Un Expert Opinion promosso nell’ambito del progetto “Salute e Sostenibilità: Più Compresse, Meno Complicazioni” evidenzia il potenziale delle confezioni a durata prolungata nel migliorare continuità terapeutica e qualità di vita dei pazienti cronici. Ma per gli esperti servono criteri di utilizzo appropriati, integrazione ospedale-territorio e interventi normativi L'EXPERT OPINION
Miglioramento dell’aderenza alle cure, riduzione del rischio di interruzioni terapeutiche e semplificazione della gestione quotidiana della terapia. Sono questi i benefici attesi dall’utilizzo delle confezioni di “farmaci a durata prolungata”, i cosiddetti “Maxi Pack”, al centro dell’EXPERT OPINION “Salute e Sostenibilità: Più Compresse, Meno Complicazioni”, documento elaborato da rappresentanti della medicina generale, della cardiologia, della geriatria, della farmacia territoriale e dell’economia sanitaria.
Le evidenze scientifiche analizzate dagli esperti mostrano come la semplificazione dei regimi terapeutici sia ormai considerata una delle strategie più efficaci per migliorare l’aderenza alle cure. Secondo studi recenti, infatti, i pazienti che ricevono confezioni contenenti più mesi di terapia hanno una probabilità significativamente maggiore di raggiungere livelli adeguati di aderenza rispetto a chi utilizza confezioni di durata più breve.
Un dato rilevante se si considera che un’aderenza pari almeno all’80% alla terapia con statine può ridurre di oltre il 35% il rischio di mortalità per tutte le cause e del 24% quello di eventi cardiovascolari.
Una gestione della cronicità sempre più complessa
Il documento sottolinea come la gestione delle terapie croniche sia diventata sempre più articolata. I pazienti, soprattutto quelli anziani e fragili, devono confrontarsi con politerapie, differenti modalità di assunzione, rinnovi frequenti delle prescrizioni, accessi ripetuti a medici e farmacie e procedure amministrative spesso differenti da Regione a Regione. Una complessità che non riguarda soltanto il farmaco, ma l’intero percorso assistenziale e che può compromettere la continuità delle cure.
Per questo motivo le confezioni a durata prolungata vengono considerate dagli esperti uno strumento in grado di ridurre almeno una parte delle difficoltà organizzative che incidono sulla cosiddetta “non aderenza non intenzionale”, quella cioè legata a problemi logistici, dimenticanze o indisponibilità del farmaco piuttosto che a una scelta consapevole del paziente.
La survey: meno interruzioni e migliore qualità della vita
A supporto dell’analisi è stata realizzata una survey rivolta a pazienti e caregiver coinvolti nella gestione di terapie croniche cardiovascolari e metaboliche. L’indagine mostra che il 61% degli intervistati conosce i Maxi Pack, ma soltanto il 22% li utilizza attualmente.
I dati suggeriscono effetti positivi tra gli utilizzatori. Il 60% dichiara di non essere mai rimasto senza farmaco, contro il 42% dei non utilizzatori. Inoltre, tra coloro che non utilizzano confezioni a durata prolungata, il 50% riferisce almeno uno o due episodi di mancata assunzione o rinvio della dose per carenza di scorte, percentuale che scende al 40% tra chi utilizza i “farmaci a durata prolungata”.
Ancora più significativo il dato relativo alla qualità della vita: l’80% degli utilizzatori riferisce un miglioramento o un marcato miglioramento nella gestione quotidiana della terapia. Anche tra chi non utilizza ancora queste confezioni prevale una valutazione favorevole e la quasi totalità degli intervistati si dichiara disponibile a prenderne in considerazione l’adozione in futuro.
Gli esperti: “Non una soluzione universale, ma un aiuto concreto”
Per Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale Fimmg, “il Maxi Pack rappresenta una risorsa importante per i pazienti stabilizzati, permettendo forniture più lunghe e semplificando la gestione quotidiana della terapia senza compromettere il monitoraggio clinico”. Il beneficio, sottolinea, è particolarmente rilevante nei pazienti fragili e anziani, anche se il miglioramento dell’aderenza dipende da fattori clinici, educativi e organizzativi che vanno oltre la semplice disponibilità del farmaco.
Secondo Fausto Bartolini, direttore del Dipartimento Assistenza Farmaceutica e Patologia Clinica della Usl Umbria 2, “la complessità dei regimi terapeutici, la pluriterapia e le normative frammentate rendono difficile l’aderenza”. Le confezioni a durata prolungata possono quindi “ridurre i giri in farmacia e supportare la continuità della terapia”, purché siano inserite in un quadro normativo e organizzativo coerente.
