Salute 25 Maggio 2026 16:39

Parkinson, gli ultrasuoni eliminano il tremore senza bisturi: “Recuperata l’autonomia nei primi pazienti trattati”

Al Policlinico Universitario Vanvitelli i primi risultati della terapia con ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica. Nei dieci pazienti trattati riduzione del tremore fino al 100% e ritorno alle attività quotidiane

di I.F.
Parkinson, gli ultrasuoni eliminano il tremore senza bisturi: “Recuperata l’autonomia nei primi pazienti trattati”

Tornare a scrivere senza che la mano tremi, usare le posate con sicurezza, radersi da soli o mettersi al volante senza paura. Azioni apparentemente semplici che per molte persone con Parkinson o tremore essenziale diventano progressivamente difficili, fino a compromettere l’autonomia e la qualità della vita. Oggi, però, una nuova tecnologia potrebbe offrire una risposta a quei pazienti per i quali le terapie farmacologiche non sono più sufficienti. A dimostrarlo sono i risultati ottenuti al Policlinico Universitario Luigi Vanvitelli di Napoli, primo centro del Mezzogiorno a utilizzare una versione avanzata della terapia con ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica. Nei primi dieci pazienti sottoposti al trattamento, quattro affetti da malattia di Parkinson e sei da tremore essenziale, i medici hanno osservato una marcata riduzione dei sintomi, con un recupero quasi immediato di molte funzioni compromesse dalla malattia.

Quando il tremore limita la vita quotidiana

Tra i primi a beneficiare della procedura c’è Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, che racconta come la malattia avesse progressivamente ridotto la sua indipendenza. “Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia, dopo la terapia a ultrasuoni il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l’auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia”. Una testimonianza che rende concreta la portata di una tecnologia destinata a modificare l’approccio terapeutico nei disturbi del movimento più invalidanti.

Come funziona il “caschetto” a ultrasuoni

A differenza della stimolazione cerebrale profonda, che richiede l’impianto chirurgico di elettrodi nel cervello, questa procedura non prevede incisioni né interventi invasivi. Il trattamento viene eseguito mentre il paziente è posizionato all’interno di uno scanner per risonanza magnetica e indossa uno speciale casco dotato di oltre mille sorgenti ultrasoniche. Gli ultrasuoni vengono concentrati con precisione millimetrica su una piccola area cerebrale coinvolta nella generazione del tremore. Il calore prodotto determina una lesione controllata del bersaglio terapeutico, interrompendo il circuito responsabile del disturbo motorio. La procedura dura mediamente tra le tre e le quattro ore e il paziente rimane sveglio per tutta la durata del trattamento. Questo consente al team medico di verificare in tempo reale gli effetti della terapia e di valutare immediatamente il miglioramento dei sintomi.

Risultati immediati e beneficio duraturo

Secondo Alessandro Tessitore, ordinario di Neurologia all’Università Vanvitelli e presidente della Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento (Limpe-Dismov), i risultati ottenuti nei primi pazienti confermano il valore clinico della metodica. Nei dieci casi trattati la riduzione del tremore è stata compresa tra l’80 e il 100%, con una sola eccezione in cui il miglioramento si è attestato tra il 40 e il 50%, comunque considerato clinicamente significativo. In tutti i pazienti è stato registrato un recupero funzionale immediato, con benefici evidenti nelle attività quotidiane. I dati di follow-up disponibili mostrano inoltre che il controllo dei sintomi può mantenersi significativo anche a distanza di cinque anni dal trattamento, pur tenendo conto della naturale progressione della malattia. Nei casi in cui il tremore dovesse ripresentarsi, la procedura può essere nuovamente presa in considerazione dopo un’attenta valutazione clinica e neuroradiologica.

Una possibilità anche oltre il tremore

Se inizialmente la terapia era destinata soprattutto ai pazienti con tremore essenziale o con Parkinson caratterizzato da tremore resistente ai farmaci, le più recenti evoluzioni della tecnica stanno ampliando le possibili applicazioni. La selezione di nuovi bersagli cerebrali ha infatti mostrato risultati incoraggianti anche in persone con forme di Parkinson in cui predominano rigidità e rallentamento motorio piuttosto che il tremore. Un’evoluzione che potrebbe offrire nuove opportunità terapeutiche a pazienti che dispongono di poche alternative quando la terapia farmacologica non riesce più a controllare adeguatamente i sintomi.

Una tecnologia che guarda anche alla ricerca

L’introduzione della piattaforma a ultrasuoni rappresenta anche un investimento sul fronte scientifico e formativo. Oltre all’attività assistenziale, la nuova apparecchiatura consentirà infatti di sviluppare progetti di ricerca dedicati alle patologie neurologiche e neurodegenerative e di offrire opportunità di formazione avanzata a studenti, specializzandi e giovani ricercatori. Per la Campania si tratta inoltre di un passo importante nella costruzione di una rete assistenziale ad alta specializzazione, capace di ridurre la mobilità sanitaria e di offrire ai pazienti del Sud Italia l’accesso a tecnologie innovative già disponibili in pochi centri nazionali. Più che una semplice innovazione tecnologica, la terapia con ultrasuoni focalizzati sembra oggi rappresentare una nuova possibilità di recuperare autonomia e qualità di vita per persone che, a causa del tremore, avevano progressivamente rinunciato a gesti quotidiani fondamentali.

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