Dopo le critiche dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e il dibattito che ha accompagnato la pubblicazione della guida "Oltre lo sguardo", SIP e ACP intervengono per chiarirne finalità e contenuti
A poco più di un mese dalla pubblicazione della guida “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente“, la Società Italiana di Pediatria (SIP) e l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) tornano sul tema per rispondere alle polemiche che hanno accompagnato il documento e ribadirne natura e obiettivi. Con un comunicato diffuso oggi, le due società scientifiche precisano che la guida “nasce per fornire ai pediatri conoscenze e strumenti utili ad affrontare con maggiore competenza situazioni che esistono già e che possono presentarsi negli ambulatori pediatrici” e sottolineano che “è un documento informativo e formativo che non promuove determinate scelte e non attribuisce al pediatra il compito di definire l’identità di un bambino o di un adolescente”. La precisazione arriva al termine di settimane di confronto pubblico, iniziato con la pubblicazione del documento a fine giugno e proseguito con critiche, prese di posizione e richieste di chiarimento sul ruolo del pediatra e sull’approccio alla varianza di genere in età evolutiva.
Il dibattito dopo la pubblicazione della guida
Presentata come uno strumento destinato ai professionisti dell’età evolutiva, la guida era stata pensata per fornire indicazioni sulla relazione di cura con bambini, adolescenti e famiglie appartenenti a minoranze di genere o sessuali, affrontando anche il tema dell’omogenitorialità. Nei giorni successivi alla pubblicazione, il documento è stato contestato da alcune associazioni e, nelle ultime settimane, è stato oggetto di osservazioni anche da parte della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che aveva espresso dubbi, tra gli altri aspetti, sull’approccio alla cosiddetta transizione sociale nei bambini, sull’utilizzo degli standard della World Professional Association for Transgender Health (WPATH) e sulla mancata citazione della Cass Review, la revisione indipendente commissionata dal Servizio sanitario inglese sulla presa in carico dei minori con disforia di genere.
“Non contiene protocolli farmacologici né raccomandazioni terapeutiche”
Nel documento diffuso oggi SIP e ACP chiariscono innanzitutto ciò che, a loro avviso, la guida “non è una linea guida clinico-terapeutica, non contiene protocolli farmacologici e non formula raccomandazioni su trattamenti ormonali o chirurgici”, precisano le due società. La definizione dei percorsi assistenziali e dei criteri diagnostici, ricordano, “rientra nel lavoro del Tavolo tecnico di approfondimento sul trattamento della disforia di genere istituito presso il Ministero della Salute, del quale la SIP fa parte e alle cui indicazioni la Società si attiene”. Secondo gli autori, il ruolo del pediatra rimane quello proprio della relazione di cura: ascoltare, riconoscere eventuali situazioni di disagio, accogliere senza pregiudizi e indirizzare il minore e la famiglia verso professionisti competenti quando necessario.
La risposta alla Garante: “Accoglienza e prudenza possono convivere”
Contestualmente al comunicato, SIP e ACP hanno reso nota la lettera inviata alla Garante. Le due società spiegano di condividere la necessità di mantenere “un approccio prudente, individualizzato e fondato sulle migliori evidenze disponibili”, ribadendo che la guida non propone alcun percorso prestabilito. Uno dei chiarimenti riguarda il concetto di affermazione sociale, definito come l’eventuale utilizzo del nome, dei pronomi, dell’abbigliamento o delle modalità espressive richieste dal minore prima della pubertà. Secondo SIP e ACP, si tratta di un percorso che non costituisce un trattamento sanitario, è completamente reversibile e non implica modificazioni del corpo né interventi medici. Le società scientifiche sottolineano inoltre che il compito dei professionisti è “accompagnare le possibili traiettorie evolutive, senza anticiparne l’esito e senza svalutare ciò che il bambino o l’adolescente esprime in una determinata fase della propria vita”.
