Salute 5 Giugno 2026 14:58

Neurostimolazione del midollo spinale: +32% forza nel braccio dopo ictus in 7 pazienti

Nuova tecnica sperimentale mostra miglioramenti rapidi della mobilità dell’arto superiore nei pazienti con ictus cronico. Lo studio evidenzia un aumento medio del 32% della forza del braccio e una riduzione della spasticità grazie alla stimolazione elettrica del midollo spinale cervicale

di Viviana Franzellitti
Neurostimolazione del midollo spinale: +32% forza nel braccio dopo ictus in 7 pazienti

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pittsburgh ha sperimentato una tecnologia innovativa su sette pazienti con grave deficit motorio post-ictus. L’intervento, descritto sulla rivista scientifica Nature Medicine, si basa sulla stimolazione elettrica del tratto cervicale del midollo spinale per riattivare le connessioni nervose residue tra cervello e muscoli. I risultati indicano miglioramenti immediati della funzione del braccio durante la stimolazione e un aumento medio del 32% della forza, aprendo nuove prospettive per la riabilitazione neurologica.

Un approccio innovativo per una delle disabilità più frequenti dopo ictus

Il recupero del movimento del braccio rappresenta una delle principali sfide dopo un ictus, soprattutto nei casi cronici in cui la riabilitazione tradizionale ha effetti limitati. Lo studio nasce proprio per colmare questo gap clinico, testando una soluzione tecnologica in grado di agire direttamente sui circuiti nervosi spinali coinvolti nel controllo motorio dell’arto superiore.

Elettrodi nel midollo spinale per “riaccendere” il movimento

La tecnica prevede l’impianto di sottili elettrodi nella regione cervicale del midollo spinale. La stimolazione elettrica invia impulsi alle fibre nervose sensoriali, potenziando la comunicazione tra cervello e muscoli indeboliti. Il risultato è un miglioramento immediato della capacità di movimento quando il sistema è attivo, anche a distanza di anni dall’evento ischemico.

Miglioramenti immediati: forza +32% e meno rigidità muscolare

Durante le quattro settimane di studio tutti i pazienti hanno mostrato un aumento della forza dell’arto superiore durante la stimolazione. In parallelo è stata osservata una significativa riduzione della spasticità, uno dei principali fattori che limita la mobilità dopo l’ictus. Tuttavia, i benefici tendevano a ridursi quando il dispositivo veniva spento, suggerendo un effetto prevalentemente assistivo.

Impatto concreto sulla vita quotidiana dei pazienti

Secondo gli specialisti dell’UPMC Rehabilitation Institute, anche piccoli miglioramenti funzionali possono cambiare la vita dei pazienti: compiere gesti semplici come afferrare oggetti, vestirsi o utilizzare la mano diventa nuovamente possibile. L’obiettivo non è solo clinico, ma anche funzionale e legato all’autonomia quotidiana.

Verso studi clinici più ampi e applicazioni future

La fase pilota ha confermato sicurezza e fattibilità della tecnologia, aprendo la strada a studi su scala più ampia. Le prossime ricerche valuteranno l’efficacia a lungo termine e la possibile integrazione con la fisioterapia, con l’obiettivo di trasformare la neurostimolazione in una terapia riabilitativa concreta e accessibile.

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