Sanità 15 Maggio 2026 12:17

Terapia del dolore dopo il Pronto soccorso: 4 società scientifiche chiedono regole uniche

Dalla prescrizione degli oppioidi alla lettera di dimissione, esperti di emergenza-urgenza, geriatria, terapia del dolore e cure palliative chiedono un modello uniforme in tutta Italia per evitare cure frammentate e garantire continuità assistenziale ai pazienti più fragili.

di Viviana Franzellitti
Terapia del dolore dopo il Pronto soccorso: 4 società scientifiche chiedono regole uniche

Il dolore non finisce quando il paziente lascia il Pronto soccorso. Eppure è proprio il momento delle dimissioni uno dei passaggi più critici e meno organizzati dell’assistenza sanitaria italiana. A lanciare l’allarme sono quattro importanti società scientifiche nazionali – SIMEU, SIGOT, AISD e SICP – che si sono riunite a Roma per definire una strategia condivisa sulla gestione della terapia analgesica dopo l’uscita dal Ps. L’obiettivo è colmare quello che gli specialisti definiscono un vero e proprio “buco nero” assistenziale, in cui molti pazienti rischiano di ritrovarsi senza indicazioni chiare, con prescrizioni incomplete o con difficoltà ad accedere ai farmaci necessari. Al centro del confronto ci sono temi cruciali come la continuità terapeutica, l’uso corretto degli oppioidi, la tutela di anziani e malati oncologici e il superamento delle forti differenze regionali che ancora caratterizzano il sistema sanitario italiano.

Dimissioni dal Pronto soccorso: perché il dolore resta un problema aperto

Secondo gli specialisti, la fase che segue la dimissione dal Pronto soccorso è spesso gestita in modo frammentario. Il paziente torna a casa con poche informazioni, senza un reale raccordo con il medico di medicina generale o con i centri di terapia del dolore. Questo può tradursi in due conseguenze opposte ma entrambe pericolose: da una parte la “oligoanalgesia”, cioè un trattamento insufficiente del dolore, dall’altra il rischio di effetti collaterali legati a farmaci prescritti senza adeguato monitoraggio. Per le società scientifiche, la dimissione non dovrebbe essere considerata un semplice atto burocratico, ma un passaggio clinico fondamentale per garantire la continuità delle cure. Il documento condiviso punta infatti a trasformare la prescrizione analgesica in un percorso strutturato, chiaro e sicuro, soprattutto nei casi di dolore acuto, cronico o oncologico.

Ricette diverse da Regione a Regione: il nodo delle disuguaglianze

Uno dei problemi più evidenti riguarda la forte eterogeneità territoriale. In alcune Regioni italiane i medici del Pronto soccorso non possono ancora prescrivere determinati farmaci tramite ricetta dematerializzata, creando ostacoli burocratici che rallentano l’accesso alle cure e costringono spesso i pazienti a nuovi passaggi ambulatoriali. Gli esperti chiedono, quindi, una standardizzazione nazionale delle procedure e l’integrazione completa dei sistemi digitali sanitari, inclusi quelli collegati a Sogei e Aifa, per garantire prescrizioni immediate e uniformi su tutto il territorio. L’obiettivo è evitare che il diritto alla terapia del dolore cambi a seconda della Regione in cui ci si trova.

Oppioidi e sicurezza: informare pazienti e caregiver

Ampio spazio viene dedicato anche alla gestione dei farmaci oppioidi. Le società scientifiche sottolineano che ogni prescrizione dovrebbe essere accompagnata da informazioni precise rivolte sia al paziente sia al caregiver. Devono essere spiegati con chiarezza i possibili effetti collaterali, i segnali d’allarme da monitorare e le modalità corrette di assunzione della terapia. Particolare attenzione viene posta, inoltre, alla prevenzione delle complicanze più frequenti, come la stipsi indotta dagli oppioidi, che dovrebbe essere affrontata già al momento della prescrizione con trattamenti preventivi dedicati. Per gli specialisti, una terapia efficace non può limitarsi al farmaco analgesico ma deve comprendere anche tutto ciò che serve a renderlo sicuro e sostenibile nel tempo.

Anziani, oncologici e bambini: le categorie più vulnerabili

Il documento dedica un focus specifico alle persone più fragili, che rischiano maggiormente interruzioni terapeutiche o trattamenti non adeguati. Gli anziani, ad esempio, necessitano di una gestione particolarmente attenta a causa della frequente presenza di più patologie e terapie concomitanti. Per i pazienti oncologici viene ribadita la necessità di garantire una continuità analgesica senza interruzioni, prevedendo sia il trattamento di base sia la gestione del dolore episodico intenso. Nei pazienti in cure palliative, invece, diventa centrale il coinvolgimento del caregiver, che deve ricevere formazione e indicazioni pratiche per la gestione domiciliare. Particolare premura anche per i bambini; la comunicazione con i genitori viene considerata parte integrante della cura, e ai pazienti con dolore neuropatico, che richiedono una diagnosi precoce attraverso strumenti validati e maggiore sensibilizzazione dei medici dell’emergenza-urgenza.

La lettera di dimissione non può essere solo un elenco di farmaci

Tra i punti più importanti del documento c’è la richiesta di ripensare completamente il verbale di dimissione dal Pronto soccorso. Oggi, spiegano gli specialisti, troppo spesso si tratta di un semplice elenco di medicinali, privo di indicazioni realmente utili per chi dovrà seguire il paziente a domicilio. La lettera dovrebbe invece riportare in modo dettagliato dosaggi, frequenza di somministrazione, durata della terapia, obiettivi clinici e possibili criticità, facilitando il lavoro dei medici di famiglia e dei centri specialistici che prenderanno in carico il paziente successivamente.

L’obiettivo finale: applicare davvero la Legge 38 sul diritto a non soffrire

Alla base della richiesta delle quattro società scientifiche c’è anche la volontà di rendere pienamente operativa la Legge 38/2010, considerata una delle norme più avanzate in Europa sul diritto alla terapia del dolore e alle cure palliative. Secondo i professionisti, però, a distanza di anni dall’approvazione della legge persistono ancora profonde criticità organizzative e territoriali. Uniformare le prescrizioni, digitalizzare i percorsi e rafforzare la continuità assistenziale significherebbe garantire concretamente il diritto dei cittadini a non soffrire, dal triage fino al ritorno a casa.

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