Salute 21 Maggio 2026 09:10

Calcio e vitamina D non prevengono fratture e cadute, gli scienziati: “Rivedere le linee guida”

Una nuova revisione sistematica e metanalisi pubblicata sul British Medical Journal conclude che gli integratori di calcio, vitamina D o la loro combinazione apportano benefici minimi o nulli nella prevenzione di fratture e cadute nella maggior parte degli anziani

di Isabella Faggiano
Calcio e vitamina D non prevengono fratture e cadute, gli scienziati: “Rivedere le linee guida”

Per anni calcio e vitamina D sono stati considerati alleati imprescindibili della salute delle ossa. A milioni di persone anziane in tutto il mondo vengono prescritti o consigliati integratori con l’obiettivo di ridurre il rischio di fratture e prevenire le cadute. Ma le prove scientifiche più aggiornate raccontano una storia diversa. Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata sul British Medical Journal e coordinata da Olivier Massé del Department of Pharmacy del CIUSSS du Nord-de-l’Île-de-Montréal, in Canada, conclude infatti che l’assunzione di calcio, vitamina D o della loro combinazione produce effetti clinicamente irrilevanti, quando non del tutto assenti, nella prevenzione di fratture e cadute nella maggior parte della popolazione anziana. Secondo gli autori, le evidenze oggi disponibili sono sufficientemente solide da giustificare una revisione delle attuali linee guida e delle raccomandazioni rivolte alla popolazione generale.

Lo studio: oltre 150 mila partecipanti analizzati

La revisione ha preso in esame 69 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto complessivamente 153.902 adulti. L’obiettivo era valutare se gli integratori di calcio, vitamina D o la loro associazione fossero in grado di ridurre il numero di fratture e di cadute rispetto al placebo o all’assenza di trattamento. L’analisi ha mostrato risultati sostanzialmente sovrapponibili tra le diverse strategie di supplementazione: i benefici osservati sono risultati minimi o nulli sia per le fratture complessive sia per quelle considerate più gravi, come le fratture dell’anca. Anche per quanto riguarda le cadute non sono emerse riduzioni clinicamente significative. Gli autori sottolineano che la certezza delle prove è risultata da moderata ad alta per la maggior parte degli esiti valutati. Nel caso dell’associazione calcio-vitamina D, ad esempio, la riduzione assoluta del rischio di fratture totali è stata pari appena all’1%, una differenza considerata insufficiente per tradursi in un beneficio clinico rilevante per la maggior parte delle persone.

Un problema di salute pubblica in continua crescita

Le conclusioni dello studio assumono particolare rilievo se si considera l’impatto delle cadute nella popolazione anziana. Circa il 30% delle persone con più di 65 anni cade almeno una volta all’anno; la percentuale supera il 50% tra coloro che vivono nelle strutture residenziali. Una quota significativa di questi episodi provoca fratture, con conseguenze spesso pesanti in termini di dolore, perdita di autonomia, riduzione della qualità di vita e necessità di assistenza a lungo termine. A livello globale, l’incidenza delle cadute e gli anni di vita vissuti con disabilità correlati a questi eventi sono aumentati in modo marcato negli ultimi decenni e si prevede che continueranno a crescere parallelamente all’invecchiamento della popolazione.

Perché calcio e vitamina D sono stati raccomandati per così tanto tempo?

L’ipotesi che l’integrazione potesse proteggere dalle fratture nasce dal ruolo fondamentale di calcio e vitamina D nel metabolismo osseo. Diversi studi osservazionali hanno evidenziato associazioni tra bassi livelli di vitamina D, scarso apporto di calcio e ridotta densità minerale ossea. Tuttavia, come ricordano gli autori dell’editoriale che accompagna lo studio sul BMJ, le associazioni osservate non equivalgono necessariamente a un rapporto di causa-effetto. Per questo motivo sono gli studi clinici randomizzati a rappresentare il riferimento più affidabile per valutare l’efficacia di un intervento. Nonostante l’assenza di prove convincenti, negli ultimi anni le prescrizioni di vitamina D sono aumentate in molti Paesi. Nel solo Québec, ad esempio, la spesa pubblica per le prescrizioni di vitamina D ha raggiunto i 43 milioni di dollari nel 2025, senza considerare gli integratori acquistati liberamente dai cittadini o il costo degli esami di laboratorio per il dosaggio della vitamina.

Le linee guida vanno riviste?

Per i ricercatori la risposta è sì. I risultati dello studio, scrivono glia autori , “non supportano l’integrazione routinaria con calcio o vitamina D, da soli o in combinazione, per prevenire fratture e cadute”. Per questo motivo medici, società scientifiche, organismi regolatori e gruppi che elaborano le linee guida dovrebbero riesaminare le raccomandazioni oggi in vigore alla luce delle evidenze più recenti. Gli autori precisano che rimangono ancora aree di incertezza per alcune categorie particolari, come le persone con grave carenza di vitamina D, i soggetti con precedenti fratture o i pazienti già in trattamento per l’osteoporosi. Per questi gruppi saranno necessari ulteriori studi specifici prima di poter trarre conclusioni definitive.

Più esercizio fisico, meno pillole

Se gli integratori non sembrano offrire vantaggi concreti alla maggior parte degli anziani, quali strategie possono davvero ridurre il rischio di cadute? La risposta arriva dalle stesse evidenze citate nell’editoriale del BMJ. Programmi di esercizio fisico mirati all’equilibrio e al potenziamento muscolare, insieme a interventi multifattoriali che includono la valutazione dei rischi domestici, l’educazione sanitaria e misure personalizzate in base alle caratteristiche individuali, hanno dimostrato di ridurre in modo significativo cadute e lesioni correlate. Per questo motivo gli esperti suggeriscono di spostare l’attenzione dalle integrazioni di routine verso interventi preventivi che hanno già mostrato un impatto concreto sulla salute e sull’autonomia delle persone anziane.

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