Salute 16 Giugno 2026 17:04

Disuguaglianze sociali e povertà accelerano l’invecchiamento: effetti visibili già nell’infanzia

Una vasta meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour mostra che povertà, discriminazioni e difficoltà socioeconomiche sono associate a un'accelerazione dell'invecchiamento biologico

di Isabella Faggiano
Disuguaglianze sociali e povertà accelerano l’invecchiamento: effetti visibili già nell’infanzia

Le disuguaglianze sociali non incidono soltanto sulle opportunità di vita, sull’accesso alle cure o sul rischio di sviluppare una malattia. Possono influenzare direttamente il modo in cui il corpo invecchia. È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Nature Human Behaviour e condotta dal team Biosocial del Max Planck Institute for Human Development in collaborazione con la Columbia University di New York. Lo studio rappresenta una delle più ampie analisi mai realizzate sul tema e conferma che condizioni come povertà, esclusione sociale e discriminazioni sono associate a un’accelerazione dell’invecchiamento biologico misurabile attraverso l’epigenoma, l’insieme delle modificazioni chimiche che regolano l’attività dei geni senza alterare il DNA.

Quando il contesto sociale entra nel DNA

Per valutare l’impatto delle disuguaglianze sulla salute, i ricercatori hanno utilizzato i cosiddetti “orologi epigenetici”, strumenti che analizzano particolari marcatori chimici presenti sul DNA per stimare l’età biologica di una persona o la velocità con cui il suo organismo sta invecchiando. Questi strumenti stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella ricerca perché consentono di osservare come fattori ambientali, stili di vita e condizioni sociali possano influenzare la salute lungo tutto l’arco dell’esistenza. Negli ultimi anni diversi studi avevano suggerito un legame tra svantaggio socioeconomico e invecchiamento biologico, ma i risultati non erano sempre omogenei. Per fare chiarezza, gli autori hanno analizzato i dati provenienti da 140 studi condotti in 23 Paesi, per un totale di quasi 66 mila persone di età compresa tra la nascita e gli 86 anni.

Non tutti gli orologi biologici sono uguali

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda proprio gli strumenti utilizzati per misurare l’invecchiamento biologico. Gli orologi epigenetici di prima generazione, sviluppati principalmente per stimare l’età cronologica, mostrano infatti associazioni relativamente deboli con le condizioni socioeconomiche. Diverso il discorso per gli strumenti più recenti. Gli orologi di seconda generazione, che tengono conto del rischio di malattia e mortalità, e quelli di terza generazione, progettati per misurare il ritmo dell’invecchiamento biologico, risultano molto più sensibili agli effetti dello svantaggio sociale. Secondo gli autori, questo dato suggerisce che le nuove tecnologie epigenetiche siano in grado di cogliere con maggiore precisione l’impatto che le condizioni di vita esercitano sulla salute dell’organismo.

Gli effetti iniziano già nei primi anni di vita

Uno dei risultati più significativi riguarda l’età in cui queste differenze diventano osservabili. I ricercatori hanno rilevato che i bambini cresciuti in contesti socioeconomici svantaggiati mostrano già segni di un’accelerazione dell’invecchiamento biologico quando vengono valutati con gli orologi epigenetici più avanzati. Le conseguenze sembrano inoltre accompagnare le persone nel corso degli anni. Gli adulti che hanno vissuto l’infanzia in famiglie con maggiori difficoltà economiche tendono infatti a presentare indicatori di invecchiamento biologico più rapido anche decenni dopo quelle esperienze. Secondo gli autori, questo risultato dimostra che le disuguaglianze non producono effetti soltanto sul piano sociale ed economico, ma possono incidere direttamente sui processi biologici che regolano salute e longevità.

Il peso delle discriminazioni sulla salute

La ricerca ha preso in considerazione anche l’impatto delle disparità razziali ed etniche, osservando associazioni simili tra esposizione alle discriminazioni e accelerazione dell’invecchiamento biologico. Gli studiosi sottolineano che non sono le caratteristiche etniche in sé a determinare questi effetti, bensì le differenti condizioni sociali e ambientali che spesso accompagnano le situazioni di marginalizzazione. Stress cronico, minore accesso alle risorse, condizioni economiche sfavorevoli e ostacoli nell’accesso ai servizi possono lasciare nel tempo una traccia biologica misurabile.

Una nuova prospettiva per la salute pubblica

Per i ricercatori, i risultati offrono una conferma importante del ruolo svolto dai determinanti sociali della salute. Le condizioni in cui una persona nasce, cresce, studia e lavora possono influenzare profondamente il suo benessere biologico, fino a modificare il ritmo dell’invecchiamento. Lo studio suggerisce inoltre che gli orologi epigenetici potrebbero diventare strumenti utili per valutare l’efficacia delle politiche di contrasto alle disuguaglianze, misurando nel tempo l’impatto degli interventi sociali sulla salute delle popolazioni. La lotta alle disuguaglianze non riguarda, quindi, soltanto l’equità sociale, ma rappresenta anche una strategia di prevenzione e promozione della salute.

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