Al congresso della SINPE gli esperti rilanciano il ruolo della nutrizione clinica come parte integrante delle cure, dalla terapia intensiva all'oncologia, dagli anziani fragili ai neonati pretermine
Può colpire un malato oncologico, un anziano fragile, una persona sottoposta a un intervento chirurgico o un bambino ricoverato. Spesso passa inosservata perché non coincide necessariamente con la magrezza e può interessare anche persone apparentemente normopeso o in sovrappeso. Eppure la malnutrizione correlata a malattia rappresenta una delle condizioni cliniche che più incidono sugli esiti delle cure, sulla qualità della vita dei pazienti e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Secondo le stime presentate durante lo Spring Event 2026 della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo, la malnutrizione interessa fino al 50% dei pazienti ricoverati e circa un quarto dei pazienti pediatrici. Una condizione che aumenta di 2,6 volte il rischio di mortalità, triplica la probabilità di complicanze e prolunga di circa il 30% la degenza ospedaliera. Le conseguenze economiche sono altrettanto rilevanti: il costo stimato per il Servizio sanitario nazionale varia tra 2,5 e 10 miliardi di euro all’anno, mentre in Europa supera i 170 miliardi di euro.
Non significa soltanto mangiare poco
La malnutrizione viene spesso associata alla carenza di cibo, ma il problema è molto più complesso. “Non significa solo ‘mangiare poco’, la malnutrizione è una condizione in cui l’organismo non riceve o non riesce a utilizzare correttamente energia, proteine e nutrienti necessari per funzionare in modo adeguato – spiega Antonella Lezo -. Può colpire persone di qualunque età e si sviluppa spesso durante una malattia importante – come tumori, infezioni, interventi chirurgici, insufficienza d’organo o lunghe degenze ospedaliere – anche in persone apparentemente normopeso o sovrappeso”. La perdita di massa muscolare, la riduzione delle difese immunitarie e la minore capacità di recupero rendono infatti i pazienti più vulnerabili alle complicanze e possono compromettere l’efficacia dei trattamenti.
La nutrizione clinica diventa una “medicina di sistema”
Per gli specialisti non si tratta più di un semplice supporto alle terapie, ma di una componente essenziale del percorso di cura. “Proprio la crescente consapevolezza dell’impatto clinico, umano ed economico della malnutrizione – prosegue Lezo– sta spingendo la nutrizione clinica verso un nuovo riconoscimento: non più ‘supporto accessorio’, ma infrastruttura terapeutica trasversale, vera medicina di sistema, capace di influenzare prognosi, complicanze, recupero funzionale, risposta ai farmaci, durata della degenza e qualità di vita lungo l’intero continuum di cura — dall’ospedale al territorio, fino al domicilio. Come ha evidenziato anche il dottor Marco Silano, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, nella sua lettura magistrale, la nutrizione clinica è ormai una componente strutturale della medicina moderna. Da qui la necessità di modelli assistenziali sempre più integrati, multidisciplinari e personalizzati”. Il messaggio emerso dal congresso è chiaro: individuare precocemente il rischio nutrizionale e intervenire tempestivamente può migliorare gli esiti clinici e ridurre il peso economico delle cure.
Dall’oncologia alla terapia intensiva, le nuove frontiere della ricerca
Tra i temi al centro del confronto scientifico vi è stato il ruolo della nutrizione nelle malattie oncologiche. Gli specialisti hanno discusso le prospettive della ricerca e l’aggiornamento delle linee guida, soffermandosi anche su un fenomeno in crescita: la diffusione di informazioni nutrizionali prive di basi scientifiche. Secondo gli esperti, digiuni estremi, regimi alimentari non validati ed eliminazioni arbitrarie di intere categorie di alimenti possono rappresentare un rischio concreto per i pazienti, soprattutto in presenza di patologie croniche o oncologiche, favorendo la perdita di massa muscolare e riducendo l’aderenza alle terapie. Ampio spazio è stato dedicato anche alla terapia intensiva, dove la ricerca si orienta verso approcci sempre più personalizzati basati sulla nutrizione di precisione, sullo studio del microbioma intestinale e sull’impiego di formule enterali innovative arricchite con fibre e componenti immunomodulanti. Anche in chirurgia la nutrizione è ormai considerata parte integrante del percorso perioperatorio e uno strumento per migliorare il recupero post-operatorio.
Dall’anziano fragile al neonato pretermine
La nutrizione clinica assume un ruolo cruciale soprattutto nelle fasi più delicate della vita. In Italia gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione e la fragilità nutrizionale è tra i principali fattori associati a perdita di autonomia, ospedalizzazioni ripetute e peggioramento della qualità di vita. Per questo i nuovi modelli assistenziali puntano su screening sistematici, valutazione della sarcopenia, programmi nutrizionali personalizzati e continuità delle cure tra ospedale e domicilio. Al tempo stesso, la nutrizione rappresenta un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo neurologico dei bambini. Nei neonati pretermine, nei piccoli pazienti oncologici e nei bambini con insufficienza intestinale cronica, la ricerca sta sviluppando strategie sempre più sofisticate che integrano competenze mediche, nutrizionali e assistenziali, con un ruolo crescente dell’assistenza domiciliare e della presa in carico multidisciplinare.
Contro la disinformazione alimentare
Tra le sfide emergenti individuate dagli specialisti vi è anche quella della cosiddetta “disinformazione nutrizionale”. In un contesto in cui consigli alimentari e presunte cure circolano rapidamente sui social network, il rischio è che i pazienti adottino comportamenti potenzialmente dannosi senza confrontarsi con professionisti qualificati. Per questo la SINPE richiama l’attenzione sulla necessità di affidarsi a indicazioni basate sulle evidenze scientifiche e di considerare la nutrizione come parte integrante del percorso terapeutico, al pari dei farmaci e delle altre strategie di cura. L’obiettivo, sottolineano gli esperti, è costruire una medicina sempre più personalizzata e multidisciplinare, nella quale la nutrizione non rappresenti un intervento accessorio, ma uno strumento terapeutico capace di migliorare prognosi, qualità di vita e sostenibilità del sistema sanitario.
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