L'ECDC registra oltre 6mila casi di morbillo nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo tra il 2025 e il 2026, con Italia, Romania e Spagna tra i Paesi maggiormente interessati secondo i dati di sorveglianza epidemiologica. Il report evidenzia coperture vaccinali insufficienti a interrompere la trasmissione e a raggiungere l’obiettivo di eliminazione del morbillo in Europa
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie segnala una nuova crescita dei casi di morbillo nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo tra il 2025 e il 2026, con oltre 6mila contagi complessivi e Italia, Romania e Spagna tra i Paesi maggiormente coinvolti. L’analisi evidenzia una circolazione ancora attiva del virus e conferma il ruolo decisivo delle coperture vaccinali nel contenere la diffusione della malattia. L’aggiornamento, basato sui dati di sorveglianza dei Paesi membri, mostra un quadro ancora lontano dall’eliminazione del morbillo in Europa, nonostante la disponibilità del vaccino MPR. Nei mesi più recenti del 2026, diversi Stati hanno continuato a segnalare nuovi focolai, confermando che la trasmissione del virus non si è ancora interrotta e che la diffusione resta legata alle aree con minore copertura vaccinale.
Italia tra i Paesi più esposti insieme a Romania e Spagna
Nel quadro europeo emergono Romania, Italia e Spagna come i Paesi con il maggior numero di casi notificati, seguiti da Francia e Germania. L’Italia si conferma tra le nazioni più coinvolte nella circolazione del virus, con focolai che tendono a riemergere in modo intermittente sul territorio. Questa distribuzione non omogenea evidenzia come il rischio non sia uniforme, ma strettamente legato ai livelli di copertura vaccinale e alla presenza di gruppi di popolazione non immunizzati. Dove la protezione vaccinale scende sotto soglie adeguate, infatti, il virus trova ancora terreno fertile per diffondersi rapidamente.
Bambini piccoli e non vaccinati i più vulnerabili
L’analisi dei dati conferma che il morbillo colpisce soprattutto le fasce più fragili della popolazione. Circa un terzo dei casi riguarda bambini sotto i cinque anni, con incidenza particolarmente elevata nei neonati sotto l’anno di vita e nei bambini tra 1 e 4 anni. Anche adolescenti e adulti risultano coinvolti, soprattutto se non vaccinati o con immunizzazione incompleta. La malattia continua, quindi, a circolare laddove la copertura vaccinale non è sufficiente o non è stata completata nei tempi raccomandati.
Oltre il 78% dei contagiati non era vaccinato
Uno degli elementi più rilevanti dell’analisi riguarda lo stato vaccinale dei pazienti. Tra i casi per cui sono disponibili informazioni, oltre il 78% non risultava vaccinato, mentre solo una minoranza aveva ricevuto una o due dosi del vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia). Questo dato rafforza il ruolo centrale della vaccinazione nella prevenzione della malattia e dimostra come il virus colpisca soprattutto popolazioni non protette. La relazione tra bassa copertura vaccinale e aumento dei contagi resta quindi uno dei fattori chiave della dinamica epidemiologica osservata in Europa.
L’ECDC: servono coperture vaccinali al 95% per fermare il virus
Le autorità sanitarie europee ribadiscono la necessità di raggiungere e mantenere una copertura vaccinale superiore al 95% con due dosi di vaccino MPR per interrompere la trasmissione del morbillo. L’ente europeo invita gli Stati membri a rafforzare la sorveglianza epidemiologica, migliorare la gestione dei focolai e intensificare le campagne contro l’esitazione vaccinale. Particolare attenzione viene posta alle popolazioni difficili da raggiungere e al personale sanitario, che deve risultare pienamente immunizzato per ridurre il rischio di trasmissione in contesti assistenziali.
Un virus prevenibile che continua a circolare in Europa
Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, il morbillo continua a rappresentare una sfida per la sanità pubblica europea. L’elevata contagiosità del virus e le coperture vaccinali non uniformi favoriscono la comparsa periodica di nuovi focolai. Il quadro attuale conferma che l’obiettivo di eliminazione della malattia in Europa non è ancora stato raggiunto e che la prevenzione resta lo strumento fondamentale per ridurre il rischio di ulteriori recrudescenze nei prossimi anni.
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