Al Congresso EASL 2026 Gilead ha presentato nuovi dati su seladelpar nella colangite biliare primitiva. Le analisi dello studio ASSURE mostrano riduzioni durature della fosfatasi alcalina (ALP) e confermano il profilo di efficacia e sicurezza del farmaco anche in pazienti ad alto rischio e con malattia non adeguatamente controllata
Al Congresso 2026 della European Association for the Study of the Liver (EASL), in corso a Barcellona fino al 30 maggio, Gilead ha presentato nuovi risultati derivanti da un’analisi post hoc su seladelpar, agonista orale PPAR-delta per il trattamento della colangite biliare primitiva (PBC). I dati mostrano come il farmaco sia associato a tassi elevati e duraturi di normalizzazione della fosfatasi alcalina (ALP), considerata uno dei principali marcatori biochimici della malattia.
In uno studio di Fase III ancora in corso, i pazienti con livelli elevati di ALP (compresi tra 1,0 e 1,67×ULN) hanno evidenziato riduzioni significative del marker dopo il trattamento con seladelpar. I risultati rafforzano il potenziale ruolo del farmaco nei pazienti con colangite biliare primitiva che continuano a presentare livelli elevati di ALP nonostante la terapia di prima linea.
Le evidenze raccolte, inoltre, assumono particolare rilevanza anche perché riguardano una popolazione storicamente poco rappresentata negli studi clinici randomizzati: i pazienti con malattia non adeguatamente controllata dal punto di vista biochimico.
“Il raggiungimento della normalizzazione dell’ALP è sempre più riconosciuto come un obiettivo terapeutico chiave nella PBC, data la sua correlazione con migliori esiti clinici a lungo termine”, osserva Cynthia Levy, Professore di Medicina e Associate Director dello Schiff Center for Liver Diseases presso l’Università di Miami, “Questi dati dimostrano che seladelpar può aiutare i pazienti che non hanno raggiunto la normalizzazione dell’ALP a conseguire questo importante obiettivo biochimico e supportano il suo potenziale ruolo in una popolazione più ampia di persone con PBC, incluse quelle con livelli di ALP inferiori”.
Lo studio ASSURE
ASSURE è uno studio di Fase III open-label, tuttora in corso, che valuta sicurezza ed efficacia a lungo termine di seladelpar in persone con colangite biliare primitiva precedentemente arruolate in altri studi clinici sul farmaco.
In un’analisi ad interim post hoc, seladelpar ha mostrato una riduzione elevata e duratura dell’ALP nei partecipanti con valori basali compresi tra 1,0 e 1,67×ULN. Su 50 pazienti arruolati, l’83% di quelli valutabili ha raggiunto a 12 mesi la normalizzazione composita dell’ALP — definita come ALP =1×ULN e riduzione =15% — mentre il 74% ha mantenuto lo stesso endpoint a 24 mesi, confermando una risposta persistente nel tempo.
I livelli medi di ALP hanno mostrato un calo sostanziale rispetto al basale, mantenendosi ridotti durante il follow-up a lungo termine. Miglioramenti sono stati osservati anche in altri marcatori di colestasi, incluse le gamma-glutamil transferasi (GGT), mentre la bilirubina totale è rimasta complessivamente stabile.
La popolazione inclusa nell’analisi comprendeva anche pazienti con fattori associati a maggiore rischio di progressione della malattia, tra cui cirrosi ed età più giovane alla diagnosi. Seladelpar è risultato generalmente ben tollerato, senza interruzioni del trattamento dovute a eventi avversi durante il follow-up fino a due anni e senza nuovi segnali di sicurezza rispetto ai dati già noti.
Evidenze anche da un’analisi esplorativa
Un’ulteriore analisi esplorativa sull’intera popolazione dello studio ASSURE ha mostrato che l’85% dei partecipanti che avevano raggiunto una risposta biochimica a 12 mesi, seguiti per tre anni, ha mantenuto stabile o migliorato la rigidità del fegato, parametro associato agli esiti clinici a lungo termine.
“I dati presentati si aggiungono al crescente corpo di evidenze cliniche che supportano il ruolo di seladelpar come approccio terapeutico nelle persone con PBC”, afferma Swati Tole, Clinical Development, Inflammation presso Gilead Sciences, “Combinando la normalizzazione dell’ALP con un’efficace gestione dei sintomi, fornisce un approccio più olistico al trattamento. Con seladelpar, puntiamo ad intervenire su entrambi– migliorare il prurito, uno dei sintomi più debilitanti della PBC, e normalizzare l’ALP, un marcatore chiave del rischio di progressione della malattia – favorendo un approccio completo alla gestione della malattia”.
Ulteriori analisi ad interim degli studi ASSURE e RESPONSE continuano a supportare il profilo di efficacia e sicurezza a lungo termine di seladelpar in un’ampia popolazione di pazienti con colangite biliare primitiva. I risultati si aggiungono ai dati già presentati al The Liver Meeting 2025 e rafforzano il potenziale del farmaco nel favorire un beneficio clinico duraturo sia nei pazienti con colangite biliare primitiva, sia nelle popolazioni considerate ad alto rischio.
Seladelpar è approvato per il trattamento della colangite biliare primitiva in combinazione con acido ursodesossicolico (UDCA) negli adulti che hanno una risposta inadeguata al solo UDCA, o in monoterapia in coloro che non tollerano l’UDCA, negli Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Israele, nonché nello Spazio Economico Europeo, in Svizzera e in Canada.