Per Giovambattista Desideri, professore ordinario di Geriatria alla Sapienza Università di Roma, il vantaggio principale è pratico: “Il Maxi Pack non semplifica lo schema terapeutico, ma semplifica la vita del paziente”, riducendo la necessità di continui refill e aumentando la probabilità che il paziente segua correttamente la terapia, soprattutto nelle terapie croniche consolidate come quelle ipolipemizzanti
Federico Nardi, presidente designato Anmco, ne evidenzia invece il valore clinico. Nei pazienti cardiovascolari cronici “avere una scorta terapeutica sufficiente a lungo termine è fondamentale”, soprattutto in presenza di limitazioni logistiche o socioeconomiche. Migliorare anche leggermente l’aderenza può tradursi in significativi benefici clinici ed economici, contribuendo a ridurre eventi cardiovascolari e ospedalizzazioni
Più cauta la posizione di Giorgio Lorenzo Colombo, direttore scientifico Cefat dell’Università di Pavia, secondo il quale i benefici economici sono strettamente legati alle politiche di prezzo. “Il vantaggio economico del Maxi Pack può concretizzarsi solo se la confezione più grande viene offerta a un prezzo inferiore rispetto a più confezioni singole”, mentre sul fronte dell’aderenza il beneficio appare più limitato perché fortemente influenzato dal rapporto tra paziente, medico e farmacista.
Sulla stessa linea Giovanni Battista Zito, presidente Arca, che invita a parlare soprattutto di “adesione” alla terapia. “Adesione significa coinvolgere il paziente, spiegargli perché è importante seguire quella terapia”, afferma. Il Maxi Pack può facilitare la gestione pratica, ma non può sostituire il coinvolgimento attivo del paziente nel percorso di cura.
Le proposte: prescrizioni più lunghe e maggiore integrazione
Sul fronte operativo, gli esperti concordano sulla necessità di accompagnare l’adozione dei “farmaci a durata prolungata”, con interventi organizzativi e normativi capaci di rafforzare la gestione della cronicità. Tra le priorità indicate figurano una maggiore integrazione tra medici di medicina generale, specialisti e farmacie, il superamento della frammentazione dei percorsi assistenziali e la possibilità di estendere la durata delle prescrizioni nei pazienti stabilizzati. Un altro punto chiave riguarda la disponibilità di confezioni differenziate in base alle diverse fasi del trattamento, con formati più piccoli per l’avvio della terapia e confezioni estese per i pazienti con regimi terapeutici consolidati.
Per Pier Luigi Bartoletti occorre sviluppare confezioni “sartoriali”, con formati differenziati per le diverse fasi del trattamento, così da adattare meglio la terapia alle esigenze dei pazienti e contribuire alla sostenibilità futura del sistema sanitario.
Fausto Bartolini punta invece sulla necessità di un intervento normativo che consenta prescrizioni di durata superiore agli attuali due mesi per i pazienti cronici stabilizzati. Propone inoltre che l’industria farmaceutica renda disponibili confezioni brevi, intermedie ed estese dello stesso farmaco e auspica una legge dedicata alla cronicità che includa strumenti innovativi per il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e servizi di consegna domiciliare dei farmaci.
Sul versante economico, Giorgio Lorenzo Colombo sottolinea l’importanza di accompagnare l’adozione delle confezioni a durata prolungata con politiche di prezzo e scontistica in grado di generare un beneficio concreto sia per i cittadini sia per il Servizio sanitario, evitando sprechi e garantendo appropriatezza prescrittiva.
Giovambattista Desideri evidenzia come questo modello sia particolarmente indicato nelle patologie croniche ad alta prevalenza, come ipertensione e ipercolesterolemia, mentre nelle condizioni cliniche più instabili, come alcune forme avanzate di scompenso cardiaco, restano indispensabili monitoraggio ravvicinato e frequenti adeguamenti terapeutici.
Federico Nardi richiama invece la necessità di integrare semplificazione terapeutica e personalizzazione delle cure, inserendo le confezioni a durata prolungata all’interno di percorsi assistenziali strutturati e mantenendo centrale il ruolo dell’educazione sanitaria e dei caregiver nel sostegno ai pazienti cronici.
Per Giovanni Battista Zito, infine, i Maxi Pack devono essere accompagnati da scelte terapeutiche capaci di ridurre la complessità dei trattamenti, privilegiando quando possibile le single pill combination con più principi attivi, così da limitare il rischio di errori e favorire una maggiore persistenza terapeutica.