Nutri e Previeni 23 Giugno 2026 02:00

Servono più proteine di quanto dicono le linee guida?

Una revisione su Frontiers in Nutrition sostiene che le raccomandazioni attuali potrebbero indicare solo il minimo necessario, non il livello utile per invecchiare meglio.

di Arnaldo Iodice
Servono più proteine di quanto dicono le linee guida?

La maggior parte delle persone potrebbe avere bisogno di più proteine rispetto a quanto indicato dalle attuali raccomandazioni minime. È quanto sostiene una nuova revisione pubblicata su Frontiers in Nutrition, secondo cui le linee guida oggi in uso puntano soprattutto a prevenire carenze, più che a promuovere una salute ottimale lungo tutto l’arco della vita. L’articolo, firmato dal Dott. Chris Macdonald, Fellow del Lucy Cavendish College dell’Università di Cambridge e Direttore del Better Protein Institute, esamina il ruolo combinato di attività fisica e apporto proteico nel mantenimento della forza, della mobilità e dell’indipendenza con l’avanzare dell’età. Il messaggio non riguarda l’estetica o la ricerca di un fisico scolpito, ma la possibilità di restare attivi, autonomi e mentalmente lucidi più a lungo. Secondo Macdonald, molte persone potrebbero beneficiare di livelli di esercizio e proteine superiori a quelli attualmente raccomandati.

Le linee guida indicano il minimo, non sempre l’obiettivo migliore

Secondo la revisione, uno dei limiti principali delle raccomandazioni di salute pubblica è che spesso definiscono una soglia minima per evitare problemi, ma non spiegano con sufficiente chiarezza cosa serva per mantenere nel tempo prestazioni fisiche e cognitive più elevate. In altre parole, il fabbisogno necessario per non andare incontro a carenze non coincide sempre con quello utile per preservare muscoli, energia, equilibrio e qualità della vita.

L’articolo sottolinea che l’esercizio fisico regolare è associato a numerosi benefici: riduzione del rischio di mortalità, miglioramento della salute mentale, maggiore capacità cognitiva e migliore resistenza al declino legato all’età. Non si tratta solo di “fare movimento” in senso generico. Le evidenze citate indicano che la combinazione tra attività aerobiche, come camminare, correre o andare in bicicletta, e allenamento di resistenza può offrire vantaggi particolarmente importanti. Il lavoro muscolare, infatti, diventa una forma di prevenzione concreta contro fragilità, perdita di autonomia e riduzione della mobilità. Per Macdonald, l’attività fisica dovrebbe essere considerata uno strumento quotidiano per restare capaci di vivere pienamente, non soltanto una medicina contro le malattie.

Proteine, muscoli e composizione corporea: perché il fabbisogno può aumentare

La revisione dedica ampio spazio anche all’assunzione di proteine. Le attuali linee guida, osserva l’autore, sono costruite soprattutto sul fabbisogno di adulti sedentari e sulla prevenzione della carenza proteica. Tuttavia, questo approccio può risultare insufficiente per chi è fisicamente attivo, per gli anziani, per le donne in gravidanza e, più in generale, per chi vuole mantenere forza e funzionalità nel tempo. Con l’età, infatti, la perdita di massa muscolare può diventare uno dei fattori che più incidono sull’autonomia personale: alzarsi da una sedia, salire le scale, portare la spesa, evitare cadute o continuare a praticare attività piacevoli dipendono anche dalla qualità del tessuto muscolare. Secondo l’articolo, un maggiore apporto proteico può contribuire non solo al mantenimento della massa magra, ma anche alla gestione della composizione corporea. Le diete più ricche di proteine possono favorire il senso di sazietà e aumentare l’effetto termogenico degli alimenti, cioè il dispendio energetico necessario per digerirli e metabolizzarli. Questo può sostenere la perdita di grasso e, indirettamente, migliorare alcuni parametri di salute generale.

Un punto importante riguarda però la qualità della pianificazione alimentare. Aumentare le proteine non significa necessariamente consumare più carne o seguire un modello alimentare rigido. La revisione sottolinea che anche le diete a base vegetale, se ben organizzate, possono fornire quantità adeguate di proteine. La crescente presenza di powerlifter e culturisti vegani dimostra, secondo l’autore, che una dieta vegetale può sostenere anche livelli elevati di attività fisica. Il nodo non è quindi contrapporre fonti animali e vegetali, ma aiutare le persone a capire quante proteine assumere, da quali alimenti ricavarle e come distribuirle nella giornata in base a età, attività e obiettivi di salute.

Dalla prevenzione delle carenze alla salute ottimale

La proposta di Macdonald non è cancellare le linee guida esistenti, ma affiancarle a indicazioni più ambiziose e pratiche, orientate a quelli che definisce “risultati ottimali per la salute”. La differenza è sostanziale. Un conto è evitare una carenza, un altro è costruire condizioni fisiche e mentali che permettano di restare autonomi per decenni. In questa prospettiva, proteine ed esercizio non sono strumenti riservati ad atleti, culturisti o persone ossessionate dall’immagine corporea, ma elementi fondamentali di una strategia di invecchiamento sano.

L’autore invita anche a superare uno stereotipo culturale molto radicato: quello secondo cui l’esercizio intenso e le diete ad alto contenuto proteico sarebbero legati quasi esclusivamente a obiettivi estetici superficiali. In realtà, sostiene la revisione, forza muscolare, resistenza, mobilità e lucidità mentale hanno un valore molto più ampio. Significano poter giocare con i nipoti, sollevare oggetti, camminare senza paura, recuperare meglio dagli imprevisti e mantenere più a lungo la propria indipendenza.

Questo cambio di prospettiva riguarda soprattutto la terza età. Spesso fragilità, lentezza, postura curva e perdita di autonomia vengono considerate conseguenze inevitabili dell’invecchiamento. Macdonald suggerisce invece maggiore prudenza prima di normalizzare questi segnali: in molti casi potrebbero riflettere anni di sedentarietà, scarso allenamento muscolare e alimentazione non adeguata, più che un destino biologico inevitabile. Naturalmente non tutte le persone hanno le stesse condizioni di partenza, e malattie, disabilità o fattori sociali possono incidere profondamente sulla possibilità di allenarsi o alimentarsi in modo ottimale. Proprio per questo, secondo l’articolo, servono raccomandazioni più chiare, realistiche e personalizzabili.

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