Salute 26 Maggio 2026 13:40

CMT2A, scoperto un biomarcatore nel sangue per misurare il danno ai nervi

Lo studio condotto da Università Statale e Policlinico di Milano mostra livelli elevati di due marcatori nel sangue dei pazienti, utili per misurare la progressione della malattia.

di Arnaldo Iodice
CMT2A, scoperto un biomarcatore nel sangue per misurare il danno ai nervi

Un biomarcatore misurabile nel sangue capace di rilevare il danno ai nervi periferici nella malattia di Charcot-Marie-Tooth di tipo 2A (CMT2A): è la principale scoperta di uno studio appena pubblicato su Scientific Reports, condotto dai ricercatori del “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano e del Policlinico di Milano, in collaborazione con l’IRCCS E. Medea di Bosisio Parini, in provincia di Lecco.

Per la prima volta, uno studio valuta in modo sistematico i biomarcatori sierici in una coorte di pazienti affetti da CMT2A, la forma assonale più comune di neuropatia periferica ereditaria, causata da mutazioni nel gene Mitofusina2 (MFN2). La CMT2A è una malattia neuromuscolare rara che provoca una progressiva degenerazione delle fibre nervose, con debolezza muscolare, perdita della sensibilità e difficoltà nel cammino. Ad oggi non esiste alcuna terapia approvata e, fino a questo studio, mancavano strumenti oggettivi per misurare la progressione della malattia o valutare l’efficacia di nuovi trattamenti.

NfL e FGF21, due segnali biologici promettenti

La ricerca, coordinata dalla Prof.ssa Stefania Paola Corti e dalla Dott.ssa Elena Abati del Laboratorio di Cellule Staminali Neurali del “Centro Dino Ferrari”, ha misurato nel sangue quattro molecole candidate in 15 pazienti affetti da CMT2A, 10 controlli sani e 16 pazienti affetti da altre malattie neuromuscolari, cioè Sclerosi Laterale Amiotrofica – SLA e Atrofia Spinale Muscolare -SMA- di tipo 3. Gli stessi biomarcatori sono stati valutati nel modello animale transgenico di CMT2A, cioè geneticamente modificato per riprodurre la malattia umana. “Il neurofilamento a catena leggera – NfL – si è rivelato elevato nel sangue dei pazienti con CMT2A rispetto ai controlli sani, e questo dato è stato confermato anche negli animali affetti”, spiega la Dott.ssa Elena Abati, prima autrice dello studio. “I livelli di NfL nei pazienti con CMT2A sono risultati intermedi tra quelli osservati nei pazienti affetti da SLA e SMA3: questo suggerisce che il biomarcatore possa aiutare a distinguere la CMT2A da condizioni clinicamente simili, con un semplice prelievo di sangue”.

Lo studio ha identificato anche un secondo biomarcatore promettente: l’FGF21, Fibroblast Growth Factor 21, una proteina che aumenta quando le cellule sono sottoposte a stress mitocondriale, cioè ad un’alterazione del funzionamento dei mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Anche questo biomarcatore è risultato significativamente elevato nei pazienti con CMT2A.

Verso trial clinici più efficaci e accessibili

Il dato sull’FGF21 è coerente con il meccanismo alla base della malattia: la CMT2A è infatti causata da mutazioni del gene MFN2, fondamentale per il corretto funzionamento dei mitocondri. Le alterazioni di questo gene compromettono la fusione e il trasporto dei mitocondri all’interno delle cellule nervose, contribuendo al danno progressivo dei nervi periferici tipico della malattia. “Disporre di biomarcatori validati nel sangue significa poter misurare oggettivamente l’effetto delle nuove terapie – inclusi gli approcci di terapia genica che stiamo sviluppando – senza ricorrere a procedure invasive”, sottolinea la Dott.ssa Federica Rizzo, co-autrice dello studio. “Questo studio è un tassello fondamentale verso trial clinici più efficaci e accessibili per i pazienti con CMT2A”.

Lo studio descrive inoltre tre nuove varianti del gene MFN2, p.Ile88Val, p.Lys243Met, p.Leu733Pro, finora mai riportate in letteratura, ampliando ulteriormente la conoscenza dell’eterogeneità genetica della CMT2A. La ricerca è stata resa possibile grazie al sostegno economico centrale dell’Associazione Progetto Mitofusina 2 onlus, il cui supporto è stato determinante per portare avanti questa linea di ricerca. Un contributo fondamentale è venuto anche dai pazienti affiliati ad ACMT-Rete, l’associazione italiana per la CMT, che hanno partecipato allo studio su base volontaria e previo rilascio di consenso informato scritto, donando campioni biologici essenziali per la validazione dei biomarcatori.

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