Salute 5 Giugno 2026 16:22

Educazione sessuo-affettiva, Migliarese (Sip): “Il consenso informato può essere un’opportunità di dialogo”

Con l'approvazione definitiva della legge che introduce il consenso informato per i progetti di educazione sessuo-affettiva nelle scuole secondarie, si riapre il dibattito sul ruolo della scuola nella crescita dei ragazzi

di Isabella Faggiano
Educazione sessuo-affettiva, Migliarese (Sip): “Il consenso informato può essere un’opportunità di dialogo”

L’educazione sessuo-affettiva entra in una nuova fase. Con l’approvazione definitiva del Senato, il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è diventato legge e introduce l’obbligo del consenso informato scritto dei genitori per la partecipazione degli studenti minorenni delle scuole secondarie di primo e secondo grado ad attività e progetti che affrontano temi legati alla sessualità e all’affettività. Le famiglie dovranno essere informate in anticipo sui contenuti, sugli obiettivi educativi, sui materiali utilizzati e sugli eventuali esperti coinvolti. Nelle scuole dell’infanzia e primarie, invece, tali attività non potranno essere svolte. La norma prevede inoltre l’introduzione dell’educazione alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili nei programmi delle scuole medie e superiori. Un provvedimento che ha acceso il confronto tra chi lo considera un rafforzamento del ruolo educativo delle famiglie e chi teme che possa limitare percorsi di prevenzione e promozione della salute rivolti ai più giovani.

Ogni fase della crescita porta con sé domande diverse

Giovanni Migliarese, psichiatra e presidente della Sezione Lombarda della Società Italiana di Psichiatria (SIP), invita a leggere la nuova normativa alla luce dei processi di crescita che caratterizzano l’infanzia e l’adolescenza. “Il consenso informato può essere uno strumento utile se serve a condividere una scelta educativa tra scuola e famiglia e a costruire una vera collaborazione”, osserva. Molto, però, dipenderà dalle modalità con cui verrà applicato. Per lo specialista, il punto di partenza è comprendere che “ogni età porta con sé domande diverse”. Le varie fasi evolutive, spiega, “si sviluppano attorno a bisogni e interrogativi specifici che coinvolgono l’identità personale, il rapporto con gli altri e, progressivamente, anche la sessualità. Gli aspetti affettivi sono presenti lungo tutto il percorso di crescita e accompagnano costantemente lo sviluppo della persona”, sottolinea. “Affettività e sessualità – aggiunge – sono dimensioni strettamente collegate ma non sovrapponibili: entrambe contribuiscono alla costruzione dell’identità individuale e meritano di essere affrontate tenendo conto dell’età e dei bisogni di ciascun ragazzo”.

L’educazione affettiva non si esaurisce in qualche ora di lezione

Per lo psichiatra, uno dei rischi del dibattito pubblico è ridurre l’educazione affettiva e sessuale a un numero limitato di incontri scolastici. “L’educazione affettiva e sessuale non può essere delegata a qualche ora di formazione”, osserva. Fa parte della vita quotidiana e di un percorso educativo molto più ampio che deve essere calibrato sull’età, sui bisogni e sul livello di maturazione di ciascun ragazzo. La gestione delle emozioni, la capacità di costruire relazioni sane, la consapevolezza della propria identità e il rispetto dell’altro rappresentano elementi fondamentali per il benessere psicologico degli adolescenti e contribuiscono alla formazione della personalità. Secondo Migliarese, questi percorsi devono inserirsi all’interno di un progetto educativo condiviso tra scuola e famiglia, perché nessun singolo intervento può sostituire il lavoro quotidiano che accompagna la crescita dei giovani.

