La sentenza del Tribunale di Castrovillari apre un nuovo fronte sui rimborsi: dichiarata la nullità del contratto di ospitalità fin dal primo giorno di ricovero. Per Consulcesi & Partners si rafforza un orientamento nazionale sempre più favorevole alle famiglie come confermato anche dalle 5 pronunce della Cassazione di maggio.
Anche il contratto firmato dai familiari all’ingresso in RSA può essere dichiarato nullo se il paziente, fin dall’origine, necessitava di prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria. È il principio affermato dal Tribunale di Castrovillari con la sentenza n. 763/2026, depositata il 29 maggio, che ha condannato una struttura residenziale a restituire 49.931 euro agli eredi di una paziente affetta da Alzheimer.
Secondo l’analisi del network legale Consulcesi & Partners (C&P), la decisione rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione della giurisprudenza sulle rette RSA perché supera uno degli argomenti più frequentemente utilizzati per giustificare l’addebito dei costi alle famiglie: l’esistenza di un accordo privatistico sottoscritto prima della presa in carico da parte del Servizio sanitario.
La novità: il contratto non legittima la retta
La vicenda riguarda una paziente ricoverata nel maggio 2019 presso una struttura residenziale per Alzheimer. Solo alcuni mesi dopo il ricovero è intervenuta la formale autorizzazione della ASL. Nel frattempo, tuttavia, la famiglia aveva sostenuto integralmente i costi della degenza.
Il Tribunale ha accolto integralmente la domanda degli eredi, ritenendo che le condizioni cliniche della paziente rendessero necessarie, fin dall’inizio, prestazioni sanitarie e assistenziali tra loro inscindibili.
Il punto di maggiore interesse della decisione riguarda proprio la sorte del contratto sottoscritto all’ingresso.
Secondo il giudice, il contratto di ospitalità non può legittimare l’addebito delle rette quando le condizioni cliniche del paziente richiedevano già, fin dall’accesso alla struttura, un percorso terapeutico integrato. La nullità opera retroattivamente e investe anche il periodo antecedente alla formale presa in carico da parte del Servizio sanitario.
Per Consulcesi & Partners si tratta di un passaggio particolarmente rilevante perché amplia la possibilità di contestare richieste economiche fondate esclusivamente sulla sottoscrizione di accordi privatistici da parte dei familiari.
I tre principi che emergono dalla sentenza
Dall’analisi della decisione emergono tre profili destinati ad avere un impatto concreto sul contenzioso in materia di rette RSA:
Di particolare rilievo anche il fatto che la pronuncia sia giunta in tempi davvero brevi: il ricorso ex art. 281 undecies era stato infatti depositato il 9 ottobre del 2025.
Un orientamento che si consolida a livello nazionale
Per Consulcesi & Partners, la pronuncia di Castrovillari si inserisce in un percorso giurisprudenziale sempre più definito.
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha progressivamente consolidato il principio dell’inscindibilità tra componente sanitaria e assistenziale nei casi di Alzheimer e demenze gravi. A questo orientamento si sono aggiunte le recenti decisioni delle Corti d’Appello e dei Tribunali che hanno dichiarato nulli gli impegni economici assunti dalle famiglie o individuato direttamente negli enti pubblici i soggetti tenuti a sostenere i costi delle prestazioni.
A conferma di questa tendenza, tra il 27 e il 28 maggio la stessa Cassazione ha depositato cinque nuove ordinanze che ribadiscono la copertura pubblica delle prestazioni nei casi caratterizzati da bisogni sanitari inscindibili da quelli assistenziali. Un filone interpretativo ormai ampiamente prevalente che continua tuttavia a svilupparsi in assenza di un intervento legislativo organico capace di definire in modo uniforme il regime delle rette RSA sul territorio nazionale.
“La novità della sentenza del Tribunale di Castrovillari – osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners – è che non si limita a stabilire chi debba pagare la retta, ma mette in discussione la validità stessa dei contratti con cui, in molti casi, il costo viene trasferito ai familiari. È un passaggio che potrebbe incidere su numerose situazioni analoghe in tutta Italia”.
Un fenomeno destinato a crescere
Secondo il rapporto Alzheimer Europe 2025, in Italia vivono oggi oltre 1,43 milioni di persone affette da demenza, un numero destinato a superare i 2,2 milioni entro il 2050.
In questo scenario, il tema delle rette RSA assume una rilevanza crescente per migliaia di caregiver. Con costi che possono superare i 2.000-3.000 euro al mese e raggiungere decine di migliaia di euro nell’arco della degenza, il consolidamento della giurisprudenza sta trasformando quello che per anni è stato un contenzioso specialistico in una questione di interesse sempre più diffuso.
Per Consulcesi & Partners, la sentenza di Castrovillari conferma una tendenza ormai evidente: il giudice guarda sempre più alle condizioni cliniche concrete del paziente e sempre meno agli schemi amministrativi o contrattuali utilizzati per imputare i costi alle famiglie. Una prospettiva destinata a incidere in modo significativo sull’evoluzione del contenzioso nazionale in materia di rette RSA.