Advocacy e Associazioni 13 Luglio 2026 15:10

Allergie, Respiriamo Insieme: “In Piemonte i pazienti o pagano la terapia o la interrompono”

Dopo la scadenza della gara regionale per l'acquisto dell'immunoterapia allergene-specifica (AIT), l'associazione Respiriamo Insieme denuncia forti disuguaglianze tra le ASL piemontesi

di Redazione
Allergie, Respiriamo Insieme: “In Piemonte i pazienti o pagano la terapia o la interrompono”

Il diritto alla cura non può dipendere dal luogo di residenza. È il messaggio che Respiriamo Insieme APS, associazione nazionale che rappresenta i pazienti con patologie respiratorie e allergiche, rivolge ai sindaci piemontesi e alla Regione, denunciando una situazione che, secondo l’associazione, starebbe mettendo a rischio la continuità terapeutica di oltre 6mila persone in trattamento con immunoterapia allergene-specifica (AIT). Al centro della vicenda c’è la scadenza, avvenuta il 26 aprile 2025, della gara regionale centralizzata per l’acquisto dell’AIT. Da quel momento, denuncia l’associazione, la gestione della terapia sarebbe diventata disomogenea sul territorio: in alcune ASL i pazienti continuano a ricevere regolarmente il trattamento, mentre in altre sono costretti ad acquistarlo privatamente, a sostenerne integralmente il costo o, nei casi più critici, a interrompere la terapia.

L’appello ai sindaci

Per richiamare l’attenzione delle istituzioni, Respiriamo Insieme ha inviato una comunicazione ai 52 sindaci dei Comuni piemontesi con più di 15mila abitanti, ricordando il loro ruolo di autorità sanitaria locale e chiedendo di farsi promotori presso la Regione di un intervento urgente per garantire uniformità nell’accesso alle cure. Secondo l’associazione, il problema appare ancora più rilevante perché in Piemonte sono tuttora vigenti le delibere regionali che prevedono la compartecipazione della Regione al 50% del costo dell’immunoterapia allergene-specifica. “Non stiamo chiedendo nuovi privilegi o nuove risorse – afferma Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme APS -. Chiediamo semplicemente che venga applicata una norma regionale già esistente. Oggi, invece, nella maggior parte dei casi i pazienti sono costretti a sostenere l’intero costo della terapia oppure a interromperla. Il diritto alla cura non può dipendere dal CAP di residenza”.

Una terapia che modifica la storia della malattia

L’immunoterapia allergene-specifica rappresenta oggi l’unico trattamento in grado di modificare l’evoluzione naturale delle allergie respiratorie. A differenza delle terapie sintomatiche, che controllano i disturbi senza intervenire sulle cause della malattia, l’AIT agisce sul sistema immunitario, riducendo la progressione verso l’asma, limitando il ricorso ai farmaci sintomatici e, nei casi più gravi, anche ai farmaci biologici. L’importanza di questo approccio è legata anche alla crescente diffusione delle allergie respiratorie. Secondo i dati richiamati dall’associazione, la rinite allergica interessa oltre il 20% della popolazione adulta europea e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dell’asma, aumentandone di circa quattro volte la probabilità.

L’importanza della continuità terapeutica

L’associazione sottolinea come l’interruzione dell’immunoterapia non rappresenti soltanto un problema organizzativo. Nei bambini e negli adolescenti con allergia ai pollini delle graminacee o della betulla, un ciclo terapeutico della durata di tre anni può ridurre significativamente il rischio di sviluppare l’asma, con benefici che si mantengono anche dopo la conclusione del trattamento. Per i pazienti allergici al veleno degli imenotteri, inoltre, l’immunoterapia può rappresentare una terapia salvavita. Interrompere il percorso terapeutico, evidenzia Respiriamo Insieme, significa compromettere anni di trattamento e aumentare il rischio di progressione della malattia.

“Il Piemonte non perda un modello di eccellenza”

Per oltre trent’anni, ricorda l’associazione, il Piemonte è stato considerato una delle Regioni italiane più avanzate nella gestione delle allergie respiratorie grazie a una rete allergologica pubblica consolidata e a un sistema che consentiva ai cittadini di accedere all’immunoterapia pagando soltanto il 50% del costo, come previsto dalle delibere regionali tuttora in vigore. “Oggi il Piemonte rischia di passare dall’essere un modello nazionale di eccellenza a una Regione nella quale il diritto alla cura cambia da provincia a provincia e, in alcuni casi, persino da una ASL all’altra”, osserva Barbaglia. Per questo l’associazione chiede alla Regione di ripristinare rapidamente un’applicazione uniforme delle disposizioni esistenti, garantendo la compartecipazione al 50% prevista dalle delibere regionali, la continuità terapeutica per tutti i pazienti già in trattamento e condizioni omogenee di accesso alle cure sull’intero territorio piemontese. Secondo Respiriamo Insieme, si tratterebbe di un investimento sostenibile: sulla base dei consumi registrati negli anni precedenti, il costo annuale per garantire la compartecipazione regionale sarebbe inferiore a un milione di euro, una quota che l’associazione stima inferiore all’1% della spesa complessiva del capitolo salute della Regione. “Nessun cittadino – conclude Barbaglia – dovrebbe essere costretto a rinunciare a una terapia efficace e, in alcuni casi, salvavita, a causa di una disfunzione amministrativa o di problemi di budget”.

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