Salute 16 Luglio 2026 16:01

Vitamina B3 contro il glaucoma: rischio ridotto del 66% nei pazienti più esposti

Uno studio su 2.920 persone con ipertensione oculare associa la nicotinamide a un rischio più basso di glaucoma e a un minore ricorso a colliri e laser. Servono però conferme cliniche.

di Arnaldo Iodice
Vitamina B3 contro il glaucoma: rischio ridotto del 66% nei pazienti più esposti

La nicotinamide, una forma della vitamina B3, potrebbe contribuire a prevenire o ritardare il glaucoma primario ad angolo aperto nelle persone considerate ad alto rischio. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato su JAMA Ophthalmology, nel quale i ricercatori hanno analizzato i dati di 2.920 pazienti con ipertensione oculare ma senza una diagnosi di glaucoma. La metà assumeva nicotinamide, mentre l’altra metà non utilizzava l’integratore. Dopo un periodo medio di osservazione di circa 3,7 anni, il glaucoma è comparso nel 3,5% dei partecipanti esposti alla nicotinamide, contro il 9% registrato nel gruppo di confronto. In termini relativi, l’assunzione della vitamina è risultata associata a una riduzione del 66% del rischio di sviluppare la malattia.

Lo studio ha utilizzato cartelle cliniche elettroniche anonime provenienti da 67 organizzazioni sanitarie statunitensi, raccolte nell’arco di vent’anni, dal marzo 2006 al marzo 2026. Per rendere i gruppi comparabili, gli autori hanno applicato il propensity score matching, abbinando pazienti simili per età, sesso, anamnesi e condizioni oculari di partenza, così da limitare le differenze iniziali tra i partecipanti inclusi nell’analisi statistica finale.

Perché la nicotinamide potrebbe proteggere il nervo ottico

Il glaucoma viene spesso definito il “ladro silenzioso della vista” perché può danneggiare progressivamente il nervo ottico senza provocare sintomi evidenti nelle fasi iniziali. L’aumento della pressione intraoculare rappresenta uno dei principali fattori di rischio, ma non spiega da solo l’intera evoluzione della malattia. Anche tra le persone sottoposte a controlli regolari e a trattamenti per abbassare la pressione, infatti, la perdita visiva può continuare. Negli ultimi anni è quindi cresciuto l’interesse per i meccanismi metabolici che rendono le cellule della retina più vulnerabili. Con l’invecchiamento diminuiscono naturalmente i livelli di nicotinamide adenina dinucleotide, o NAD, un coenzima essenziale per la produzione di energia, la riparazione del DNA e il mantenimento della funzione cellulare. Quando il NAD si riduce, le cellule ganglionari retiniche, i cui prolungamenti formano il nervo ottico, possono trovarsi in una condizione di deficit energetico e diventare meno resistenti allo stress. La nicotinamide agisce come precursore del NAD e potrebbe quindi contribuire a ripristinare le riserve energetiche, sostenere i processi di riparazione e migliorare la capacità dei tessuti oculari di tollerare il danno.

Finora molti studi avevano valutato soprattutto l’impiego della nicotinamide nei pazienti con glaucoma già diagnosticato, osservandone il possibile ruolo nella protezione del nervo ottico e nel miglioramento di alcuni parametri visivi. Il nuovo lavoro si è invece concentrato sulla fase precedente, chiedendosi se l’integrazione potesse ridurre il passaggio dall’ipertensione oculare alla malattia conclamata, prima che il danno al nervo ottico diventasse evidente e potenzialmente irreversibile nel tempo e compromettere stabilmente la funzione visiva complessiva.

Meno colliri e meno trattamenti laser

L’associazione favorevole non ha riguardato soltanto la diagnosi di glaucoma. Nel corso del follow-up, il 13,6% dei pazienti che assumevano nicotinamide ha dovuto iniziare una terapia con colliri prescritti per ridurre la pressione intraoculare, contro il 21,2% dei non utilizzatori. Anche il ricorso al laser è risultato meno frequente: chi non assumeva l’integratore aveva una probabilità più che doppia di dover affrontare questo trattamento. Un effetto protettivo è stato osservato anche nei pazienti che avevano iniziato la nicotinamide dopo la diagnosi di ipertensione oculare, suggerendo un possibile beneficio non limitato all’assunzione preventiva di lunga durata. I ricercatori hanno quindi considerato non solo l’insorgenza della malattia, ma anche l’intensificazione concreta delle cure necessarie nel corso del follow-up clinico previsto.

Risultati promettenti, ma non ancora una nuova terapia

I dati rafforzano l’ipotesi che la nicotinamide possa diventare, in futuro, un complemento alle strategie già utilizzate per proteggere la vista nei pazienti ad alto rischio. Tuttavia, lo studio non dimostra che la vitamina B3 sia la causa diretta della riduzione del rischio.

Si tratta infatti di un’analisi osservazionale basata su cartelle cliniche elettroniche: anche con tecniche statistiche avanzate, non è possibile escludere del tutto che i due gruppi differissero per fattori non registrati, come alimentazione, stile di vita, aderenza alle cure, modalità di assunzione dell’integratore o frequenza dei controlli oculistici.

Un altro limite riguarda la dose. Le cartelle cliniche consentivano di identificare l’esposizione sistemica alla nicotinamide, ma non necessariamente di stabilire con precisione la quantità assunta, la durata effettiva del trattamento e la regolarità dell’utilizzo. Questi elementi sono essenziali, perché dosi elevate di nicotinamide non sono prive di rischi e possono provocare effetti indesiderati, soprattutto se assunte a lungo o senza supervisione medica. Per questo i risultati non giustificano il ricorso autonomo agli integratori né la sospensione dei trattamenti prescritti.

Il controllo della pressione intraoculare, i colliri, il laser e, quando necessario, la chirurgia restano i cardini della prevenzione del danno glaucomatoso. La nicotinamide potrebbe affiancarli, ma prima servono studi clinici randomizzati, condotti su campioni più ampi e con dosaggi definiti, per verificare efficacia, sicurezza e durata dell’effetto. Sarà inoltre necessario capire quali pazienti possano trarne il maggiore beneficio e se la protezione si traduca davvero, nel lungo periodo, in una minore perdita del campo visivo.

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