Nutri e Previeni 17 Luglio 2026 11:59

Dieta Planetaria e Mediterranea: due studi SINU rafforzano legame tra salute e sostenibilità

La SINU pubblica due ricerche sulla Planetary Health Diet: molti punti in comune con la tradizione mediterranea, ma serve armonizzare i criteri per misurare l’aderenza ai modelli sostenibili.

di Redazione
Dieta Planetaria e Mediterranea: due studi SINU rafforzano legame tra salute e sostenibilità

Le ondate di calore che stanno caratterizzando anche questa estate confermano come il cambiamento climatico stia incidendo su numerosi aspetti della vita quotidiana, compreso il sistema alimentare. Il rapporto tra alimentazione e ambiente è infatti bidirezionale: se da un lato la produzione e il consumo di cibo contribuiscono alle emissioni di gas serra, al consumo di risorse naturali e alla perdita di biodiversità, dall’altro il riscaldamento globale influenza la produzione agricola, la disponibilità degli alimenti e la sicurezza alimentare.

In questo scenario la sostenibilità è diventata una componente essenziale delle raccomandazioni nutrizionali, accanto alla tutela della salute. Si inserisce in questo contesto il lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), che dopo aver aggiornato la Piramide della Dieta Mediterranea sulla base delle più recenti evidenze scientifiche e della crescente attenzione agli aspetti ambientali, pubblica due nuovi studi sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition dedicati alla Planetary Health Diet, il modello elaborato dalla Commissione Scientifica Internazionale EAT-Lancet per promuovere un’alimentazione in grado di tutelare contemporaneamente la salute dell’uomo e quella del Pianeta.

Dieta Mediterranea e Dieta Planetaria: punti in comune e differenze

Il primo studio confronta la Planetary Health Diet con la Dieta Mediterranea, prendendo in esame le raccomandazioni alimentari adottate in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. L’analisi evidenzia una marcata convergenza tra i due modelli, soprattutto per il ruolo centrale attribuito a cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi.

Emergono tuttavia alcune differenze: la Dieta Planetaria prevede un maggiore consumo di legumi e frutta a guscio, mentre per latticini e olio d’oliva si osservano specificità che riflettono le caratteristiche culturali e produttive dell’area mediterranea. Lo studio sottolinea inoltre che la Planetary Health Diet non rappresenta un regime alimentare unico valido per ogni Paese, ma un insieme di principi adattabili ai diversi contesti geografici, culturali e alimentari.

In quest’ottica la Dieta Mediterranea costituisce uno dei modelli tradizionali più efficaci per applicare tali principi nei Paesi del Mediterraneo, così come altre tradizioni alimentari, ad esempio quella nordica, possono svolgere la stessa funzione in altre aree del mondo.

Misurare la sostenibilità delle diete e il contributo della SINU

Il secondo lavoro, realizzato da membri del gruppo SINU Giovani, affronta invece il tema della valutazione dell’aderenza alla Dieta Planetaria. Attraverso una revisione sistematica della letteratura, gli autori hanno individuato 26 diversi indici sviluppati negli ultimi anni per misurare quanto l’alimentazione di una persona sia coerente con il modello EAT-Lancet. L’analisi evidenzia però un’elevata eterogeneità tra questi strumenti, che differiscono per alimenti considerati, criteri di valutazione, sistemi di punteggio e modalità di calcolo, rendendo complesso confrontare i risultati delle ricerche e costruire evidenze scientifiche solide sugli effetti delle diete sostenibili. Da qui la richiesta di una maggiore armonizzazione metodologica, così da disporre di strumenti più affidabili e comparabili.

 “L’aggiornamento SINU della Piramide della Dieta Mediterranea ha già recepito molte delle più recenti evidenze scientifiche, valorizzando non solo gli aspetti nutrizionali, ma anche quelli ambientali: il ruolo centrale degli alimenti di origine vegetale, la scelta di prodotti stagionali e locali, la biodiversità, la riduzione degli sprechi alimentari e un utilizzo più responsabile delle risorse”, afferma il Prof. Francesco Sofi, Presidente della SINU. Le nuove pubblicazioni rafforzano questa impostazione, evidenziando che la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili può valorizzare le tradizioni alimentari quando sono coerenti con i principi della salute e della sostenibilità.

“La Dieta Planetaria non è un menù universale da applicare indistintamente in tutto il mondo. È un quadro di riferimento che individua obiettivi comuni per la salute dell’uomo e del Pianeta, lasciando spazio alle diverse culture alimentari. La Dieta Mediterranea rappresenta uno degli esempi più significativi di come questi principi possano essere tradotti nella pratica quotidiana nei Paesi del Mediterraneo”, concludono la Prof.ssa Daniela Martini, del Comitato Scientifico SINU, e la dott.ssa Marialaura Bonaccio, del Consiglio Direttivo SINU, entrambe membri del Gruppo di Studio SINU per lo Studio e la Promozione della Dieta Mediterranea. Parallelamente, la disponibilità di strumenti condivisi per misurare l’aderenza a questi modelli sarà determinante per valutare l’efficacia delle future strategie nutrizionali e delle politiche di sostenibilità.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato