Meno fumo e alcol in gravidanza, ma persistono forti disuguaglianze territoriali nei comportamenti. Troppi bambini davanti agli schermi e pochi allattati al seno. È il quadro che emerge dalla Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni coordinata dall'Iss
La salute non inizia con la prima visita dal pediatra. Comincia molto prima, durante la gravidanza, e continua a modellarsi nei mesi che seguono la nascita attraverso gesti quotidiani apparentemente semplici: assumere correttamente l’acido folico, evitare fumo e alcol, allattare al seno, leggere una storia, limitare il tempo trascorso davanti a uno schermo. È in questa finestra temporale, definita dagli esperti “primi mille giorni”, che si pongono le basi dello sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo di ogni bambino. E se da un lato le famiglie italiane mostrano una crescente attenzione verso alcuni comportamenti protettivi, dall’altro persistono differenze territoriali e sociali che continuano a influenzare le opportunità di salute fin dalla nascita. È quanto emerge dall’ultima rilevazione della Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, promossa dal Ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità.
Meno fumo e alcol in gravidanza, ma gli obiettivi sono ancora lontani
I dati mostrano segnali incoraggianti. Oggi sono sempre meno le donne che dichiarano di fumare o consumare alcol durante la gravidanza. Le madri che riferiscono di aver fumato mentre aspettavano un figlio sono il 5,5%, mentre il consumo di bevande alcoliche riguarda una quota minoritaria della popolazione femminile. Tuttavia, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Durante l’allattamento sia il consumo di tabacco sia quello di alcol tendono ad aumentare rispetto alla gravidanza. Inoltre, quasi una madre su tre vive in un contesto domestico in cui il partner o altri conviventi fumano, esponendo il bambino al rischio di fumo passivo.
Acido folico: quasi tutte le donne lo assumono, ma spesso troppo tardi
Uno dei dati più significativi riguarda l’acido folico, fondamentale per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale nel nascituro. Se oltre il 93% delle donne dichiara di averlo assunto in occasione della gravidanza, soltanto il 35,4% lo fa nei tempi corretti, cioè prima del concepimento e nelle prime settimane di gestazione. Nella maggior parte dei casi l’integrazione inizia quando la gravidanza è già avviata, limitandone quindi l’efficacia preventiva. Anche in questo caso emergono differenze territoriali importanti: le regioni del Nord registrano percentuali più elevate rispetto a quelle del Mezzogiorno.
Allattamento al seno: il Sud continua a registrare i valori più bassi
Tra gli indicatori che mostrano maggiori criticità figurano quelli relativi all’allattamento. A due-tre mesi di vita meno della metà dei bambini riceve esclusivamente latte materno e la percentuale si riduce ulteriormente tra il quarto e il quinto mese. Le differenze regionali sono marcate: i valori più bassi si osservano prevalentemente nelle regioni meridionali, mentre le performance migliori si registrano nelle province autonome del Nord. Non solo. Oltre il 13% dei bambini italiani non riceve mai latte materno e anche l’allattamento oltre il primo anno di vita risulta meno frequente nelle regioni del Sud.
Sempre più schermi nei primi anni di vita
Accanto ai temi tradizionali della prevenzione emergono nuove sfide legate alla trasformazione digitale delle abitudini familiari. L’indagine evidenzia che già tra i due e i cinque mesi di età il 14,6% dei bambini trascorre del tempo davanti a televisione, smartphone, tablet o computer. La situazione peggiora con la crescita e raggiunge livelli particolarmente elevati nelle regioni meridionali. In Sicilia, ad esempio, quasi un bambino su quattro tra i due e i cinque mesi viene esposto agli schermi e oltre un terzo degli undici-quindici mesi trascorre almeno una o due ore al giorno davanti a un dispositivo elettronico. Numeri che preoccupano gli esperti, considerando le raccomandazioni internazionali che sconsigliano l’esposizione agli schermi nei primi anni di vita per i possibili effetti sullo sviluppo cognitivo, linguistico e relazionale.
Pochi libri e poca lettura condivisa
Parallelamente cresce l’attenzione verso un’altra pratica riconosciuta come importante per lo sviluppo infantile: la lettura precoce in famiglia. Più della metà dei bambini tra due e cinque mesi non ha ricevuto la lettura di alcun libro nella settimana precedente l’intervista. Anche in questo caso il divario geografico è evidente, con le regioni meridionali che registrano le percentuali più elevate di mancata lettura e i livelli più bassi di lettura quotidiana condivisa.
Le disuguaglianze iniziano prima della nascita
“Non tutti i bambini e le bambine nascono e crescono nelle stesse condizioni. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita – afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Iss -.Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque”. L’analisi conferma infatti una stretta relazione tra livello di istruzione, area geografica di residenza e adesione alle raccomandazioni di salute.
Sostegno alla genitorialità ancora insufficiente
Un altro aspetto evidenziato dalla sorveglianza riguarda il supporto offerto alle famiglie. Se sette madri su dieci partecipano agli incontri di accompagnamento alla nascita, soltanto il 18% riceve una visita domiciliare dopo il parto. Anche il coinvolgimento dei padri appare ancora limitato: poco più della metà usufruisce dei dieci giorni di congedo previsti dalla normativa. “In questa edizione la quasi totalità degli indicatori analizzati mostra un andamento positivo rispetto alla rilevazione del 2022, pur evidenziando ampi margini di miglioramento – sottolinea Enrica Pizzi, responsabile scientifica della Sorveglianza -. Inoltre, i risultati confermano una forte relazione tra le caratteristiche sociodemografiche delle madri, come il livello di istruzione e l’area geografica di residenza, e l’aderenza alle raccomandazioni nei primi 1000 giorni”. Il messaggio che emerge dall’indagine è chiaro: i comportamenti salutari nei primi anni di vita stanno migliorando, ma il luogo in cui si nasce continua a influenzare significativamente le opportunità di salute. E proprio nei primi mille giorni si gioca una delle partite più importanti per ridurre le disuguaglianze future.
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