Advocacy e Associazioni 29 Maggio 2026 16:38

Cittadinanzattiva: liste d’attesa troppo lunghe nel 63% dei casi, ritardi nel 40% delle visite urgenti

Visite ed esami ancora troppo difficili da prenotare nella sanità pubblica: aumentano le segnalazioni su ritardi, agende bloccate e urgenze non garantite nei tempi previsti.

di Viviana Franzellitti
Cittadinanzattiva: liste d’attesa troppo lunghe nel 63% dei casi, ritardi nel 40% delle visite urgenti

Le liste d’attesa continuano a essere uno dei problemi più gravi della sanità pubblica italiana. Nonostante i primi segnali di miglioramento registrati negli ultimi mesi, migliaia di cittadini continuano a denunciare difficoltà nel prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici nei tempi previsti. A fotografare la situazione è il nuovo monitoraggio realizzato da Cittadinanzattiva, che sarà presentato ufficialmente l’11 giugno nel corso di un incontro dedicato al tema delle attese sanitarie. I dati raccolti mostrano un quadro ancora molto critico: nel 63% dei casi i cittadini segnalano tempi troppo lunghi e non rispettosi dei codici di priorità indicati nelle prescrizioni mediche, mentre oltre un terzo denuncia la presenza di agende chiuse o bloccate. Particolarmente preoccupante anche la situazione delle prestazioni urgenti: il 40% delle visite specialistiche urgenti non verrebbe garantito entro i tre giorni previsti dalla normativa.

Tempi lunghi e agende chiuse: cosa segnalano i cittadini

Secondo le segnalazioni raccolte nel corso del 2025, il problema principale resta il mancato rispetto delle tempistiche previste dal Servizio sanitario nazionale. In particolare, oltre la metà dei cittadini riferisce che gli esami diagnostici non vengono effettuati entro i tempi indicati dal codice di priorità assegnato dal medico. A pesare è anche il fenomeno delle agende chiuse, ovvero l’impossibilità di prenotare una prestazione perché il sistema non mette a disposizione date utili. Una situazione che spesso costringe i pazienti ad aspettare mesi, a spostarsi in altre strutture o a rivolgersi alla sanità privata pagando di tasca propria.

Visite urgenti fuori dai tempi previsti dalla legge

Tra i dati più critici emerge quello relativo alle visite urgenti. Secondo il monitoraggio, circa il 40% delle prestazioni urgenti non viene erogato entro le 72 ore stabilite. Un ritardo che può avere conseguenze importanti soprattutto per i pazienti più fragili o per chi necessita di accertamenti rapidi. Le difficoltà riguardano diverse aree del Paese e confermano come il problema delle liste d’attesa continui a incidere concretamente sul diritto di accesso alle cure.

La piattaforma nazionale e i primi segnali di miglioramento

Nel frattempo arrivano anche i dati aggiornati della piattaforma nazionale sulle liste d’attesa realizzata da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Il confronto tra il primo quadrimestre del 2025 e quello del 2026 evidenzia alcuni miglioramenti nei tempi medi di attesa. Secondo gli osservatori, si tratta di un segnale positivo soprattutto sul fronte della trasparenza dei dati e della collaborazione tra Governo e Regioni. Restano però ancora molti aspetti da migliorare per rendere il sistema davvero efficace e utile ai cittadini.

I problemi ancora aperti

Tra le principali criticità segnalate c’è la mancanza di dati dettagliati sulle singole Asl, elemento fondamentale per capire dove si concentrano maggiormente ritardi e inefficienze. Restano inoltre poche informazioni sui cosiddetti percorsi di garanzia, cioè i meccanismi che dovrebbero assicurare al cittadino la prestazione nei tempi previsti anche quando non ci sono disponibilità nel canale pubblico ordinario. Attenzione anche alle visite di controllo per pazienti cronici e fragili e al fenomeno delle prescrizioni mai prenotate, spesso legato alle difficoltà di accesso ai Cup o alla scelta obbligata di rivolgersi al privato.

Disuguaglianze territoriali ancora forti

Il quadro emerso conferma, infine, forti differenze tra territori e aziende sanitarie. In alcune aree prenotare una visita o un esame nei tempi previsti resta estremamente difficile, con conseguenze dirette sui cittadini e sulla continuità delle cure. Per questo, viene chiesto un monitoraggio sempre più dettagliato e aggiornato, capace di individuare rapidamente le situazioni più critiche e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni sanitarie.


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