Sanità 15 Giugno 2026 11:18

Testamento biologico: +18% DAT in due anni, ma resta forte il divario territoriale

Nuovo report dell'Osservatorio DAT dell'Associazione Luca Coscioni: oltre 278 mila le DAT censite, ma migliaia di Comuni non hanno ancora comunicato i dati. Persistono profonde differenze tra Nord e Sud

di I.F.
Testamento biologico: +18% DAT in due anni, ma resta forte il divario territoriale

Cresce in Italia il numero delle persone che scelgono di depositare le proprie Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), il cosiddetto testamento biologico. A quasi otto anni dall’entrata in vigore della legge 219 del 2017, che ha riconosciuto il diritto di ogni cittadino a esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti sanitari futuri, aumentano i depositi nei Comuni italiani. Tuttavia, accanto a questo dato positivo, emergono ancora forti disuguaglianze territoriali e persistono significative lacune nella raccolta e nella diffusione delle informazioni. A fotografare la situazione è il nuovo report dell’Osservatorio DAT dell’Associazione Luca Coscioni, realizzato attraverso una vasta attività di accesso civico rivolta ai Comuni italiani in assenza della prevista relazione ministeriale sullo stato di attuazione della legge.

Oltre 278 mila DAT censite, ma il dato reale resta sconosciuto

Secondo l’indagine, le DAT certamente depositate e documentate sono almeno 278.329. Si tratta di un dato che comprende le informazioni raccolte da 6.602 Comuni, pari all’83,6% del totale nazionale. Il numero effettivo potrebbe però essere sensibilmente più alto. Mancano infatti all’appello i dati aggiornati di oltre 3mila amministrazioni comunali che non hanno risposto alle richieste di accesso agli atti, oltre alle disposizioni depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esiste ancora una rendicontazione pubblica complessiva. Tra i Comuni che hanno fornito dati sia nel 2023 sia nel 2025, le DAT registrate sono passate a 228.151, con un incremento del 18,2% in appena due anni. Un dato che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, testimonia una crescente consapevolezza dei cittadini rispetto al diritto di decidere anticipatamente sui trattamenti sanitari che desiderano o non desiderano ricevere in caso di futura incapacità di esprimere la propria volontà.

Un testamento biologico ogni 166 abitanti

Anche il rapporto tra DAT e popolazione mostra una crescita significativa. Oggi in Italia si registra mediamente una disposizione anticipata ogni 166 abitanti, mentre nel 2023 il rapporto era di una ogni 191 residenti. La maggior parte delle dichiarazioni risulta inoltre trasmessa alla Banca dati nazionale delle DAT, istituita presso il Ministero della Salute. Le disposizioni correttamente registrate sono 246.340, pari all’88,5% del totale censito. Guardando ai valori assoluti, la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di testamenti biologici depositati, con 54.679 DAT. Seguono Emilia-Romagna (31.065) e Piemonte (26.556). A livello provinciale, la classifica è guidata dalla Città Metropolitana di Milano con 19.835 disposizioni depositate, davanti a Torino (14.685) e Roma (13.443). Tra i Comuni, Milano si conferma la città con il numero più elevato di DAT registrate, 8.912, seguita da Roma con 7.627, Torino con 5.261, Genova con 3.715 e Bologna con 3.194.

Nord e Sud ancora lontani

Se si analizzano i dati in rapporto alla popolazione, emergono differenze territoriali ancora più marcate. Il Trentino-Alto Adige è la regione dove il testamento biologico è maggiormente diffuso, con una DAT ogni 93 abitanti. Seguono Abruzzo, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Marche. All’estremo opposto si collocano Campania, Molise, Lazio, Sardegna e Calabria, dove la diffusione dello strumento resta decisamente più contenuta. Il divario emerge anche osservando le macroaree del Paese. Nel Nord-Est si registra una DAT ogni 133 abitanti, nel Nord-Ovest una ogni 142, mentre nel Centro il rapporto scende a una ogni 194 residenti e nel Sud a una ogni 217. Secondo gli autori del report, questi numeri evidenziano come l’accesso a un diritto riconosciuto dalla legge continui a essere fortemente influenzato dal territorio di residenza e dal livello di informazione disponibile.

Le città più virtuose e quelle più in ritardo

Tra i capoluoghi che hanno comunicato i dati aggiornati, Bolzano risulta la città con la maggiore diffusione delle DAT in rapporto alla popolazione: una ogni 60 abitanti. Seguono Varese, Cuneo, Vicenza e Cesena. Nella parte bassa della classifica si trovano invece diversi centri del Centro-Sud. Napoli occupa il 110° posto tra i capoluoghi italiani, seguita da Rieti, Latina, Benevento e Caserta, che chiude la graduatoria con una DAT ogni 749 abitanti. Uno degli aspetti più critici evidenziati dall’indagine riguarda la mancata risposta di numerose amministrazioni locali. Sono infatti 3.072 i Comuni che non hanno fornito dati aggiornati, nonostante le richieste di accesso agli atti. Tra questi figurano anche importanti capoluoghi come Torino, Trieste, Cagliari, Catania, Salerno, Ancona e Reggio Emilia. Una situazione che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, rende impossibile conoscere con precisione l’effettiva diffusione del testamento biologico nel nostro Paese.

“Serve più informazione sul diritto all’autodeterminazione”

Per Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, la crescita delle DAT rappresenta un segnale importante ma ancora insufficiente. Secondo i promotori dell’indagine, il principale ostacolo continua a essere la carenza di informazione istituzionale su uno strumento previsto dalla legge e direttamente collegato al diritto all’autodeterminazione nelle scelte di cura. L’associazione sottolinea come, a distanza di anni dall’approvazione della normativa, il Ministero della Salute non abbia ancora realizzato campagne informative dedicate né pubblicato una relazione aggiornata sull’applicazione della legge. Una lacuna che rischia di ampliare ulteriormente le differenze territoriali e sociali nell’accesso a un diritto che dovrebbe essere garantito in modo uniforme a tutti i cittadini.

Che cosa sono le DAT

Le Disposizioni anticipate di trattamento consentono a ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere di esprimere anticipatamente le proprie volontà sui trattamenti sanitari che accetterebbe o rifiuterebbe nel caso in cui, in futuro, non fosse più in grado di comunicarle direttamente. Possono essere depositate presso il Comune di residenza, un notaio, alcune strutture sanitarie o presso gli uffici consolari italiani all’estero e vengono registrate nella Banca dati nazionale istituita dal Ministero della Salute. Uno strumento che rappresenta uno dei pilastri della pianificazione condivisa delle cure e del principio di autodeterminazione sancito dalla legge 219 del 2017.

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