L'epidemia nella Repubblica Democratica del Congo corre più rapidamente di qualsiasi precedente focolaio. Intanto in Uganda parte il conto alla rovescia per la dichiarazione di fine emergenza dopo la dimissione dell'ultimo paziente.
A due mesi dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo, il bilancio continua ad aggravarsi. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che il virus si sta diffondendo con una rapidità senza precedenti: sono stati registrati 2.073 casi e 796 decessi, numeri che rendono questo focolaio il terzo più grande mai documentato e il più veloce nella crescita dei contagi nell’ultimo mese. Mentre le autorità sanitarie cercano di rafforzare la risposta sul territorio, l’agenzia delle Nazioni Unite richiama l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di nuove risorse economiche e di un maggiore sostegno operativo. Sul fronte positivo, l’Uganda compie invece un passo importante verso la conclusione dell’emergenza sanitaria.
L’epidemia accelera: mai una crescita così rapida nell’ultimo mese
Secondo l’Oms, l’attuale epidemia ha raggiunto oltre 2.000 casi in appena due mesi, un ritmo nettamente superiore rispetto ai precedenti focolai. Per fare un confronto, l’epidemia che aveva colpito la Repubblica Democratica del Congo tra il 2018 e il 2019 aveva impiegato oltre dieci mesi per superare la soglia dei 2.000 casi confermati. Per questo motivo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, parla di una diffusione senza precedenti per velocità, pur ricordando che il focolaio attuale rappresenta il terzo più esteso mai registrato.
Ituri resta il punto più critico: molti casi sfuggono ancora alla sorveglianza
La situazione più delicata riguarda la provincia di Ituri, dove l’Oms concentra la maggiore preoccupazione. Oltre l’80% dei nuovi casi viene individuato al di fuori delle liste dei contatti già monitorati, segnale che numerose catene di trasmissione continuano a sfuggire ai sistemi di sorveglianza. A questo si aggiunge un altro dato particolarmente allarmante: circa due terzi dei decessi avvengono nelle comunità, senza che i pazienti riescano a ricevere cure in una struttura sanitaria.
Per rafforzare la risposta, sono stati ampliati i servizi sul territorio. La capacità di ricovero supera oggi gli 800 posti letto, i laboratori operativi sono passati da uno a sedici, il monitoraggio dei contatti ha raggiunto quasi l’80% e sono in formazione oltre 21 mila operatori comunitari. Sono inoltre migliorate le procedure per garantire sepolture sicure e dignitose, fondamentali per limitare nuovi contagi.
Conflitto armato e carenza di fondi rallentano la risposta sanitaria
Nonostante il potenziamento delle attività sanitarie, l’Oms sottolinea che la risposta continua a essere insufficiente rispetto alla velocità con cui il virus si diffonde. A complicare ulteriormente le operazioni è il conflitto armato che interessa diverse aree della Repubblica Democratica del Congo e che rende difficile raggiungere le comunità colpite. Proprio nelle ultime ore, ricorda l’agenzia, un centro di trattamento a Bunia è stato attaccato, episodio che evidenzia le difficoltà operative sul campo.
Sul piano economico permane inoltre una pesante criticità. Il Fondo congiunto Oms-Africa Cdc per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie registra ancora una carenza superiore a 400 milioni di dollari. Per questo l’Oms rinnova l’appello ai donatori internazionali affinché sostengano gli interventi necessari a contenere rapidamente l’epidemia.
Vaccini e terapie: partono nuove sperimentazioni cliniche
Parallelamente alla gestione dell’emergenza, prosegue anche la ricerca. Sono infatti iniziate nuove sperimentazioni cliniche dedicate sia ai trattamenti sia alla prevenzione dell’Ebola Bundibugyo. Tra gli studi avviati figurano quelli sui trattamenti con l’anticorpo monoclonale Mbp134 e con l’antivirale remdesivir. È inoltre partita la sperimentazione sulla sicurezza del vaccino ChAdOx1, sviluppato dall’Università di Oxford. Un ulteriore studio valuta invece l’impiego dell’antivirale obeldesivir come profilassi post-esposizione nelle persone entrate in contatto con casi confermati ma che non hanno ancora manifestato sintomi.
Uganda verso la fine dell’emergenza: parte il conto alla rovescia di 42 giorni
Mentre nella Repubblica Democratica del Congo la situazione resta complessa, arrivano segnali incoraggianti dall’Uganda. L’ultimo paziente affetto da Ebola è stato dimesso dopo la completa guarigione, consentendo alle autorità sanitarie di avviare il periodo di osservazione di 42 giorni previsto dalle linee guida internazionali prima della dichiarazione ufficiale di fine epidemia.
Nel Paese sono stati registrati 20 casi e 2 decessi. Le autorità sanitarie invitano comunque la popolazione a mantenere alta l’attenzione e a rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari in presenza di sintomi compatibili con la malattia, ricordando che una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo possono aumentare le possibilità di sopravvivenza. Dall’inizio dell’epidemia, infatti, 377 persone sono guarite.
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