Uno studio britannico mostra che comuni inquinanti interni ed esterni possono alterare funzione respiratoria e attività cerebrale entro quattro ore, con effetti diversi in base alla fonte.
Una nuova ricerca britannica indica che anche una breve esposizione ai comuni inquinanti atmosferici può modificare, in modo distinto, la funzione polmonare e l’attività cerebrale. Lo studio, pubblicato su npj Clean Air e condotto da un gruppo di scienziati britannici, mostra che sostanze presenti nell’aria interna ed esterna possono produrre effetti misurabili entro appena quattro ore dall’esposizione. Il lavoro offre nuovi elementi per comprendere il rapporto tra inquinamento atmosferico, salute del cervello e possibile rischio di demenza. L’inquinamento può infatti agire direttamente, quando particelle nocive penetrano nel cervello, oppure indirettamente, attraverso l’infiammazione polmonare che influenza a sua volta l’attività cerebrale. Finora la qualità dell’aria è stata spesso valutata soprattutto in base alla quantità totale di particolato. Questo studio suggerisce invece che la fonte dell’inquinamento conta quanto la concentrazione.
Con l’aumento delle malattie neurologiche, l’invecchiamento della popolazione e l’urbanizzazione crescente, capire queste differenze diventa un tema urgente di salute pubblica. I risultati indicano inoltre che esposizioni brevi, considerate spesso trascurabili, possono lasciare tracce biologiche rapide e differenziate negli stessi individui osservati, aprendo nuove domande cliniche e regolatorie molto importanti per la prevenzione.
Dentro lo studio clinico sull’esposizione
I partecipanti allo studio sono stati esposti, in condizioni controllate, ad aria pulita, aerosol organico secondario di limonene, gas di scarico diesel, fumo di legna ed emissioni di cottura. Il limonene è una fragranza agrumata comunemente usata nei prodotti per la pulizia e rappresenta quindi una fonte di inquinamento domestico tutt’altro che rara.
Dopo 60 minuti di esposizione e una pausa di quattro ore, i ricercatori hanno valutato la funzione respiratoria e diverse prestazioni cognitive, tra cui memoria di lavoro, attenzione selettiva, elaborazione socio-emotiva, velocità psicomotoria e controllo motorio. Le risposte respiratorie hanno mostrato che il limonene ha avuto l’impatto maggiore sulla funzione polmonare, seguito dal fumo di legna, dai gas di scarico diesel e infine dalle emissioni di cottura. Il dato è rilevante perché le miscele erano state regolate per contenere livelli simili di particolato, secondo il criterio oggi più usato per misurare l’inquinamento atmosferico nei controlli.
L’autore principale, Thomas Faherty dell’Università di Birmingham, ha affermato: “Questo studio clinico unico ha evidenziato l’importanza dell’asse polmone-cervello nelle risposte cerebrali all’inquinamento atmosferico. Esporre in sicurezza gli stessi individui a diverse miscele di inquinanti reali ci ha permesso di rilevare differenze tra gli inquinanti, dimostrando il valore di questo approccio per ulteriori ricerche sul legame tra inquinamento e demenza”.
Effetti cognitivi non uniformi
La ricerca ha rilevato anche effetti cognitivi non uniformi. I gas di scarico diesel e il fumo di legna hanno migliorato la velocità di elaborazione, mentre l’aerosol organico secondario derivato dal limonene ha migliorato la memoria di lavoro rispetto alle emissioni prodotte dalla cottura. Allo stesso tempo, i gas di scarico diesel hanno mostrato segnali di compromissione delle funzioni esecutive. Il quadro, dunque, non è lineare: alcuni indicatori sembrano migliorare, altri peggiorare. Secondo il team, una possibile spiegazione riguarda la presenza di ossidi di azoto, noti come vasodilatatori, che potrebbero alterare il flusso sanguigno al cervello e contribuire a questi effetti contrastanti. Proprio questa variabilità rende lo studio utile per superare letture troppo semplici della qualità dell’aria quotidiana urbana domestica.
Perché conta la fonte dell’inquinamento
“Sebbene le miscele di inquinanti siano state regolate in modo da contenere livelli simili di particolato, che è il metodo attualmente utilizzato per misurare l’inquinamento atmosferico, non abbiamo osservato una risposta unica e uniforme. Al contrario, ogni fonte di inquinamento ha prodotto un proprio schema di cambiamenti a breve termine nei polmoni e nel cervello. Questo ci indica che il corpo non reagisce a tutti gli inquinanti atmosferici allo stesso modo: la fonte e la composizione dell’inquinamento sono davvero importanti”, afferma Gordon McFiggans. È questo il punto centrale dello studio: non basta sapere quanto particolato è presente nell’aria, bisogna capire da dove proviene e quali sostanze lo compongono. Riconoscere queste differenze può aiutare a definire politiche pubbliche più precise, migliorare le diagnosi cliniche e sviluppare strategie di protezione più mirate. La questione riguarda sia gli ambienti esterni, segnati dal traffico e dalla combustione della legna, sia gli spazi chiusi, dove prodotti per la pulizia e cottura dei cibi possono contribuire all’esposizione quotidiana. Poiché effetti misurabili sono stati rilevati dopo appena 60 minuti di esposizione, i risultati suggeriscono che esposizioni più lunghe o ripetute potrebbero avere conseguenze importanti sulla salute del cervello nel lungo periodo.
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