One Health 10 Luglio 2026 12:47

Dengue, in Italia il virus resta “vicino”: nei focolai quasi tutti i contagi entro 400 metri dal primo caso

Lo studio coordinato da Iss e Fondazione Bruno Kessler sui 296 casi autoctoni registrati nel 2024 rivela che la Dengue si trasmette soprattutto vicino al primo caso importato: diagnosi precoce e interventi rapidi contro la zanzara tigre possono limitarne la diffusione.

di Viviana Franzellitti
Dengue, in Italia il virus resta “vicino”: nei focolai quasi tutti i contagi entro 400 metri dal primo caso

La diffusione della Dengue nei focolai autoctoni italiani segue soprattutto una dinamica “di prossimità”: quando il virus arriva attraverso una persona infetta di ritorno da un viaggio, i contagi successivi tendono a concentrarsi nelle aree vicine, quasi sempre entro poche centinaia di metri. È il risultato di uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione Bruno Kessler, realizzato con il contributo delle Regioni coinvolte nei focolai del 2024 e pubblicato sulla rivista scientifica Eurosurveillance. L’analisi ha ricostruito le catene di trasmissione dei 296 casi autoctoni registrati in Italia nel 2024, il numero più alto mai osservato nell’Europa continentale, con l’obiettivo di capire come si muove il virus e quali interventi siano più efficaci per limitarne la diffusione. I risultati indicano che la rapidità nell’identificare i casi e nell’attivare il controllo della zanzara vettore può ridurre in modo significativo il rischio per la popolazione.

Dengue in Italia: il contagio si muove soprattutto a pochi passi dal primo caso

Lo studio ha analizzato la distribuzione nello spazio e nel tempo delle infezioni avvenute durante i focolai italiani del 2024, utilizzando modelli matematici per ricostruire le possibili catene di trasmissione.

Il dato più rilevante riguarda la distanza alla quale avvengono i contagi: meno dell’1% delle trasmissioni ricostruite si è verificato oltre i 400 metri dal caso di origine. Questo significa che la maggior parte della diffusione resta concentrata nell’area immediatamente circostante il luogo in cui il virus viene introdotto. Il motivo è legato alla presenza della Aedes albopictus, conosciuta come zanzara tigre, il principale vettore della Dengue in Italia. Quando una zanzara punge una persona infetta, può acquisire il virus e trasmetterlo successivamente ad altri individui presenti nella stessa zona. Per i pazienti e per il sistema sanitario questo dato è particolarmente importante: consente di indirizzare meglio gli interventi di prevenzione, concentrando rapidamente le attività di sorveglianza e disinfestazione nelle aree realmente a rischio.

Dal caso importato al focolaio: 18 giorni per la trasmissione secondaria

La Dengue non è ancora una malattia stabilmente endemica in Italia, ma negli ultimi anni i casi autoctoni sono aumentati a causa della presenza diffusa della zanzara tigre e delle condizioni climatiche favorevoli.

Nel 2024 i focolai sono nati principalmente dopo l’arrivo di persone infette da Paesi dove il virus circola maggiormente. Lo studio ha evidenziato che il tempo medio tra un caso primario e un caso secondario è stato di circa 18 giorni. In circa il 15,4% dei casi in cui è stato possibile ricostruire il luogo di trasmissione, il contagio è avvenuto all’interno dell’abitazione, confermando il ruolo degli ambienti domestici nella diffusione locale del virus. La capacità di riconoscere rapidamente i sintomi sospetti e confermare la diagnosi diventa quindi fondamentale: interrompere precocemente la catena di trasmissione significa proteggere soprattutto le persone più vulnerabili, come anziani, pazienti fragili e persone con condizioni croniche.

Dopo l’identificazione del focolaio la trasmissione cala drasticamente

Un altro elemento emerso dalla ricerca riguarda l’efficacia degli interventi di controllo. Dopo la scoperta di un focolaio, il numero medio di nuovi contagi generati da ogni persona infetta passa da 1,4 a 0,4.

Secondo gli autori, le attività di controllo della popolazione di zanzare hanno ridotto la trasmissione del 41,3%, dimostrando il valore delle misure messe in campo dalle autorità sanitarie locali. Tra queste rientrano la sorveglianza epidemiologica, la ricerca dei casi sospetti, gli interventi contro le larve e le zanzare adulte e le campagne di informazione rivolte ai cittadini. La prevenzione non riguarda quindi soltanto il sistema sanitario, ma coinvolge anche i comportamenti individuali: eliminare i ristagni d’acqua, proteggere gli ambienti domestici e utilizzare strumenti di protezione dalle punture contribuisce a ridurre il rischio di trasmissione.

Il ruolo del clima: ogni grado in più aumenta la diffusione del virus

Lo studio ha analizzato anche l’influenza delle condizioni ambientali sulla trasmissione della Dengue. I ricercatori hanno osservato che ogni aumento di un grado della temperatura è associato a un incremento del 19,8% della trasmissione secondaria.

Il dato conferma il legame tra cambiamenti climatici e diffusione delle malattie trasmesse da vettori. Temperature più elevate possono infatti favorire il ciclo biologico della zanzara e aumentare la possibilità che il virus completi il proprio sviluppo all’interno dell’insetto. Per il Servizio sanitario nazionale questo rappresenta una nuova sfida: la gestione della Dengue richiede un approccio integrato che unisca sorveglianza sanitaria, prevenzione ambientale e capacità di risposta rapida.

Nel 2026 già 169 casi di Dengue in Italia, tutti importati dall’estero

Secondo gli ultimi dati disponibili sulla sorveglianza delle arbovirosi, dall’inizio del 2026 al 30 giugno sono stati registrati in Italia 169 casi confermati di Dengue, tutti associati a viaggi internazionali.

La maggior parte delle infezioni ha avuto come luogo di esposizione le Maldive, indicate nel 71% dei casi. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 13 casi confermati di Chikungunya, tutti importati e prevalentemente collegati a viaggi alle Seychelles, oltre a 2 casi di virus Zika, senza decessi registrati. Il quadro conferma che la sorveglianza resta essenziale: individuare rapidamente chi arriva da aree dove circolano questi virus permette di prevenire l’avvio di nuovi focolai locali.

Una diagnosi precoce protegge la comunità

La Dengue nella maggior parte dei casi provoca febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, ma in alcune persone può evolvere verso forme più gravi con complicanze emorragiche o shock. Il messaggio principale dello studio è quindi rivolto sia ai professionisti sanitari sia ai cittadini: riconoscere tempestivamente un caso sospetto permette di attivare misure che proteggono non solo il singolo paziente, ma l’intera comunità. La ricerca conferma che in Italia il virus può essere contenuto se la risposta è rapida e coordinata: diagnosi, sorveglianza e controllo della zanzara vettore rappresentano oggi gli strumenti più efficaci per evitare che piccoli focolai diventino emergenze più ampie.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato