Salute 12 Maggio 2026 10:15

Tumore colon-retto, chirurgia robotica riduce del 35% l’infiammazione post-operatoria

Studio italiano su 314 pazienti dimostra che la chirurgia robotica nel cancro del colon-retto riduce la risposta infiammatoria post-operatoria rispetto alla laparoscopia. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, apre nuove prospettive per i pazienti più fragili

 

di Viviana Franzellitti
Tumore colon-retto, chirurgia robotica riduce del 35% l’infiammazione post-operatoria

La chirurgia robotica potrebbe cambiare in modo significativo il recupero dei pazienti operati per tumore del colon-retto. A evidenziarlo è uno studio multicentrico italiano che ha confrontato l’approccio robotico con la laparoscopia tradizionale, mostrando una riduzione marcata dello stress infiammatorio dopo l’intervento.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports, è stata coordinata da Marco Milone, professore associato di chirurgia generale dell’Università Federico II di Napoli e vicepresidente dell’Italian Club of Robotic Surgery, e ha coinvolto 314 pazienti trattati in 7 centri di eccellenza italiani.
L’obiettivo era capire se la chirurgia robotica fosse in grado di limitare la risposta infiammatoria dell’organismo dopo l’operazione, un fattore strettamente legato al rischio di complicanze e ai tempi di recupero. I risultati hanno mostrato differenze importanti: nei pazienti operati con il robot i livelli delle principali citochine infiammatorie sono risultati significativamente più bassi rispetto a chi è stato sottoposto a laparoscopia standard, con una riduzione dello stress biologico post-operatorio superiore a un terzo.

Cosa cambia con la chirurgia robotica

L’intervento chirurgico, anche quando mini-invasivo, rappresenta comunque un trauma per l’organismo. Dopo l’operazione il corpo attiva infatti una risposta infiammatoria attraverso il rilascio di citochine, molecole che aumentano in presenza di stress chirurgico e complicanze. Proprio su questi parametri si è concentrato lo studio italiano, analizzando in particolare i livelli di Interleuchina-6 (IL-6) e TNF-alfa, due marcatori chiave dell’infiammazione post-operatoria.

I dati raccolti hanno evidenziato che nei pazienti trattati con chirurgia robotica l’aumento della IL-6 si è fermato al 478%, contro il 730% registrato nella laparoscopia tradizionale. Ancora più evidente la differenza per il TNF-alfa: incremento del 15,57% con il robot, rispetto al 47,58% con laparoscopia, con un impatto infiammatorio circa tre volte inferiore.

Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che la chirurgia robotica sia in grado di rendere l’intervento meno aggressivo per i tessuti, favorendo così un recupero più rapido e una minore probabilità di complicanze nel periodo immediatamente successivo all’operazione.

Lo studio italiano su 314 pazienti

La ricerca ha coinvolto 7 strutture italiane specializzate nella chirurgia oncologica colorettale. Oltre all’Università Federico II di Napoli, hanno partecipato l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Università di Perugia, l’Università di Torino, l’Istituto Pascale di Napoli, l’Università Politecnica delle Marche e l’Ospedale Cardarelli di Napoli.

I pazienti sono stati assegnati in modo randomizzato ai due diversi approcci chirurgici: 161 persone sono state operate con sistema robotico, mentre 153 con laparoscopia tradizionale. Questo metodo di confronto ha permesso di valutare con maggiore precisione le differenze reali tra le due tecniche, riducendo il rischio di distorsioni nei risultati. L’analisi ha confermato che la chirurgia robotica non offre soltanto vantaggi tecnici per il chirurgo, ma determina anche un beneficio biologico misurabile per il paziente, riducendo la risposta infiammatoria sistemica nelle ore successive all’intervento.

I pazienti fragili che beneficiano di più

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda alcune categorie considerate più fragili. I ricercatori hanno osservato benefici particolarmente evidenti nei pazienti obesi e nei casi più complessi dal punto di vista anatomico, come gli interventi nel bacino.

Nei pazienti con obesità, infatti, il tessuto adiposo può rendere più difficile la chirurgia laparoscopica tradizionale. La tecnologia robotica consente invece movimenti più precisi e una migliore visualizzazione delle strutture anatomiche, limitando il trauma chirurgico e la conseguente infiammazione. Anche negli spazi anatomici stretti, come quelli pelvici, il sistema robotico ha mostrato vantaggi importanti grazie alla visione tridimensionale ad alta definizione e agli strumenti articolati, che replicano i movimenti del polso umano con una precisione superiore rispetto alle tradizionali pinze laparoscopiche rigide.

Tecnologia e precisione: perché il robot riduce il trauma chirurgico

Alla base dei risultati ci sarebbero proprio le caratteristiche tecniche della chirurgia robotica. Il chirurgo opera attraverso strumenti altamente articolati e controllati da una console che garantisce maggiore stabilità, precisione e libertà di movimento. Questo approccio permette di eseguire manovre più delicate, riducendo il danno ai tessuti circostanti.

Secondo gli autori dello studio, una chirurgia più precisa significa anche un organismo meno stressato e una risposta infiammatoria più contenuta. Un elemento che potrebbe tradursi non solo in un recupero post-operatorio più rapido, ma anche in una riduzione delle complicanze e dei tempi di degenza.

I risultati ottenuti rafforzano quindi il ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del tumore del colon-retto, soprattutto nei pazienti più complessi, e offrono ai medici nuove evidenze scientifiche per orientare la scelta della tecnica chirurgica più adatta caso per caso.

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