La scuola resta uno spazio fondamentale di prevenzione

La nuova normativa riporta al centro anche il ruolo della scuola nella prevenzione di fenomeni come bullismo, discriminazioni, violenza di genere e comportamenti a rischio. Per Migliarese la scuola rappresenta uno dei luoghi più importanti nella vita dei ragazzi perché offre uno spazio di confronto tra pari all’interno di un contesto protetto dalla presenza educativa degli adulti. “La scuola è uno spazio centrale su cui bisogna continuare a investire”, afferma. Pur non potendo sostituirsi alla famiglia o agli altri contesti educativi, svolge una funzione essenziale nella crescita e nella formazione dei giovani. Proprio per questo, secondo lo psichiatra, l’educazione alle relazioni, al rispetto reciproco e alla gestione delle emozioni dovrebbe essere considerata parte integrante del percorso educativo.

Social e web non possono sostituire gli adulti

Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto tra adolescenti e informazione online. Molti ragazzi cercano risposte alle proprie domande su sessualità, affettività e identità attraverso social network e piattaforme digitali. Un fenomeno che, secondo Migliarese, non è del tutto nuovo: “Gli adolescenti hanno sempre cercato spazi di confronto autonomi rispetto agli adulti, come ad esempio il confronto con un fratello maggiore o con amici più grandi”. La differenza è che oggi internet ha moltiplicato enormemente la quantità e la tipologia dei contenuti disponibili. “Lo sviluppo digitale ha amplificato in modo importante le informazioni a cui i ragazzi possono accedere”, osserva. Il problema riguarda soprattutto la qualità dei contenuti e la difficoltà di verificarne l’attendibilità. Per questo motivo, secondo lo specialista, sarebbe sbagliato affidare la crescita esclusivamente alla rete, ma sarebbe altrettanto riduttivo pensare che tutto possa essere demandato ai professionisti. L’educazione dei giovani nasce infatti dall’interazione di più soggetti: famiglia, scuola, specialisti e contesto sociale. Un vero e proprio ecosistema educativo all’interno del quale ogni componente mantiene una responsabilità specifica. “In quest’ottica – aggiunge Migliarese – le famiglie non dovrebbero considerare i percorsi scolastici come una delega completa dell’educazione affettiva e sessuale dei figli”.

Il ruolo degli specialisti e la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili

La legge prevede che eventuali attività su questi temi possano essere affidate a figure qualificate. Un elemento che Migliarese valuta positivamente. “Gli specialisti – spiega – possono offrire competenze specifiche su temi complessi come lo sviluppo affettivo e identitario, la sessualità consapevole, le relazioni e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”. Da questo punto di vista, l’introduzione dell’educazione alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili nelle scuole medie e superiori rappresenta, secondo lo psichiatra, un passaggio importante sul fronte della salute pubblica. Un’educazione sanitaria corretta può contribuire ad aumentare la consapevolezza dei giovani sia rispetto alle infezioni sia rispetto ad altri aspetti della salute sessuale e riproduttiva, comprese le gravidanze indesiderate.

Costruire un’alleanza educativa tra scuola e famiglia

Resta aperta la questione di come conciliare il diritto dei genitori a partecipare alle scelte educative dei figli con la necessità di garantire a tutti i ragazzi strumenti adeguati per comprendere emozioni, relazioni e salute sessuale. Per Migliarese il rischio di creare differenze tra studenti esiste, così come accade in molti altri ambiti educativi. La risposta, però, non sta nello scontro tra scuola e famiglia, ma nella costruzione di un dialogo autentico. Lo specialista ritiene che il consenso informato possa funzionare se accompagnato da una progettazione condivisa, dalla disponibilità ad ascoltare dubbi e preoccupazioni dei genitori e dalla capacità di spiegare che questi percorsi non rispondono soltanto a un bisogno informativo, ma accompagnano lo sviluppo complessivo dei ragazzi. “Se viene utilizzato bene e rappresenta davvero un consenso informato, può essere una buona opportunità. Può diventare anche un’occasione per recuperare un rapporto sano e collaborativo tra scuola e famiglia, che – conclude – resta uno degli elementi più importanti per la crescita equilibrata degli adolescenti”.


Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato