Sanità 28 Luglio 2026 15:30

Denatalità, oltre sei italiani su dieci rinunciano ai figli per motivi economici e sociali

Il Dossier "Volere o Potere 2026" mostra che il problema non è la mancanza di desiderio di diventare genitori, ma gli ostacoli che impediscono di trasformare quel desiderio in realtà. 

di I.F.
Denatalità, oltre sei italiani su dieci rinunciano ai figli per motivi economici e sociali

Più di sei italiani su dieci rinunciano ad avere figli non perché non li desiderino, ma perché non riescono a farlo. È questo il dato che meglio sintetizza il Dossier “Volere o Potere 2026 – Liberi di scegliere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT e presentato a Roma. Tra le persone in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% dichiara di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre appena il 5,5% afferma che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Un cambio di prospettiva importante, che sposta l’attenzione dalla presunta mancanza di desiderio di diventare genitori all’impossibilità concreta di realizzare quel progetto. Una distanza crescente tra il “volere” e il “potere” che, secondo gli autori del dossier, rappresenta oggi uno dei principali problemi demografici, economici e sociali del Paese.

Il divario tra il desiderio e la realtà

I numeri raccontano con chiarezza questa distanza. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero potuti nascere circa 760mila bambini. Le nascite effettive, invece, sono state 355mila, il minimo storico dal secondo dopoguerra. Ancora più significativo è il dato relativo alle intenzioni espresse nel 2016: tra le donne che allora dichiaravano con certezza di voler avere un figlio entro tre anni, soltanto il 42,8% è riuscito a realizzare quel progetto.

Lavoro, precarietà e servizi: perché si rinuncia ai figli

Secondo il dossier, la denatalità non può essere spiegata semplicemente con un cambiamento culturale. A pesare sono soprattutto gli ostacoli economici, lavorativi e organizzativi che rendono sempre più difficile conciliare il desiderio di costruire una famiglia con la vita quotidiana. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come il principale freno alla scelta di avere figli. Il peso ricade soprattutto sulle donne: quasi una su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il lavoro di cura: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano alla genitorialità perché impegnate nell’assistenza ai genitori anziani. Numeri che mostrano come la crisi delle nascite sia strettamente intrecciata con il mercato del lavoro, il welfare e l’organizzazione dei servizi.

Una popolazione sempre più anziana

Il rapporto fotografa anche un Paese che continua a invecchiare. Nel 2025, a fronte di 355mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297mila persone. Una perdita di popolazione che, spiegano gli autori, equivale ogni anno alla scomparsa di una città di medie dimensioni. L’Italia continua inoltre a essere uno dei Paesi più longevi al mondo, con un’aspettativa di vita di 83,4 anni, superiore alla media europea. Una conquista che rappresenta anche una sfida: l’aumento della popolazione anziana comporterà infatti una domanda crescente di assistenza sanitaria e sociosanitaria, mentre diminuirà il numero di persone in età lavorativa chiamate a sostenere il sistema.

Non è solo una questione di fecondità

Il dossier invita anche a superare una lettura semplicistica del fenomeno. Nel 2025 il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, ben lontano dai 2,1 figli necessari per garantire il ricambio generazionale. Ma il problema non è soltanto questo. L’età media alla maternità continua a salire, raggiungendo 32,7 anni, mentre si riduce progressivamente il numero delle donne in età fertile. Anche ipotizzando un aumento del tasso di fecondità, il numero assoluto delle nascite resterebbe comunque limitato proprio per effetto del calo della popolazione potenzialmente in grado di avere figli.

“Restituire alle persone la libertà di avere figli”

Per Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, il tema non è convincere gli italiani ad avere figli, ma creare le condizioni perché possano farlo. “Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere”. Da qui l’appello a fare della natalità una priorità strutturale dell’agenda politica, con interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, rafforzare il welfare e garantire ai giovani condizioni di maggiore stabilità.

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