Salute 15 Luglio 2026 14:48

Infarto, nei pazienti colpiti più microplastiche nel sangue delle coronarie

Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma i risultati rafforzano l'ipotesi che questi inquinanti possano rappresentare un nuovo fattore di rischio cardiovascolare

di Isabella Faggiano
Infarto, nei pazienti colpiti più microplastiche nel sangue delle coronarie

Le microplastiche potrebbero aggiungersi all’elenco dei fattori ambientali associati alle malattie cardiovascolari. A suggerirlo è uno studio coordinato da ricercatori della Sapienza Università di Roma e dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, pubblicato sull’European Heart Journal, che ha rilevato concentrazioni significativamente più elevate di micro e nanoplastiche nel sangue che irrora direttamente il cuore nei pazienti colpiti da infarto miocardico rispetto a quelli con cardiopatia ischemica cronica o con arterie coronarie normali. I risultati sono accompagnati da un editoriale della stessa rivista, secondo cui l’insieme delle evidenze scientifiche disponibili indica che l’inquinamento da micro e nanoplastiche potrebbe rappresentare un fattore di rischio cardiovascolare finora sottovalutato.

Lo studio: analizzato il sangue coronarico di 61 pazienti

La ricerca, coordinata da Pasquale Paolisso dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea-Sapienza e da Emanuele Barbato della Sapienza Università di Roma, è stata realizzata in collaborazione con l’Università di Verona e con il Centro di Ricerca su Inquinamento Ambientale e Malattie Cardiovascolari dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Sono stati coinvolti 61 pazienti sottoposti a coronarografia per infarto miocardico acuto, cardiopatia ischemica cronica oppure per sospetta malattia coronarica successivamente esclusa. Per ciascun partecipante i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue sia dalla circolazione coronarica, che irrora direttamente il cuore, sia dalla circolazione periferica. Contestualmente sono stati analizzati l’abitudine al fumo e il livello di esposizione al particolato atmosferico fine (PM2.5) nel giorno dell’esame e nei due anni precedenti. Le analisi delle micro e nanoplastiche sono state effettuate presso il Centro di Ricerca su Inquinamento Ambientale e Malattie Cardiovascolari dell’Università Vanvitelli.

Microplastiche nell’84% dei pazienti con infarto

I risultati mostrano una differenza netta tra i gruppi esaminati. Le micro e nanoplastiche sono state individuate nell’84% dei pazienti con infarto miocardico, contro il 40% dei soggetti con cardiopatia ischemica cronica e il 32% dei partecipanti con coronarie normali. Non solo. Nei pazienti con infarto è stata riscontrata anche una maggiore varietà di polimeri plastici, mentre il materiale rilevato più frequentemente è risultato il polietilene, uno dei polimeri più utilizzati negli imballaggi e nei prodotti di largo consumo.

Il ruolo di fumo e inquinamento atmosferico

Lo studio evidenzia anche una stretta relazione tra la presenza di microplastiche e l’esposizione agli inquinanti ambientali. I pazienti esposti per lunghi periodi a concentrazioni più elevate di PM2.5 mostravano una probabilità significativamente maggiore di presentare microplastiche nel sangue coronarico. Anche il fumo si è confermato un fattore rilevante: i fumatori risultavano infatti circa sei volte più frequentemente positivi rispetto ai non fumatori. Particolarmente significativo il dato relativo ai partecipanti contemporaneamente fumatori ed esposti ad alti livelli di inquinamento atmosferico: in questo gruppo le microplastiche sono state rilevate nel 100% dei casi, contro appena il 12,5% dei soggetti non fumatori residenti nelle aree meno inquinate.

“Non dimostriamo un rapporto di causa-effetto”

Gli autori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. “Questi dati non dimostrano che le microplastiche provochino l’infarto, ma evidenziano una forte associazione tra esposizione ambientale, presenza di microplastiche nel sangue e malattia cardiovascolare – spiega Emanuele Barbato -. Nello studio il fumo è risultato strettamente associato alla presenza di microplastiche nel sangue. I dati suggeriscono che il tabacco possa facilitare l’ingresso di micro e nanoplastiche nel circolo sanguigno attraverso i polmoni. Anche l’inquinamento atmosferico potrebbe agire con un meccanismo analogo”. Secondo il ricercatore, interventi capaci di ridurre l’inquinamento atmosferico, il consumo di tabacco e la contaminazione ambientale da plastica potrebbero produrre benefici che vanno oltre la tutela dell’ambiente, contribuendo anche alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

L’editoriale: “Possibile nuovo fattore di rischio cardiovascolare”

Ad accompagnare lo studio è un editoriale firmato da Andreas Daiber, della Johannes Gutenberg University di Magonza, insieme ad altri esperti internazionali. Gli autori ricordano che micro e nanoplastiche sono già state identificate nel sangue, nel tessuto polmonare, nella placenta e nel latte materno e che numerose ricerche sperimentali indicano come possano favorire stress ossidativo, infiammazione e disfunzione endoteliale, meccanismi coinvolti nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. Pur sottolineando che saranno necessari studi di dimensioni maggiori per chiarire se esista un rapporto causale, gli esperti evidenziano come la convergenza delle prove epidemiologiche, cliniche e sperimentali indichi le micro e nanoplastiche come un possibile nuovo fattore di rischio cardiovascolare destinato ad assumere un ruolo sempre più rilevante tra gli inquinanti ambientali che influenzano la salute umana.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato