordine effettuati nel 2026.
Nel primo semestre dell’anno il Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute ha eseguito 777 controlli, facendo emergere un fenomeno diffuso in diverse regioni italiane. Le cronache degli ultimi mesi raccontano di persone denunciate per aver praticato trattamenti di medicina estetica senza averne i requisiti professionali a Cosenza, Napoli, Palermo, Treviso, Cremona e Catania. Altri interventi hanno riguardato strutture ritenute abusive ad Afragola, Roma, Crotone, Pescara, Napoli e Capua. Tra le operazioni più rilevanti figurano anche il sequestro di 1.400 fiale di tossina botulinica nell’ambito dell’operazione “Dorian Gray” all’aeroporto di Fiumicino e il rinvenimento, in un ambulatorio di Bari, di prodotti scaduti per un valore di circa 150 mila euro.
Un mercato in crescita che aumenta i rischi
L’espansione del fenomeno si inserisce in un settore che continua a crescere. Secondo la Global Survey 2024 dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), in Italia vengono eseguite ogni anno 1.371.220 procedure estetiche da parte dei chirurghi plastici: 480.047 chirurgiche e 891.173 non chirurgiche. Questi numeri collocano il Paese al quarto posto nel mondo dopo Stati Uniti, Brasile e Giappone.
“Più cresce la domanda, più aumenta lo spazio per chi tenta di trasformare la medicina estetica in un servizio commerciale senza regole – spiega Nicola Zerbinati, presidente FIME (Federazione Italiana Medici Estetici) -. Erroneamente si pensa che un intervento che dura pochi minuti sia innocuo, ma non è così: una reazione allergica, un’infezione o una complicanza vascolare richiedono riconoscimento tempestivo, farmaci adeguati e competenze cliniche. Il paziente deve essere attento e valutare bene a chi si affida, senza fidarsi solo dei social o del passaparola”.
Il ruolo dei social e le aspettative irrealistiche
Oltre all’esercizio abusivo della professione, la Federazione Italiana Medici Estetici richiama l’attenzione sull’influenza esercitata dai social network nella diffusione di modelli estetici difficilmente raggiungibili. Filtri, immagini ritoccate e risultati standardizzati possono infatti far apparire semplici e privi di rischi trattamenti che restano veri e propri atti medici, contribuendo anche ad anticipare la richiesta di interventi in persone sempre più giovani.
Il tema sarà approfondito durante il Congresso nazionale FIME, in programma a Napoli dall’11 al 13 settembre 2026. Tra gli argomenti in programma ci sarà quello dei cosiddetti “social lip filler”, fenomeno che descrive una medicina estetica raccontata online come rapida, accessibile e priva di rischi. Nadia Fraone, presidente della Società Italiana di Carbossiterapia Funzionale ed Estetica, analizzerà il modo in cui filtri digitali, immagini ritoccate e modelli estetici ripetuti influenzano la percezione del volto e possono favorire il ricorso ai filler anche prima della maggiore età.
Le raccomandazioni della FIME ai cittadini
Per aiutare i pazienti a distinguere una corretta presa in carico medica da offerte poco trasparenti, FIME ha predisposto un vademecum con sette verifiche da effettuare prima di sottoporsi a un trattamento.
“Il paziente non deve trasformarsi in un investigatore, ma deve sentirsi pienamente legittimato a fare domande – aggiunge Raffaele Rauso, vicepresidente FIME e presidente del Congresso -. Chiedere il nome del prodotto, controllare l’iscrizione del medico all’Ordine, pretendere il consenso informato o domandare come verrebbe gestita una complicanza non significa essere diffidenti. Significa essere consapevoli. Un professionista serio non si infastidisce davanti a queste richieste: risponde, documenta e, quando necessario, sa anche dire di no”.
Le sette verifiche da fare prima di un trattamento
Il primo controllo riguarda l’identità del professionista. Prima di prenotare è opportuno conoscere nome e cognome del medico e verificarne l’iscrizione all’Albo unico nazionale della FNOMCeO, ricordando che definizioni come “doctor”, “specialist” o “aesthetic expert” riportate sui social non costituiscono prova di alcun titolo professionale. È inoltre possibile chiedere quale formazione specifica abbia seguito il professionista per la procedura proposta.
La seconda verifica riguarda il luogo in cui verrà eseguito il trattamento. La struttura deve essere chiaramente identificabile, rispettare i requisiti sanitari, garantire condizioni di igiene, privacy, corretta conservazione dei prodotti e disponibilità delle attrezzature necessarie per affrontare eventuali complicanze. Appartamenti, bed & breakfast, camere d’albergo, retrobottega e “beauty day” organizzati in sedi temporanee rappresentano, secondo FIME, importanti segnali di allarme, soprattutto quando non vengono fornite informazioni chiare sulle autorizzazioni.
Prima di qualsiasi iniezione deve inoltre essere effettuata una vera visita medica. La valutazione deve comprendere anamnesi, stato di salute, allergie, terapie in corso, trattamenti precedenti, eventuali patologie, aspettative del paziente e possibili controindicazioni. Un questionario compilato rapidamente tramite chat non può sostituire questa fase, durante la quale il medico deve anche valutare se il trattamento sia realmente indicato.
Fondamentale è anche il consenso informato, che non deve ridursi a una semplice firma apposta poco prima della procedura. Il documento deve essere illustrato, personalizzato e spiegare benefici, limiti, alternative, possibili effetti avversi, complicanze e indicazioni per il periodo successivo al trattamento. Il paziente deve poter fare domande e riceverne una copia.
Un’altra verifica riguarda la tracciabilità dei prodotti utilizzati. Il paziente ha diritto di conoscere il nome commerciale del prodotto, il produttore, il numero di lotto e la data di scadenza. Per filler e dispositivi monouso, la confezione deve essere integra e identificabile e, quando previsto, l’etichetta di tracciabilità deve essere inserita nella documentazione clinica e consegnata al paziente. Vanno evitati prodotti anonimi, travasati o privi di etichette.
Prima del trattamento è inoltre consigliabile informarsi sulle modalità di gestione di eventuali complicanze, chiedendo quali protocolli vengano adottati, quali farmaci e dispositivi di emergenza siano disponibili e chi sia reperibile nelle ore e nei giorni successivi. La presenza di un contatto diretto e di un programma di controlli rappresenta un elemento di sicurezza.
Infine, FIME invita a diffidare delle offerte promozionali particolarmente aggressive e della cosiddetta medicina “da algoritmo”. Sconti limitati nel tempo, formule come “porta un’amica”, risultati garantiti, prezzi troppo bassi rispetto al costo dei prodotti, richieste di pagamento esclusivamente in contanti, assenza di fattura o impossibilità di ottenere la cartella clinica sono considerati segnali di rischio. Anche fotografie del “prima e dopo” e recensioni online possono essere manipolate e non sostituiscono la verifica delle qualifiche del professionista e dell’idoneità della struttura.
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