Salute 16 Giugno 2026 12:07

Angina senza arterie ostruite: cambiare stile di vita è più efficace dei farmaci

Ricerca dell’Università di Ferrara su 123 pazienti con angina senza ostruzioni mostra che un percorso strutturato basato su stile di vita e supporto multidisciplinare migliora i sintomi più della sola terapia farmacologica, con risultati significativi anche sulla qualità della vita.

di Viviana Franzellitti
Angina senza arterie ostruite: cambiare stile di vita è più efficace dei farmaci

Uno studio italiano coordinato dall’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara ha valutato l’impatto di un approccio multidisciplinare nei pazienti con angina senza stenosi coronariche significative. L’analisi, presentata a EuroPCR 2026 di Parigi e pubblicata su JACC Cardiovascular Interventions, ha coinvolto 123 pazienti affetti da ANOCA e mostra risultati rilevanti sul controllo dei sintomi. L’obiettivo era confrontare la sola terapia farmacologica con un percorso integrato basato su stile di vita strutturato e supporto specialistico continuativo.

Nei pazienti seguiti con il programma intensivo, che includeva attività fisica personalizzata, alimentazione mediterranea, gestione dello stress e supporto psicologico, si è osservato un miglioramento significativo di angina, capacità funzionale e qualità della vita già dopo pochi mesi. Un segnale importante per una condizione spesso difficile da inquadrare e sottotrattata, che colpisce soprattutto le donne e può compromettere in modo importante la vita quotidiana.

ANOCA: quando il cuore soffre senza arterie chiuse

L’angina senza ostruzioni coronariche (ANOCA) rappresenta una sfida clinica crescente. I pazienti accusano dolore toracico e sintomi tipici dell’angina, ma senza le classiche stenosi evidenti delle coronarie. Questo rende la diagnosi complessa e spesso porta a percorsi terapeutici standardizzati basati quasi esclusivamente sui farmaci, con risultati non sempre soddisfacenti. Lo studio ferrarese ha invece messo al centro un concetto diverso: non solo cura farmacologica, ma presa in carico globale del paziente, considerando anche microcircolo, stile di vita e fattori psicologici.

Il confronto tra terapia standard e percorso multidisciplinare

I 123 pazienti arruolati sono stati suddivisi tra trattamento farmacologico tradizionale e un percorso integrato che univa ospedale e territorio. Nel gruppo seguito con approccio multidisciplinare, il programma includeva attività fisica calibrata sulle condizioni individuali, dieta mediterranea, counselling psicologico e interventi sullo stile di vita. Dopo pochi mesi, i risultati hanno mostrato differenze significative: i pazienti del gruppo intensivo hanno riportato meno episodi di angina, migliore tolleranza allo sforzo e una qualità di vita più alta rispetto al gruppo trattato solo con farmaci. Un dato che rafforza l’idea che, in questa condizione, la gestione non possa essere ridotta alla sola prescrizione farmacologica.

Dallo studio alla pratica clinica: cosa cambia per i pazienti

Il punto centrale non è solo scientifico, ma organizzativo. L’ANOCA è spesso una patologia “invisibile”, con pazienti che si muovono tra visite, esami e terapie senza sempre ottenere un reale miglioramento dei sintomi. Questo studio suggerisce che l’efficacia del trattamento passa da un modello di presa in carico strutturata e continuativa, dove cardiologi, dietisti, psicologi e specialisti dell’attività motoria lavorano insieme. Un approccio che potrebbe ridurre il ricorso ripetuto a visite ed esami non conclusivi e migliorare l’appropriatezza dei percorsi.

Il valore del lavoro di squadra nella gestione della malattia

Il progetto è stato reso possibile da un team multidisciplinare che ha coinvolto cardiologi, specialisti della riabilitazione, medicina dello sport e professionisti della salute mentale. Un modello che riflette una tendenza sempre più presente nella cardiologia moderna: superare la frammentazione delle cure. Per i clinici coinvolti, il messaggio è chiaro: nei pazienti con ANOCA la risposta terapeutica non dipende solo dai farmaci, ma dalla capacità di intervenire su abitudini quotidiane, aderenza ai percorsi e supporto continuativo.

Impatto sul SSN: meno sintomi, più appropriatezza dei percorsi

Dal punto di vista del Servizio sanitario, i risultati aprono una riflessione concreta: un approccio strutturato allo stile di vita potrebbe ridurre la cronicizzazione dei sintomi, migliorare la gestione ambulatoriale e limitare l’utilizzo ripetuto di prestazioni diagnostiche. Se confermati su larga scala, questi dati potrebbero favorire l’inserimento di percorsi dedicati all’ANOCA nei modelli di presa in carico territoriale, con un impatto positivo su accesso alle cure, qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema.

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