Il portale anti fake news della Fnomceo “Dottore, ma è vero che?” fa chiarezza sugli effetti delle temperature elevate durante la notte e sui rischi per anziani, malati cronici e persone fragili
L’aumento delle notti tropicali, cioè quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C, non è più un fenomeno limitato alle aree climaticamente più calde, ma riguarda sempre più spesso anche le città italiane ed europee. Secondo i dati analizzati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nel 2024 l’Italia ha registrato 25,2 notti tropicali in più rispetto alla media del periodo 1991-2020, il valore più alto mai rilevato. Un fenomeno che non riguarda solo il disagio percepito, ma che può avere conseguenze concrete sulla salute: diversi studi hanno osservato un’associazione tra caldo notturno persistente e aumento della mortalità cardiovascolare, soprattutto nelle persone anziane e in chi convive con patologie croniche.
Cos’è una notte tropicale e perché sta aumentando la frequenza anche in Italia
Una notte tropicale si verifica quando, nelle ore notturne, la temperatura minima rimane pari o superiore ai 20 gradi centigradi. Non basta quindi una notte afosa o difficile da affrontare: si tratta di un parametro meteorologico preciso utilizzato anche nei bollettini climatici attraverso l’indice TR (Tropical Night).
Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato sempre più frequente anche in Europa. Secondo le analisi sul cambiamento climatico, la probabilità di sperimentare notti molto calde è aumentata di oltre dieci volte in gran parte del continente rispetto a pochi decenni fa. Il problema riguarda soprattutto le grandi città, dove il fenomeno delle isole di calore urbane – causato da cemento, asfalto, scarsa presenza di verde e materiali che trattengono il calore – impedisce alle temperature di abbassarsi adeguatamente durante la notte.
Il caldo notturno impedisce al corpo di recuperare dallo stress termico
Durante il giorno il nostro organismo utilizza diversi meccanismi per disperdere il calore, principalmente attraverso la sudorazione e la regolazione della circolazione sanguigna. Ma quando anche di notte le temperature restano elevate, il corpo può avere difficoltà a completare il processo di recupero. Questo fenomeno viene definito stress termico o stress da calore: l’organismo continua a essere sottoposto a uno sforzo per mantenere stabile la temperatura interna.
I segnali a cui prestare attenzione possono includere:
Quando le ondate di calore durano diversi giorni senza interruzioni, l’esposizione si accumula e aumenta il rischio di conseguenze sulla salute.
Cuore, reni e cervello sotto pressione: chi sono i pazienti più vulnerabili
Le notti tropicali non rappresentano un pericolo uguale per tutti. A essere maggiormente esposti sono soprattutto anziani, persone con malattie cardiovascolari, respiratorie, diabete o altre condizioni croniche. Il caldo persistente costringe infatti il cuore a lavorare di più per favorire la dispersione del calore. Inoltre, la perdita di liquidi attraverso la sudorazione può favorire disidratazione e aumento della viscosità del sangue, condizioni associate a un maggiore rischio di eventi cardiovascolari e ictus ischemico.
Particolare attenzione è necessaria anche per:
Dormire male per il caldo ha effetti anche su stress e capacità cognitive
Il caldo notturno non incide solo sul rischio cardiovascolare, ma anche sulla qualità della vita quotidiana. Temperature elevate durante il sonno possono causare insonnia, risvegli frequenti e riduzione delle ore di riposo. La mancanza di un sonno adeguato può avere ripercussioni sull’umore, aumentando stress e irritabilità, e può ridurre attenzione e capacità cognitive, con effetti anche sul rendimento scolastico e lavorativo. Per i pazienti più fragili, inoltre, la combinazione tra caldo, scarso riposo e difficoltà nel recupero fisico può aggravare condizioni già presenti e aumentare il bisogno di assistenza sanitaria.
Cosa possono fare cittadini e servizi sanitari per ridurre i rischi
Gli effetti delle ondate di calore sulla salute possono essere ridotti con interventi individuali e strategie di prevenzione pubblica. Il problema, infatti, non riguarda soltanto il comportamento delle singole persone, ma anche l’organizzazione delle città e la capacità del sistema sanitario di proteggere le fasce più vulnerabili.
Tra le principali raccomandazioni:
Per anziani, persone con patologie croniche e pazienti sottoposti a terapie farmacologiche, è importante mantenere un contatto con il medico di medicina generale in caso di malesseri, peggioramento dei sintomi o difficoltà legate al caldo.
Cambiamento climatico e salute: una nuova sfida per il Servizio sanitario
L’aumento delle notti tropicali rappresenta una delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico sulla salute pubblica. Le temperature elevate non sono più soltanto un problema ambientale, ma un fattore che influenza prevenzione, accesso alle cure e protezione delle persone più fragili.
Per il Servizio sanitario nazionale la sfida è duplice: da una parte rafforzare le campagne di informazione e prevenzione rivolte ai cittadini, dall’altra sviluppare interventi strutturali nelle città, nelle abitazioni e nei servizi territoriali per ridurre l’impatto del caldo sulla popolazione.
Proteggere chi è più vulnerabile significa quindi intervenire prima che il caldo provochi conseguenze cliniche, attraverso una rete di sorveglianza, assistenza e presa in carico capace di rispondere ai nuovi rischi legati al clima.
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