One Health 27 Luglio 2026 16:31

PFAS in gravidanza, più rischio di infiammazione intestinale nei bambini

Uno studio su 107 coppie madre-bambino analizza il possibile legame tra esposizione ai PFAS in gravidanza e nei primi mesi di vita e infiammazione intestinale nei bambini, aprendo nuovi interrogativi sugli effetti dei “forever chemicals”

di Viviana Franzellitti
PFAS in gravidanza, più rischio di infiammazione intestinale nei bambini

L’esposizione ai PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”, potrebbe lasciare un’impronta sulla salute intestinale già nelle prime fasi della vita. È quanto emerge da uno studio coordinato dai ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai e pubblicato il 10 luglio 2026 sulla rivista scientifica Clinical Gastroenterology and Hepatology. La ricerca ha coinvolto 107 coppie madre-bambino provenienti da Stati Uniti e Messico, con l’obiettivo di valutare se il contatto con i PFAS durante la gravidanza e nei primi mesi dopo la nascita fosse associato a segnali di infiammazione intestinale nell’infanzia. Gli studiosi hanno misurato i livelli di esposizione a diversi PFAS nelle madri e nei bambini, per poi analizzare, fino agli 11 anni di età, la presenza di calprotectina fecale, un biomarcatore utilizzato per individuare processi infiammatori a carico dell’intestino. I risultati hanno mostrato che una maggiore esposizione ai PFAS era associata a livelli più elevati di questo indicatore. Lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma aggiunge nuove evidenze sui possibili effetti dell’esposizione precoce a contaminanti ambientali sulla salute dei bambini.

PFAS prima della nascita: l’associazione con l’infiammazione intestinale

I ricercatori hanno analizzato la presenza di diversi composti appartenenti alla famiglia dei PFAS durante la gravidanza, al momento della nascita e nei primi mesi di vita. Successivamente hanno confrontato questi dati con i livelli di calprotectina fecale rilevati nei bambini durante il follow-up. L’analisi ha evidenziato che i bambini maggiormente esposti ai PFAS presentavano livelli più elevati di calprotectina fecale, suggerendo un possibile effetto sul sistema immunitario intestinale durante una fase delicata dello sviluppo. Si tratta, secondo gli autori, di uno dei primi studi a evidenziare questa associazione nell’infanzia.

Infiammazione intestinale: cosa significa il dato sulla calprotectina

La calprotectina fecale è un indicatore utilizzato nella pratica clinica per rilevare la presenza di infiammazione intestinale. Viene impiegata soprattutto nel percorso diagnostico e nel monitoraggio delle malattie infiammatorie croniche intestinali, come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa. Il risultato dello studio non significa che i bambini esposti ai PFAS svilupperanno necessariamente una patologia intestinale, ma suggerisce che queste sostanze potrebbero influenzare alcuni meccanismi biologici coinvolti nella regolazione dell’infiammazione. Comprendere questi processi potrebbe aiutare, in futuro, a individuare meglio i fattori ambientali che contribuiscono al rischio di malattie intestinali.

Dalla ricerca alla prevenzione

Lo studio non introduce al momento nuovi esami o terapie per i bambini esposti ai PFAS, ma offre un elemento in più per comprendere come l’ambiente nei primi anni di vita possa influenzare la salute futura. Se queste associazioni saranno confermate da ulteriori ricerche, potrebbero aprire la strada a nuovi strumenti di prevenzione, con una maggiore attenzione alla protezione delle donne in gravidanza e dei bambini nelle aree dove la contaminazione da PFAS è più elevata. Per le famiglie, oggi il messaggio principale non è la necessità di sottoporre i bambini a controlli specifici, ma l’importanza della prevenzione ambientale e della riduzione dell’esposizione ai contaminanti. Per il Servizio sanitario, invece, il tema riguarda la possibilità di integrare sempre più dati ambientali e sanitari per individuare le popolazioni maggiormente esposte e programmare eventuali interventi di tutela.

Perché i PFAS sono considerati una minaccia ambientale

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono composti chimici utilizzati da decenni per rendere materiali e prodotti più resistenti all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Sono presenti in numerosi ambiti industriali e prodotti di uso quotidiano. La loro caratteristica principale è la grande stabilità: una volta dispersi nell’ambiente possono rimanere a lungo e accumularsi anche nell’organismo umano. Per questo sono stati soprannominati “forever chemicals”. Negli ultimi anni numerosi studi hanno indagato i possibili effetti dell’esposizione ai PFAS su sistema immunitario, metabolismo, equilibrio ormonale e sviluppo infantile.

Nuove ricerche per capire gli effetti a lungo termine

Gli autori sottolineano che il lavoro presenta alcuni limiti. Essendo uno studio osservazionale, può evidenziare un’associazione ma non stabilire che siano proprio i PFAS a causare l’infiammazione intestinale. Saranno quindi necessari studi più ampi per confermare il legame osservato, chiarire i meccanismi biologici coinvolti e capire se questa infiammazione precoce possa avere conseguenze sulla salute intestinale negli anni successivi. Nel frattempo, i risultati richiamano l’attenzione sull’importanza di ridurre l’esposizione ai contaminanti ambientali e di proteggere la salute fin dalle prime fasi della vita.

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