Advocacy e Associazioni 21 Luglio 2026 17:17

Fame nel mondo: “In calo per il terzo anno consecutivo, ma l’Africa resta l’epicentro della crisi”

Il rapporto SOFI 2026 di FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS fotografa un lento miglioramento: nel 2025 le persone che soffrono la fame sono scese a 645 milioni. Restano però forti disuguaglianze

di Isabella Faggiano
Fame nel mondo: “In calo per il terzo anno consecutivo, ma l’Africa resta l’epicentro della crisi”

La fame nel mondo continua a diminuire, ma troppo lentamente per raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” entro il 2030. È il messaggio che arriva dal rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2026 (SOFI 2026), pubblicato da FAO, Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), UNICEF, Programma alimentare mondiale (WFP) e Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il documento evidenzia come nel 2025 la fame sia diminuita per il terzo anno consecutivo, segnale che “i progressi sono possibili”. Allo stesso tempo, però, le cinque agenzie delle Nazioni Unite avvertono che i miglioramenti restano fragili, distribuiti in modo disomogeneo e ancora insufficienti per rispettare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2030.

Meno persone soffrono la fame, ma sono ancora 645 milioni

Secondo il rapporto, nel 2025 il 7,8% della popolazione mondiale ha sofferto la fame, rispetto all’8,1% del 2024 e all’8,6% del 2022. In termini assoluti significa che circa 645 milioni di persone sono state colpite dalla denutrizione: quasi 14 milioni in meno rispetto all’anno precedente e 43 milioni in meno rispetto al 2022. Il miglioramento, spiegano gli autori, è stato trainato soprattutto dall’Asia, dall’America Latina e dai Caraibi, dove negli ultimi anni si sono registrati progressi costanti.

Africa, il continente con il maggior numero di persone affamate

Il quadro cambia radicalmente guardando all’Africa, che oggi ospita circa 309 milioni di persone che soffrono la fame, superando l’Asia, dove i casi sono 292 milioni. La quota della popolazione africana colpita dalla fame è leggermente diminuita, passando dal 20,3% del 2024 al 20% del 2025, ma la crescita demografica fa sì che il continente registri comunque il numero assoluto più elevato di persone denutrite. Anche gli indicatori relativi all’accesso al cibo confermano le profonde disuguaglianze. Nel 2025 2,1 miliardi di persone, pari al 25,8% della popolazione mondiale, hanno vissuto una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave, dovendo rinunciare, almeno in alcuni periodi, alla qualità o alla quantità degli alimenti consumati. Si tratta di circa 86 milioni di persone in meno rispetto al 2024 e 135 milioni in meno rispetto al 2020, ma il dato rimane superiore ai livelli precedenti alla pandemia. Le differenze tra le aree del pianeta restano marcate: oltre la metà della popolazione africana (56,6%) vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, contro il 20,3% dell’Asia, il 22,9% dell’America Latina e dei Caraibi e l’8,7% del Nord America e dell’Europa. La condizione continua inoltre a essere più diffusa nelle aree rurali e a colpire maggiormente le donne, anche se il divario di genere si è leggermente ridotto.

Il conflitto in Medio Oriente rischia di rallentare i progressi

Il rapporto aggiorna anche le proiezioni al 2030, tenendo conto dell’impatto del conflitto in Medio Oriente. A seconda della durata della crisi e dei suoi effetti sull’inflazione alimentare, alimentata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti, nel 2030 potrebbero essere ancora tra 510 e 520 milioni le persone che soffriranno la fame, rispetto ai 503 milioni stimati nello scenario precedente al conflitto. Secondo FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS, il conflitto, insieme agli eventi climatici estremi e alla riduzione degli aiuti internazionali e dei finanziamenti umanitari, rischia di compromettere i progressi compiuti finora. Le stime, inoltre, non considerano gli effetti di fenomeni climatici come El Niño, che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione nei prossimi anni.

Nutrizione materna e infantile: obiettivi ancora lontani

Nonostante alcuni miglioramenti, il rapporto sottolinea che i progressi nella nutrizione materna e infantile restano troppo lenti. L’arresto della crescita, il deperimento e il sovrappeso nei bambini, il basso peso alla nascita e l’allattamento esclusivo al seno mostrano soltanto miglioramenti marginali. Preoccupa anche l’aumento dell’anemia tra le donne tra i 15 e i 49 anni e la crescita costante dell’obesità negli adulti, passata dal 12,1% nel 2012 al 16,2% nel 2024, allontanandosi dall’obiettivo internazionale di arrestarne l’incremento. A livello globale, inoltre, solo il 30,8% dei bambini tra 6 e 23 mesi riceve una dieta minimamente diversificata e 150 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono ancora di arresto della crescita.

Una dieta sana resta fuori dalla portata di miliardi di persone

L’edizione 2026 del SOFI dedica un focus anche al costo di una dieta sana, definita da FAO e OMS come un’alimentazione adeguata, equilibrata, varia e moderata. Nel 2025 il costo medio mondiale ha raggiunto 4,28 dollari PPA al giorno per persona, in aumento rispetto ai 3,44 dollari del 2021 e ai 2,94 del 2017. Parallelamente, il numero di persone che non possono permettersi un’alimentazione sana è diminuito, passando da 2,97 miliardi nel 2021 a 2,69 miliardi nel 2025. Anche in questo caso, però, le differenze regionali sono profonde: in Africa due persone su tre (66,6%) non possono permettersi una dieta sana, una quota più che doppia rispetto a quella registrata in Asia e in America Latina e Caraibi. Per le agenzie ONU ridurre il costo di un’alimentazione sana richiede politiche mirate: investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca, nell’irrigazione, nelle catene del freddo e nelle filiere agroalimentari, oltre a riforme dei sussidi e del commercio. Interventi che, oltre a migliorare la nutrizione, possono rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari e contribuire agli obiettivi climatici. Come sottolinea il rapporto, “il lavoro che ci attende da qui al 2030 è immenso. Tuttavia, un mondo in cui una dieta sana non sia più fuori dalla portata di quasi una persona su tre è un mondo che vale la pena costruire”.

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