La Società Italiana di Cure Palliative ha pubblicato un position paper sul rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. Il documento punta a offrire un riferimento etico, clinico e organizzativo per professionisti, istituzioni e società civile
La Società Italiana di Cure Palliative ha pubblicato un position paper sul rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. Il documento è stato elaborato dal Comitato per le questioni etiche multidisciplinare e multiprofessionale della SICP, al termine di oltre un anno di confronto, ed è stato approvato il 5 giugno 2026 dal Consiglio direttivo della Società scientifica.
La SICP definisce il tema come uno degli ambiti più delicati del confronto pubblico, giuridico e sanitario sul fine vita. Il dibattito, ricorda la Società, si colloca nel quadro delle evoluzioni giurisprudenziali avviate dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale e proseguite negli anni successivi.
Fine vita: “Cure palliative e SMA non sono sovrapponibili”
Il punto centrale del position paper è la distinzione tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. Secondo la SICP, si tratta di «due risposte diverse a due domande diverse», entrambe meritevoli di rispetto, ma non sovrapponibili sul piano clinico, etico e organizzativo.
Nel documento, la richiesta di cure palliative viene ricondotta al bisogno di essere aiutati a vivere fino alla fine nel modo più dignitoso possibile, con sofferenze sostenibili e con un senso della vita anche nella malattia. La richiesta di suicidio medicalmente assistito, invece, nasce da una domanda diversa: porre fine alla propria vita quando la sofferenza viene percepita come insopportabile e priva di senso.
La distinzione è rilevante anche per i cittadini. Significa evitare che il fine vita venga raccontato attraverso categorie semplificate o contrapposizioni ideologiche. Significa, soprattutto, chiarire che una persona malata deve poter accedere a informazioni comprensibili, cure adeguate, ascolto competente e percorsi assistenziali capaci di rispettarne la volontà.
Accesso alle cure palliative: un diritto ancora da rendere pienamente esigibile
Il position paper SICP richiama un punto decisivo in chiave di advocacy: il diritto alle cure palliative deve essere effettivo, non soltanto dichiarato. In Italia questo diritto è riconosciuto dalla legge 38 del 2010, che tutela l’accesso del cittadino alle cure palliative e alla terapia del dolore. La stessa legge prevede anche campagne istituzionali per informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza.
È qui che il tema del fine vita incontra quello dell’equità. Una scelta può essere davvero libera solo se la persona conosce le alternative disponibili e se queste alternative sono concretamente accessibili. Per un paziente con malattia inguaribile, per una famiglia che affronta una fase avanzata di malattia, per una persona fragile o non autosufficiente, il diritto alla scelta passa anche dalla possibilità di essere presi in carico da una rete competente: domicilio, hospice, ambulatori, consulenza ospedaliera, équipe multiprofessionali, supporto psicologico, sociale e spirituale.
La stessa SICP, in precedenti interventi pubblici, ha segnalato criticità nell’accesso: solo 9 Regioni soddisfano pienamente il fabbisogno di équipe palliative domiciliari, 5 Regioni su 21 hanno strutturato l’attività di consulenza intra ed extra ospedaliera e 3 su 21 il livello ambulatoriale.
Autodeterminazione e protezione della fragilità
Il documento SICP nasce in un contesto in cui il tema del suicidio medicalmente assistito è sempre più presente nel dibattito politico, giuridico e sanitario. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 242 del 2019, ha individuato specifiche condizioni per la non punibilità dell’aiuto al suicidio: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, verifica da parte di strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e parere del comitato etico territorialmente competente.
Nel 2024 la Corte costituzionale ha ribadito che, in assenza di una legge organica, restano validi i requisiti stabiliti nel 2019, compresa la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, precisandone il significato.
Il position paper SICP si colloca dunque in uno spazio complesso: da un lato il rispetto dell’autodeterminazione della persona, dall’altro la responsabilità del sistema sanitario nel proteggere la fragilità, garantire percorsi di cura e prevenire che la richiesta di morte diventi l’esito di solitudine, dolore non trattato, abbandono assistenziale o mancanza di alternative.