Il nodo della “desistenza”
Tra i temi affrontati nella risposta compare anche quello della cosiddetta desistenza, cioè la possibilità che bambini con varianza di genere non mantengano la stessa identità durante l’adolescenza. SIP e ACP riconoscono che la varianza di genere nell’infanzia non consente di prevedere quale sarà l’identità futura della persona e sostengono che le percentuali di desistenza riportate in alcuni studi pubblicati tra il 2008 e il 2013 debbano essere interpretate con cautela, perché successive analisi avrebbero evidenziato limiti metodologici, tra cui la selezione dei campioni e la classificazione come “desisters” di soggetti che avevano semplicemente interrotto il follow-up. Per questo motivo, spiegano, la prudenza consiste nel “non imporre né una traiettoria affermativa, né una traiettoria orientata al ritorno al genere assegnato alla nascita, ma nel mantenere uno spazio di ascolto e accompagnamento”.
Perché non è citata la Cass Review
Altro punto al centro del confronto è l’assenza della Cass Review dalla bibliografia della guida. SIP e ACP spiegano che il documento non è una revisione sistematica sulle terapie farmacologiche, ma una guida sulla relazione di cura. Per questo, affermano, non sono stati inseriti né la Cass Review — che ha giudicato deboli le evidenze a sostegno dell’impiego dei bloccanti della pubertà ma le cui conclusioni, ricordano gli autori, sono state contestate da parte della comunità scientifica internazionale — né altri lavori con valutazioni più favorevoli al loro utilizzo. Le fonti bibliografiche della guida, spiegano, sono invece coerenti con il Position Paper intersocietario italiano sulla gestione della disforia di genere nell’adolescente, pubblicato nel 2024 sull’Italian Journal of Pediatrics, con il percorso diagnostico-terapeutico della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica e con le linee guida della Endocrine Society.
Le storie di Anna e Liam
Uno dei passaggi che aveva suscitato maggiore attenzione riguarda il caso di Anna, una bambina descritta nella guida. SIP e ACP precisano che si tratta di una vicenda reale, resa anonima per tutelarne la riservatezza, inserita per rappresentare una delle situazioni che un pediatra può incontrare nella pratica clinica. Secondo le due società, il pediatra descritto nel caso non definisce l’identità della bambina, non indica un percorso prestabilito e non dispone l’attivazione della carriera alias (ovvero quella procedura amministrativa adottata da alcune scuole, università e, in alcuni casi, luoghi di lavoro, che consente a una persona transgender o con incongruenza di genere di essere identificata, all’interno dell’istituzione, con un nome diverso da quello anagrafico e con i pronomi corrispondenti alla propria identità di genere, ndr) ma si limita ad ascoltare la famiglia e a indirizzarla verso professionisti competenti. Le società riconoscono, tuttavia, che la sintesi narrativa adottata possa aver favorito interpretazioni diverse dalle intenzioni degli autori e non aver restituito la complessità delle valutazioni cliniche effettuate.
Disponibilità al confronto
Insieme al comunicato e alla lettera indirizzata alla Garante, SIP e ACP hanno pubblicato anche un documento tecnico composto da 16 domande e risposte, pensato per chiarire finalità, ambito di applicazione e riferimenti scientifici della guida. “Una società scientifica non può sottrarsi ai temi difficili soltanto perché suscitano divisioni. Il nostro compito è aiutare i pediatri a comprendere, ascoltare e orientare, mantenendo sempre al centro il superiore interesse del minore. Accoglienza e prudenza non sono principi contrapposti, ma parti della stessa responsabilità di cura”, dichiarano i presidenti della SIP e dell’ACP, Rino Agostiniani e Stefania Manetti. Le due società concludono ribadendo la disponibilità a proseguire il confronto con l’Autorità garante e con le istituzioni, nella convinzione che il dibattito debba restare fondato sulle evidenze scientifiche e orientato alla tutela della salute e del benessere dei minori.
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