Secondo i ricercatori, ad influenzare la probabilità di un parto chirurgico sarebbero invece le caratteristiche di travagli più complessi e dolorosi, che portano più frequentemente a richiedere l'epidurale
L’analgesia epidurale durante il travaglio non sarebbe la causa dell’aumento dei parti cesarei osservato in alcune casistiche. A suggerirlo è uno studio italiano pubblicato sul Journal of Anesthesia, Analgesia and Critical Care, realizzato all’ospedale Beauregard di Aosta e coordinato dall’anestesista Enrica Delfino. Da anni il dibattito scientifico si interroga sul possibile legame tra analgesia neurassiale e incremento del rischio di taglio cesareo. Numerosi studi avevano evidenziato una maggiore frequenza di cesarei tra le donne che ricorrono all’epidurale, alimentando l’ipotesi di una relazione diretta tra le due condizioni. I risultati della ricerca valdostana propongono però una lettura diversa del fenomeno: non sarebbe l’epidurale a favorire il parto chirurgico, ma sarebbero i travagli più difficili e dolorosi a spingere più frequentemente le donne a richiedere l’analgesia.
Lo studio su oltre 1.900 donne al primo parto
Lo studio ha coinvolto 1.905 donne nullipare (ovvero che non hanno mai partorito un figlio vivo) che hanno ricevuto analgesia neurassiale durante il travaglio tra il 2010 e il 2023 in un ospedale certificato Baby Friendly e orientato al sostegno del parto fisiologico. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi. Nel primo rientravano le donne che avevano scelto l’epidurale prima dell’inizio del travaglio e quindi prima di sperimentarne il dolore. Nel secondo gruppo, molto più numeroso, erano incluse le donne che avevano richiesto l’analgesia durante il travaglio, dopo aver iniziato ad avvertire le contrazioni dolorose. L’obiettivo era capire se il momento della richiesta dell’epidurale potesse essere associato a differenti esiti ostetrici.
Il rischio di cesareo più alto tra chi chiede l’epidurale durante il travaglio
L’analisi ha mostrato che il rischio di taglio cesareo risultava significativamente più elevato tra le donne che avevano richiesto l’epidurale nel corso del travaglio rispetto a quelle che avevano pianificato la procedura in anticipo. Secondo gli autori, questo dato suggerisce che molte delle donne che chiedono l’analgesia quando il travaglio è già in corso presentino fattori di rischio ostetrici sottostanti, legati a un travaglio più lungo, complesso o doloroso. In altre parole, la richiesta di epidurale potrebbe rappresentare un indicatore della difficoltà del travaglio, piuttosto che la causa dell’aumento dei parti cesarei. Diverso il discorso per il parto operativo con ventosa, per il quale lo studio non ha evidenziato differenze significative tra i due gruppi, lasciando aperti ulteriori interrogativi sul rapporto tra analgesia e parto vaginale assistito.
Un supporto alle donne senza alterare la fisiologia del parto
“Questo lavoro nasce dall’osservazione della nostra esperienza clinica quotidiana accanto alle donne in travaglio e dalla volontà di approfondire scientificamente un tema spesso oggetto di timori e convinzioni radicate – ha spiegato Enrica Delfino, prima autrice dello studio -. I risultati ottenuti confermano come l’analgesia epidurale, condotta sapientemente, rappresenti uno strumento sicuro ed efficace per accompagnare le donne nel percorso nascita, senza alterare la fisiologia del travaglio”, ha aggiunto. Le conclusioni dello studio contribuiscono quindi a rassicurare le future madri che desiderano ricorrere all’epidurale per controllare il dolore del parto, uno degli aspetti che ancora oggi alimenta dubbi e preoccupazioni. Gli autori sottolineano che il lavoro non dimostra soltanto l’assenza di un rapporto causale tra epidurale e cesareo, ma invita anche a interpretare in modo diverso i dati osservazionali raccolti negli anni. La maggiore incidenza di tagli cesarei tra le donne che ricevono analgesia potrebbe infatti riflettere la presenza di travagli già più complessi fin dall’inizio. Un elemento che, se confermato da ulteriori studi, potrebbe contribuire a superare uno dei principali pregiudizi ancora associati all’analgesia epidurale e favorire scelte più consapevoli da parte delle donne e degli operatori sanitari.
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