One Health 13 Luglio 2026 17:25

Zecche, non solo malattia di Lyme: l’anaplasmosi può colpire anche il cuore

Uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal richiama l'attenzione sull'anaplasmosi, seconda malattia trasmessa dalle zecche più diffusa in Canada

di Isabella Faggiano
Zecche, non solo malattia di Lyme: l’anaplasmosi può colpire anche il cuore

Quando si parla di malattie trasmesse dalle zecche, il pensiero corre quasi automaticamente alla malattia di Lyme. Ma non è l’unica infezione da tenere sotto controllo. L’anaplasmosi, causata dal batterio Anaplasma phagocytophilum, è una patologia emergente che, se non riconosciuta tempestivamente, può provocare complicahttps://www.cmaj.ca/content/198/26/E1011nze anche molto gravi, fino a interessare il cuore. A richiamare l’attenzione è uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, che descrive il caso di un uomo di 79 anni colpito da una rara forma di miocardite legata all’anaplasmosi e coglie l’occasione per invitare i clinici a prestare maggiore attenzione: nelle aree in cui le zecche sono diffuse, questa infezione deve entrare stabilmente tra le possibili diagnosi, anche quando il paziente non ricorda di essere stato punto.

Una malattia in aumento

“L’incidenza delle malattie trasmesse dalle zecche sta aumentando rapidamente in Canada e considerare l’anaplasmosi come possibile agente patogeno sta diventando sempre più importante per i medici di prima linea”, scrivono gli autori dello studio, coordinati da Michael Quon dell’Ottawa Hospital e dell’omonima università.  L’anaplasmosi è oggi la seconda malattia trasmessa dalle zecche più frequente nel Paese nordamericano. La sua diffusione è favorita dall’espansione geografica della zecca dalle zampe nere (Ixodes scapularis), lo stesso vettore della malattia di Lyme. Sebbene i casi siano concentrati soprattutto in Ontario, l’infezione è in crescita anche in Québec e Manitoba.

Il caso clinico

Il protagonista dello studio è un uomo di 79 anni residente in una zona rurale dell’Ontario orientale. Si presenta in ospedale con febbre elevata, brividi, debolezza e affaticamento tali da provocarne una caduta. Il paziente è immunodepresso per una terapia con azatioprina e soffre di diabete di tipo 2 e colite ulcerosa. Non ricorda alcuna puntura di zecca. Solo approfondendo l’anamnesi emerge un particolare importante: trascorre molto tempo nei boschi, un’esposizione sufficiente per far sospettare ai medici una malattia trasmessa da zecche. Gli esami del sangue mostrano trombocitopenia, linfopenia, danno renale acuto e aumento degli enzimi epatici. Il test molecolare PCR conferma rapidamente la presenza di Anaplasma phagocytophilum.

Quando l’infezione arriva al cuore

Durante il ricovero il quadro clinico peggiora rapidamente. Il paziente sviluppa confusione, difficoltà respiratoria e segni di scompenso cardiaco. Gli esami evidenziano un aumento dei biomarcatori cardiaci e la risonanza magnetica conferma la presenza di una miocardite acuta. Si tratta di una complicanza eccezionale. Gli stessi autori ricordano che la miocardite associata all’anaplasmosi era stata descritta in letteratura soltanto una volta in precedenza.

La diagnosi precoce fa la differenza

Una volta identificata l’infezione, la terapia viene semplificata con la sola doxiciclina, l’antibiotico di riferimento per questa patologia, somministrata per 14 giorni. La risposta è rapida: nel giro di 24-48 ore lo stato neurologico migliora, gli esami ematochimici tornano progressivamente nella norma e, a quattro mesi di distanza, il paziente non presenta più sintomi né alterazioni della funzione cardiaca.

I sintomi spesso sono aspecifici

Uno degli aspetti che rende insidiosa l’anaplasmosi è la scarsa specificità dei sintomi. Febbre, malessere generale, cefalea, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali possono facilmente essere attribuiti ad altre infezioni. Nella maggior parte dei casi la malattia decorre favorevolmente, ma nei soggetti anziani, immunodepressi o affetti da patologie croniche aumenta il rischio di complicanze severe, tra cui insufficienza respiratoria acuta, encefalite, insufficienza renale e, più raramente, miocardite.

Non serve ricordare la puntura

Secondo gli autori, uno degli errori più frequenti è escludere una malattia trasmessa dalle zecche solo perché il paziente non riferisce di essere stato morso. “Questo caso evidenzia l’importanza di considerare le malattie trasmesse dalle zecche nell’iter diagnostico delle infezioni nelle aree endemiche – scrivono i ricercatori -. I pazienti dovrebbero essere interrogati sull’esposizione alle zecche, sulla vicinanza a cervi o animali domestici e sull’utilizzo di misure preventive. Tuttavia, queste malattie rappresentano una sfida perché tra il 50% e il 75% delle persone con malattia di Lyme in fase iniziale non ricorda alcuna puntura di zecca”. Nei pazienti con febbre di origine non chiara, alterazioni ematologiche suggestive e possibile esposizione alle zecche, il trattamento antibiotico, dunque, non dovrebbe attendere la conferma definitiva della diagnosi. “La terapia antimicrobica empirica con doxiciclina non dovrebbe essere ritardata in un paziente con un quadro clinico suggestivo – concludono gli autori -. L’avvio tempestivo di un trattamento efficace nell’anaplasmosi è associato a esiti favorevoli, anche nei pazienti che sviluppano complicanze”.

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