Un documento per istituzioni, professionisti e società civile
La rilevanza del position paper non è solo clinica. Per le istituzioni, il documento offre un riferimento per costruire percorsi chiari, trasparenti e omogenei. Per i professionisti, richiama la necessità di competenze specifiche, confronto multiprofessionale e capacità di ascolto. Per la società civile e le associazioni di pazienti, rappresenta uno strumento utile per chiedere che il dibattito sul fine vita non oscuri il problema dell’accesso alle cure palliative.
Danila Valenti, vicepresidente SICP e presidente esecutiva del Comitato per le questioni etiche, ha sottolineato che il valore del position paper sta nel superamento delle polarizzazioni attraverso ascolto, rispetto e ricerca di soluzioni condivise. L’obiettivo, ha spiegato, è la piena tutela delle persone malate e di tutti i loro bisogni, anche quelli più complessi.
Il Comitato che ha elaborato il documento è composto da 25 professionisti, tra medici, infermieri, bioeticisti, psicologi, giuristi e filosofi. La presenza di sensibilità etiche, culturali e professionali differenti è stata indicata dalla SICP come presupposto metodologico per costruire un testo capace di riflettere la complessità reale del tema.
Il nodo della comunicazione al cittadino
Per i cittadini, il fine vita resta spesso un terreno difficile da comprendere: cure palliative, sedazione palliativa, disposizioni anticipate di trattamento, pianificazione condivisa delle cure, suicidio medicalmente assistito sono concetti distinti, ma frequentemente confusi nel dibattito pubblico.
La SICP ha già chiarito in precedenti comunicazioni che la sedazione palliativa profonda e continua, prevista nei casi di sofferenza refrattaria e intollerabile, è uno strumento terapeutico distinto dal suicidio medicalmente assistito, con finalità e modalità diverse.
Questo punto è essenziale per l’accesso consapevole. Il cittadino deve poter sapere quali percorsi sono disponibili, a chi rivolgersi, quali diritti può esercitare e quali strumenti di cura possono essere attivati. Senza informazione chiara, il diritto rischia di rimanere astratto. Senza reti accessibili, la libertà di scelta rischia di essere condizionata dalle disuguaglianze territoriali.
La sfida: garantire cure prima del conflitto etico
Il position paper SICP richiama la necessità di spostare il baricentro dal conflitto ideologico alla presa in carico. Il tema non è solo “cosa è consentito” nel fine vita, ma quali condizioni il Servizio sanitario nazionale garantisce prima che una persona arrivi a formulare una richiesta estrema.
Per questo, la questione dell’accesso alle cure palliative diventa centrale. Non si tratta di imporre un percorso, ma di renderlo disponibile, tempestivo, competente e vicino alla persona. Le cure palliative, secondo la SICP, sono una proposta attiva di cura fondata su vicinanza, ascolto e assistenza personalizzata, rivolta alla persona malata e ai familiari lungo il percorso della malattia inguaribile.
Un riferimento per un dibattito più responsabile
Il position paper SICP arriva in un momento in cui il fine vita richiede rigore, rispetto e chiarezza. Il documento non chiude il dibattito, ma prova a dargli una base comune: distinguere le domande, riconoscere la sofferenza, tutelare l’autodeterminazione, proteggere la fragilità e garantire l’accesso alle cure.
Per i cittadini, il punto decisivo resta questo: nessuna scelta può essere realmente libera se nasce in un contesto di mancata informazione, solitudine assistenziale o disuguaglianza nell’accesso ai servizi. La sfida per istituzioni e sistemi regionali è rendere le cure palliative un diritto concretamente esigibile, ovunque e per tutti, e costruire percorsi di fine vita capaci di tenere insieme dignità, relazione di cura e volontà della persona.