L'aumento dei casi spinge a rafforzare sorveglianza e prevenzione. Per i pazienti è fondamentale riconoscere i sintomi e proteggersi dalle punture di zanzara, soprattutto nelle aree dove il virus è già in circolazione
La circolazione del virus West Nile torna a preoccupare le autorità sanitarie europee. Con l’inizio della stagione di maggiore attività delle zanzare, gli esperti invitano a non abbassare la guardia: se da un lato il rischio per la popolazione generale resta contenuto, dall’altro l’incremento dei casi registrato in diversi Paesi evidenzia la necessità di rafforzare la sorveglianza epidemiologica, monitorare la diffusione del virus e promuovere comportamenti di prevenzione efficaci. In questo scenario, l’Italia è il Paese europeo con la diffusione geografica più estesa, con 21 casi confermati distribuiti in 17 aree, mentre la Grecia registra il più rapido aumento dei contagi. Un quadro che richiama l’attenzione non solo delle istituzioni sanitarie, ma anche dei cittadini, chiamati a contribuire alla prevenzione adottando semplici misure di protezione.
Italia con la diffusione più ampia del virus: cosa sta succedendo
Secondo l’ultimo monitoraggio europeo, l’Italia conta 21 casi confermati distribuiti in 17 diverse aree del Paese, il dato che evidenzia la maggiore diffusione territoriale dell’infezione in Europa. Parallelamente, la Grecia ha registrato una crescita particolarmente rapida dei casi, con 21 infezioni confermate, di cui 14 emerse nell’ultima settimana. Nella maggior parte dei pazienti greci la malattia ha assunto una forma neuroinvasiva, con encefalite o meningite, e numerosi ricoveri ospedalieri. Anche Spagna, Romania e Macedonia del Nord hanno segnalato casi di trasmissione locale. L’andamento osservato conferma come la stagione di trasmissione sia appena iniziata e possa intensificarsi nelle prossime settimane, periodo in cui le condizioni climatiche favoriscono la proliferazione delle zanzare vettori del virus.
Perché il West Nile è in aumento
Gli esperti sottolineano che temperature più elevate, estati sempre più lunghe e cambiamenti climatici stanno modificando la distribuzione delle zanzare e prolungando il periodo durante il quale possono trasmettere il virus. Questo significa che territori finora meno interessati potrebbero diventare progressivamente favorevoli alla circolazione del West Nile. Per questo motivo viene raccomandato di potenziare il monitoraggio delle zanzare, dei casi umani e degli animali coinvolti nella trasmissione, così da individuare tempestivamente eventuali nuovi focolai e limitare il rischio di diffusione.
Come si trasmette il virus e perché non c’è contagio tra persone
Il virus West Nile viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette, che contraggono l’infezione nutrendosi di uccelli selvatici, i principali serbatoi naturali del virus. L’uomo e il cavallo sono invece ospiti accidentali e non contribuiscono alla diffusione dell’infezione. È importante sapere che non esiste trasmissione da persona a persona attraverso i normali contatti quotidiani. Sono stati documentati soltanto rari casi correlati a trasfusioni di sangue, trapianti di organi, gravidanza e allattamento, eventi che vengono oggi gestiti attraverso specifici protocolli di controllo e sicurezza.
Quali sono i sintomi e quando rivolgersi al medico
Nella maggior parte dei casi il virus passa inosservato: tra il 70% e l’80% delle persone infette non sviluppa alcun sintomo. Quando l’infezione si manifesta, provoca generalmente febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea, vomito, talvolta accompagnati da eruzioni cutanee o linfonodi ingrossati. Una piccola quota di pazienti, circa una persona ogni 150 infettate, sviluppa però una forma grave neuroinvasiva, che può interessare il sistema nervoso centrale e provocare encefalite, meningite, rigidità del collo, confusione mentale, tremori, convulsioni, debolezza muscolare, paralisi o coma. In presenza di questi sintomi, soprattutto dopo una puntura di zanzara o un soggiorno in un’area interessata dalla circolazione del virus, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico.
Cosa cambia per i pazienti: prevenzione e diagnosi restano le armi più efficaci
Ad oggi non esiste un vaccino autorizzato per l’uomo né una terapia antivirale specifica contro il virus West Nile. Il trattamento consiste principalmente in terapie di supporto, con ricovero ospedaliero nei casi più gravi. Per i pazienti, quindi, la prevenzione rappresenta lo strumento più efficace. Indossare abiti che coprano braccia e gambe, utilizzare repellenti per insetti, installare zanzariere, evitare l’esposizione nelle ore in cui le zanzare sono più attive e rimuovere l’acqua stagnante da vasi, sottovasi e contenitori sono comportamenti che possono ridurre significativamente il rischio di infezione. Dal punto di vista del Servizio sanitario, l’aumento dei casi rende ancora più importante mantenere alta la sorveglianza, garantire la diagnosi tempestiva attraverso gli esami di laboratorio e assicurare controlli su sangue e organi destinati alle donazioni nelle aree interessate dalla circolazione del virus.
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