Salute 18 Giugno 2026 11:06

Cannabis, la legalizzazione commerciale aumenta consumo e dipendenza

Una revisione su The Lancet Psychiatry distingue tra depenalizzazione, legalizzazione controllata e mercati commerciali: i rischi crescono dove prevale il profitto.

di Arnaldo Iodice
Cannabis, la legalizzazione commerciale aumenta consumo e dipendenza

La legalizzazione della cannabis non produce gli stessi effetti ovunque: molto dipende dal modello scelto. È il dato centrale di una nuova ricerca pubblicata su The Lancet Psychiatry e condotta da esperti in dipendenze e salute mentale dell’Università di Bath, nel Regno Unito, insieme a un gruppo internazionale di ricercatori provenienti da Americhe, Europa, Africa, Australia, Nuova Zelanda e Asia. Lo studio ha analizzato l’evoluzione delle politiche sulla cannabis tra il 2000 e il 2025, mettendole in relazione con consumo, dipendenza e altri disturbi psichiatrici. I risultati indicano che la depenalizzazione del possesso per uso personale, così come una legalizzazione sottoposta a controlli rigorosi, non sembrano aumentare in modo significativo i livelli di consumo. Il quadro cambia invece nei mercati commerciali a scopo di lucro, come quelli sviluppati in molti stati degli Stati Uniti e in Canada. In questi contesti la maggiore disponibilità dei prodotti, l’aumento della potenza e le strategie di marketing risultano associati a un incremento del consumo e dei tassi di dipendenza, con possibili conseguenze rilevanti per la salute pubblica.

Depenalizzazione e modelli controllati: quando il consumo non aumenta

La revisione distingue con chiarezza tra approcci politici molto diversi. Da un lato vi sono i sistemi basati sulla depenalizzazione, nei quali il possesso di cannabis per uso personale non viene più gestito principalmente attraverso sanzioni penali. Dall’altro vi sono modelli di legalizzazione strettamente regolamentata, in cui l’accesso alla sostanza è consentito ma sottoposto a limiti severi su disponibilità, potenza e canali di distribuzione. Secondo i ricercatori, in entrambi i casi le evidenze disponibili mostrano scarsi segnali di aumento del consumo.

Un esempio citato è l’Uruguay, primo Paese al mondo a legalizzare la cannabis. Il suo modello resta fortemente controllato: gli adulti possono accedere a una gamma limitata di prodotti attraverso farmacie autorizzate, cannabis social club o coltivazione personale, con limiti alla potenza. In questo tipo di contesto, spiegano gli autori, non emergono prove consistenti di un incremento significativo dell’uso.

Il tema è particolarmente rilevante anche nel Regno Unito, dove la cannabis resta una sostanza controllata di Classe B, con pene che possono arrivare fino a cinque anni di reclusione per il possesso. Un rapporto del 2025 della London Drugs Commission, commissionato dal sindaco di Londra Sadiq Khan, ha proposto la depenalizzazione del possesso per uso ricreativo, spostando il baricentro dall’intervento penale alla salute pubblica.

Il rischio dei mercati commerciali a scopo di lucro

Il quadro cambia radicalmente quando la legalizzazione assume una forma pienamente commerciale. Negli Stati Uniti e in Canada, dove la cannabis è venduta legalmente attraverso mercati consolidati e orientati al profitto, la sostanza è diventata più accessibile e il consumo è aumentato. Secondo gli autori, la commercializzazione ha favorito anche la diffusione di prodotti più potenti, con una crescita dei casi di dipendenza tra gli adulti. La dipendenza da cannabis riguarda persone che faticano a interrompere l’uso nonostante conseguenze negative sulla vita quotidiana. Tom Freeman, coautore dello studio, sottolinea che negli Stati Uniti oggi i consumatori giornalieri di cannabis superano quelli di alcol. Dopo la legalizzazione commerciale, aggiunge, sono aumentati anche i ricoveri ospedalieri per psicosi, compresi i casi in cui disturbi psicotici e dipendenza da cannabis si presentano insieme.

Cannabis terapeutica: benefici incerti e bisogno di più controlli

La revisione richiama l’attenzione anche sulla cannabis terapeutica. Secondo i ricercatori, un accesso poco regolamentato, soprattutto in assenza di prove solide su sicurezza ed efficacia, può aumentare i rischi per la salute. Nel Regno Unito, il Consiglio consultivo sull’abuso di droghe sta valutando l’impatto della legalizzazione della cannabis terapeutica, introdotta nel 2018, per capire se abbia raggiunto gli obiettivi previsti e se abbia prodotto conseguenze indesiderate.

Freeman evidenzia la necessità di monitorare meglio gli effetti delle politiche sulla cannabis, soprattutto nei Paesi al di fuori di Stati Uniti e Canada, dove gli studi sono meno numerosi. Il punto non è soltanto stabilire se una politica debba cambiare, ma come debba farlo. Una legalizzazione priva di controlli stringenti può creare un’industria orientata al profitto, con dinamiche simili a quelle già osservate per alcol e tabacco.

Per questo, secondo gli autori, servono sistemi capaci di ridurre i danni della criminalizzazione senza incentivare consumo, potenza dei prodotti e promozione commerciale aggressiva.

Cannabis, psicosi e disturbi mentali: evidenze ancora disomogenee

La nuova revisione fa parte di una raccolta di articoli pubblicati su The Lancet Psychiatry e coordinati dall’Università di Bath con partner internazionali. Un secondo lavoro esamina il rapporto tra prodotti a base di cannabis e malattie mentali. L’uso quotidiano può agire insieme ad altri fattori di rischio aumentando la probabilità di psicosi, mentre il suo ruolo in depressione, ansia, pensieri suicidari e suicidio appare meno chiaro.

Un terzo articolo analizza gli studi clinici sui cannabinoidi terapeutici, cioè i principi attivi della cannabis, nel trattamento dei disturbi psichiatrici. Nonostante la crescente tendenza a prescriverli per problemi mentali e disturbi da uso di sostanze, le prove di efficacia restano limitate. In 54 studi sono emersi benefici modesti: riduzione dei sintomi di astinenza e dell’uso di cannabis, miglioramento del sonno nell’insonnia, effetti su tic e alcuni tratti autistici. Tuttavia, i cannabinoidi hanno aumentato il desiderio di cocaina nelle persone con disturbo da uso di cocaina e non hanno mostrato effetti significativi su ansia, disturbo da stress post-traumatico, psicosi o dipendenza da oppioidi. Non risultano studi clinici sul trattamento della depressione.

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