Una ricerca pubblicata su Appetite suggerisce che bere più acqua durante il pranzo potrebbe essere associato a un maggiore consumo di cibo, anziché aumentare il senso di sazietà
Bere acqua durante i pasti è uno dei consigli nutrizionali più diffusi per favorire il senso di sazietà e limitare l’introito calorico. Ma questa strategia potrebbe non funzionare sempre come si è ritenuto finora. Anzi, in alcune situazioni potrebbe essere associata a un consumo maggiore di cibo. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Appetite da un gruppo di ricercatori della Cornell University e della Penn State University, coordinati da Paige Cunningham e John Hayes. I risultati sono accompagnati da una seconda ricerca, pubblicata su Food Quality and Preference, che indica invece come un lieve aumento della piccantezza degli alimenti possa favorire una riduzione spontanea delle quantità consumate.
Bere più acqua non significa necessariamente mangiare meno
Come spiegano gli autori nell’abstract dello studio, il consiglio di bere acqua ai pasti si basa sull’idea che la distensione dello stomaco aumenti il senso di sazietà, riducendo così l’assunzione di cibo. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, le prove scientifiche a sostegno di questo meccanismo sono ancora limitate e spesso contraddittorie. Per approfondire il tema, il team ha effettuato un’analisi secondaria di due studi crossover randomizzati che avevano coinvolto complessivamente 86 adulti. I partecipanti hanno consumato, in laboratorio, un pranzo ad libitum composto da chili con carne oppure pollo tikka masala, accompagnato da acqua. Ogni boccone e ogni sorso sono stati registrati e analizzati attraverso videoregistrazioni per ricostruire nel dettaglio il comportamento alimentare.
Più acqua, più cibo
I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. Per ogni 100 grammi di acqua bevuti durante il pasto, infatti, i partecipanti hanno consumato in media 39 grammi di cibo in più, equivalenti a circa 49 chilocalorie aggiuntive. L’analisi ha inoltre evidenziato che chi alternava più frequentemente un boccone di cibo a un sorso d’acqua tendeva a mangiare ancora di più. Ogni ulteriore passaggio tra alimento e bevanda era infatti associato a circa 4,4 grammi di cibo consumato in più. Secondo gli autori, questo comportamento potrebbe ritardare la cosiddetta sazietà sensoriale specifica, il processo attraverso il quale un alimento perde gradualmente attrattiva man mano che viene consumato. L’alternanza con l’acqua introdurrebbe invece un nuovo stimolo sensoriale che mantiene il pasto più piacevole, prolungando il desiderio di continuare a mangiare.
“L’acqua viene svuotata rapidamente dallo stomaco”
“Si è sempre diffusa l’idea che bere acqua riempia lo stomaco e aumenti la sazietà – osserva Paige Cunningham -. Ma l’acqua viene svuotata rapidamente dallo stomaco e probabilmente non mantiene a lungo questo effetto. Al contrario, potrebbe favorire un maggiore consumo di cibo lubrificando la bocca, facilitando la deglutizione o prevenendo la secchezza del cavo orale, prolungando così il piacere del pasto”. Un dato inatteso riguarda anche la velocità con cui veniva bevuta l’acqua. I partecipanti che la consumavano più rapidamente tendevano infatti a mangiare meno, anche se gli autori precisano che saranno necessari ulteriori studi per chiarire questo rapporto.
Un po’ di piccante può aiutare a mangiare meno
Parallelamente, il gruppo di ricerca ha valutato l’effetto della piccantezza sull’assunzione di cibo. Nel secondo studio, pubblicato su Food Quality and Preference, 49 adulti hanno consumato tortilla chips accompagnate, in due occasioni diverse, da una salsa con due differenti livelli di peperoncino di Cayenna. La salsa più piccante ha determinato una riduzione del 28% del consumo complessivo dello snack. I partecipanti hanno infatti mangiato circa il 30% più lentamente, senza però aumentare il consumo di acqua. “Ci aspettavamo che aumentare leggermente la piccantezza della salsa non modificasse la quantità di tortilla chips consumate. Invece non è stato così. Il messaggio è che rendere più piccante anche una sola componente dello spuntino può influenzare significativamente quanto si mangia nel complesso”, spiega Cunningham. Secondo gli autori, il rallentamento della velocità di consumo rappresenta il principale meccanismo attraverso cui il piccante favorisce una riduzione spontanea dell’introito energetico.
I limiti dello studio
I ricercatori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Come evidenziano nell’abstract, gli esperimenti sono stati condotti esclusivamente in laboratorio, con un numero limitato di partecipanti e utilizzando pochi tipi di alimenti. Per questo motivo non è possibile estendere automaticamente le conclusioni a tutti i pasti o alle abitudini alimentari della vita quotidiana. Saranno necessari ulteriori studi per verificare se gli stessi meccanismi si osservino anche in contesti reali e con alimenti differenti. Tuttavia, secondo gli autori, i dati suggeriscono che piccoli cambiamenti nel modo in cui mangiamo – dall’alternanza tra cibo e acqua fino alla lieve piccantezza di un piatto – possano influenzare in maniera significativa la quantità di energia assunta, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato