I ricercatori hanno osservato che un'età biologica più avanzata di quella anagrafica è associata a un rischio maggiore di sviluppare tumori a polmone, apparato gastrointestinale e utero
Perché sempre più persone sviluppano un tumore prima dei 50 anni? È una delle domande che da tempo interroga oncologi ed epidemiologi di tutto il mondo. Negli ultimi trent’anni, infatti, l’incidenza delle neoplasie a esordio precoce è aumentata in modo costante, ma i motivi di questo fenomeno restano solo in parte compresi. Una nuova ricerca pubblicata su Nature Medicine propone una chiave di lettura diversa: il problema potrebbe non dipendere soltanto dai tradizionali fattori di rischio, ma anche da un invecchiamento biologico accelerato, che renderebbe l’organismo “più vecchio” della sua reale età anagrafica.
Tumori precoci in aumento in tutto il mondo
I numeri parlano chiaro. Tra il 1990 e il 2019 i tumori diagnosticati prima dei 50 anni sono aumentati del 24% a livello globale. L’incremento riguarda in particolare alcune neoplasie, come il tumore del colon-retto, quello dell’utero e il mieloma multiplo, ed è più evidente nelle generazioni nate negli ultimi decenni. In Paesi come Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti, ad esempio, chi è nato negli anni Novanta presenta un rischio di tumore del colon-retto prima dei 50 anni almeno quattro volte superiore rispetto ai nati negli anni Sessanta. Secondo gli autori, questo andamento suggerisce l’esistenza di nuovi fattori di rischio generazionali, che potrebbero essersi sommati ai determinanti già noti della malattia.
Che cos’è l’età biologica
L’età riportata sulla carta d’identità non coincide necessariamente con quella dell’organismo. L’età biologica descrive infatti lo stato di salute dei tessuti e degli organi, riflettendo l’effetto cumulativo di alimentazione, attività fisica, fumo, inquinamento, malattie croniche, infiammazione e numerose altre esposizioni accumulate nel corso della vita. Per misurarla, i ricercatori hanno utilizzato diversi “orologi biologici”, tra cui PhenoAge, un indice basato su parametri clinici e di laboratorio, oltre ad altri strumenti fondati sulla metabolomica e sulla proteomica. L’obiettivo era capire se un organismo biologicamente più “anziano” fosse associato a un maggior rischio di sviluppare tumori in età giovane.
Lo studio: oltre 164 mila persone tra Regno Unito e Stati Uniti
L’indagine ha coinvolto 154.169 partecipanti della UK Biobank e ha successivamente validato i risultati in una seconda coorte indipendente di 10.262 persone appartenenti al programma statunitense All of Us Research Program. In totale sono stati analizzati i dati di oltre 164 mila adulti, seguendoli nel tempo per valutare l’insorgenza di tumori solidi prima dei 55 anni. Il primo dato emerso è che l’età biologica aumenta progressivamente nelle generazioni più recenti. Le persone nate tra il 1965 e il 1974 presentavano un’età biologica, misurata con PhenoAge, superiore del 23% rispetto ai nati tra il 1950 e il 1954. Nella coorte americana il fenomeno appariva ancora più evidente: i partecipanti nati negli anni Novanta mostravano un divario tra età biologica ed età anagrafica molto più marcato rispetto ai nati negli anni Sessanta.
Più l’organismo è “vecchio”, maggiore è il rischio di tumore
L’analisi prospettica ha mostrato che un’età biologica più avanzata era associata a un incremento del rischio di sviluppare un tumore prima dei 55 anni. Nel gruppo con il maggiore divario tra età biologica ed età anagrafica il rischio risultava superiore del 15% rispetto ai soggetti con l’età biologica più “giovane”. Considerando invece ogni aumento di una deviazione standard dell’età biologica, il rischio cresceva complessivamente dell’8%. L’associazione era particolarmente evidente per alcune sedi tumorali. Per il tumore del polmone, ogni incremento dell’età biologica era associato a un aumento del rischio del 57%. Per i tumori dell’apparato gastrointestinale l’aumento era del 17%, mentre per il tumore dell’utero raggiungeva il 31%. Queste associazioni rimanevano significative anche dopo aver considerato la predisposizione genetica al cancro e all’invecchiamento e dopo aver corretto le analisi per la lunghezza dei telomeri, uno dei più noti marcatori dell’invecchiamento biologico.
Anche i singoli organi sembrano “invecchiare” in modo diverso
Lo studio è andato oltre l’analisi dell’organismo nel suo complesso, valutando anche l’età biologica dei singoli organi attraverso marcatori proteomici. I ricercatori hanno osservato che un invecchiamento accelerato del sistema immunitario era associato a un rischio significativamente più elevato di tumore del polmone a esordio precoce, mentre un invecchiamento del tessuto adiposo risultava correlato a un aumento del rischio di tumore del colon-retto. Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che non tutti gli organi contribuiscono allo stesso modo allo sviluppo delle neoplasie e che alcuni tessuti potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti dell’invecchiamento biologico.
Le possibili spiegazioni
Per gli autori non esiste un unico responsabile. L’invecchiamento biologico accelerato potrebbe essere il risultato dell’accumulo di molteplici esposizioni che caratterizzano le nuove generazioni: obesità, alterazioni metaboliche, sedentarietà, alimentazione poco salutare, inquinamento atmosferico, alterazioni del ritmo circadiano ed esposizione a sostanze chimiche ambientali, oltre a fattori sociali ed economici. In questo scenario, il divario tra età biologica ed età anagrafica rappresenterebbe una sorta di “termometro” della compromissione fisiologica provocata da tutti questi elementi nel corso della vita, più che un fattore causale diretto.
Servono ulteriori conferme
Gli stessi autori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Lo studio è osservazionale e, quindi, non dimostra un rapporto di causa-effetto. Inoltre, è stato condotto prevalentemente su popolazioni del Regno Unito e degli Stati Uniti e dovrà essere confermato in altre realtà geografiche. Nonostante questi limiti, il lavoro apre una prospettiva nuova. Se future ricerche confermeranno questi risultati, la misurazione dell’età biologica potrebbe diventare uno strumento utile per identificare le persone a maggior rischio di sviluppare tumori in giovane età e orientare strategie di prevenzione sempre più personalizzate.
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