Salute 18 Giugno 2026 15:52

Smart working, il costo nascosto: meno relazioni, più stress e rischio burnout

Fino al 30% di interazioni sociali in meno per chi lavora da remoto. Ma la solitudine non è l'unico effetto: gli esperti segnalano anche un aumento di stress, difficoltà a disconnettersi dal lavoro, sedentarietà e possibili ricadute sulla salute mentale.

di Viviana Franzellitti
Smart working, il costo nascosto: meno relazioni, più stress e rischio burnout

Lavorare da remoto ha migliorato la flessibilità e ridotto gli spostamenti quotidiani, ma potrebbe aver avuto un effetto collaterale poco visibile e spesso sottovalutato: la progressiva riduzione delle relazioni sociali. Un fenomeno che, secondo nuove evidenze scientifiche, rischia di incidere sul benessere psicologico e sulla salute mentale di milioni di lavoratori. Ecco cosa emerge dalle ultime ricerche e perché il tema sta attirando sempre più l’attenzione di psicologi, esperti di salute pubblica e decisori politici.

Non solo solitudine: i possibili effetti dello smart working sulla salute

Se da un lato il lavoro da remoto offre vantaggi evidenti in termini di flessibilità e conciliazione tra vita privata e professionale, dall’altro gli studiosi invitano a non sottovalutare alcune possibili conseguenze sul benessere psicofisico. La riduzione dei contatti quotidiani con colleghi e collaboratori è solo uno degli aspetti osservati dalle ricerche più recenti.

Tra gli effetti maggiormente segnalati figurano:

  • riduzione delle relazioni sociali e aumento della solitudine;
  • maggiore rischio di stress e affaticamento mentale;
  • difficoltà a separare lavoro e vita privata;
  • aumento del rischio di burnout e iperconnessione;
  • peggioramento della qualità del sonno;
  • riduzione del senso di appartenenza al gruppo di lavoro;
  • aumento della sedentarietà e minore attività fisica;
  • possibili ripercussioni su ansia, umore e benessere psicologico.

Secondo gli esperti, il problema non è il lavoro da remoto in sé, ma la mancanza di strategie capaci di preservare il benessere relazionale e mentale dei lavoratori. Per questo motivo cresce l’attenzione verso modelli organizzativi ibridi che permettano di coniugare i benefici della flessibilità con la necessità di mantenere relazioni umane significative.

Il legame tra isolamento sociale e salute mentale

La solitudine viene spesso percepita come un disagio emotivo temporaneo, ma la letteratura scientifica la considera sempre più un importante fattore di rischio per la salute. Numerosi studi hanno evidenziato come l’isolamento sociale possa favorire l’insorgenza o il peggioramento di ansia, depressione, stress cronico e ridotta qualità della vita.

Le relazioni quotidiane rappresentano infatti una forma di protezione psicologica. Una chiacchierata con un collega, uno scambio informale durante una pausa o il semplice confronto diretto con altre persone contribuiscono a rafforzare il senso di appartenenza e a ridurre il carico emotivo accumulato durante la giornata lavorativa.

Perché i più giovani potrebbero essere i più esposti

L’impatto dello smart working non è uguale per tutti. I giovani professionisti e i neoassunti sono tra le categorie che potrebbero risentire maggiormente della riduzione delle interazioni in presenza. Per loro il luogo di lavoro rappresenta non solo uno spazio produttivo, ma anche un ambiente di apprendimento, crescita professionale e costruzione di relazioni.

La mancanza di contatti diretti può rendere più difficile sviluppare competenze trasversali, creare reti professionali e ricevere quel supporto informale che spesso aiuta ad affrontare le difficoltà quotidiane. Anche chi vive da solo potrebbe essere più vulnerabile agli effetti dell’isolamento sociale associato al lavoro da remoto.

Burnout e iperconnessione: quando il lavoro non finisce mai

Uno dei rischi più discussi dagli esperti riguarda la difficoltà di separare la sfera professionale da quella personale. L’assenza di confini fisici tra casa e ufficio può favorire una costante disponibilità al lavoro, alimentata da email, messaggi e riunioni online.

In molti casi si finisce per lavorare più ore del previsto o per controllare continuamente notifiche e comunicazioni professionali. Questa condizione di iperconnessione può aumentare il livello di stress e favorire fenomeni di esaurimento emotivo e burnout, soprattutto se protratta nel tempo.

Sedentarietà e benessere fisico: un altro aspetto da non sottovalutare

La riduzione degli spostamenti rappresenta uno dei vantaggi più apprezzati del lavoro da remoto. Tuttavia, eliminare il tragitto casa-lavoro e trascorrere gran parte della giornata davanti al computer può tradursi in una significativa riduzione dell’attività fisica.

Una maggiore sedentarietà è associata a diversi problemi di salute, tra cui aumento di peso, disturbi muscoloscheletrici e maggior rischio cardiovascolare. Per questo gli specialisti raccomandano pause regolari, movimento quotidiano e una corretta organizzazione degli spazi di lavoro domestici.

La sfida del futuro: proteggere il benessere senza rinunciare alla flessibilità

Nonostante le criticità evidenziate dalle ricerche, il lavoro da remoto continua a essere considerato una risorsa importante da molti lavoratori. La vera sfida non sembra essere scegliere tra presenza e distanza, ma trovare un equilibrio che consenta di mantenere i vantaggi della flessibilità senza compromettere la salute mentale e il benessere sociale.

Secondo gli specialisti, modelli di lavoro ibridi, iniziative per favorire l’interazione tra colleghi, programmi di supporto psicologico e una maggiore attenzione al diritto alla disconnessione potrebbero rappresentare strumenti fondamentali per ridurre i rischi e migliorare la qualità della vita dei lavoratori.

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