Salute 7 Maggio 2026 13:35

MSF e FNOMCeO: appello al governo per proteggere ospedali e medici

MSF e FNOMCeO lanciano una petizione rivolta al governo italiano per rafforzare la tutela di ospedali, personale sanitario e pazienti nei conflitti armati, a dieci anni dalla Risoluzione ONU 2286 che imponeva la protezione della sanità nelle guerre

di Redazione
MSF e FNOMCeO: appello al governo per proteggere ospedali e medici

Negli ultimi anni gli ospedali sono diventati sempre più spesso bersagli nei conflitti armati, con conseguenze drammatiche per civili e operatori sanitari. A partire da questa evidenza, Medici Senza Frontiere e la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) hanno rilanciato un appello alla comunità internazionale e al governo italiano per rafforzare l’impegno nella difesa del diritto alla cura.

L’iniziativa arriva a dieci anni dall’adozione della Risoluzione 2286 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che nel 2016 aveva sancito la necessità di proteggere strutture sanitarie, personale medico e pazienti durante i conflitti. Nonostante quell’impegno, i dati più recenti mostrano una realtà opposta: solo nel 2025 sono stati registrati 1.348 attacchi a strutture sanitarie, con quasi 2.000 vittime, secondo il sistema di sorveglianza dell’OMS. Un quadro che evidenzia una crescente vulnerabilità della sanità nelle aree di guerra e che ha spinto le due organizzazioni a chiedere misure più incisive a livello politico e diplomatico.

Una petizione per difendere la neutralità della cura

La campagna lanciata da MSF e FNOMCeO si traduce in una petizione online rivolta alla comunità sanitaria italiana. L’obiettivo è chiedere al governo nazionale di assumere un ruolo più attivo nella protezione della missione medica nei contesti di conflitto. Al centro dell’appello c’è il principio della neutralità dell’assistenza sanitaria, sempre più compromesso dagli attacchi diretti a ospedali e operatori. Le organizzazioni sottolineano come la tutela della sanità non sia solo una questione umanitaria, ma un pilastro del diritto internazionale che oggi necessita di una difesa più concreta e sistematica.

Numeri che raccontano una crisi globale

I dati diffusi dall’OMS mostrano un aumento significativo della violenza contro le strutture sanitarie. Nel solo 2025 si contano 1.348 episodi di attacchi, con un bilancio di 1.981 morti tra pazienti, operatori sanitari e civili. Un fenomeno che non riguarda singoli teatri di guerra, ma una tendenza diffusa che attraversa diversi scenari internazionali. Negli ultimi dieci anni, inoltre, Medici Senza Frontiere ha registrato la perdita di 21 operatori sanitari in 15 incidenti, a testimonianza del rischio crescente per chi lavora in prima linea nelle emergenze.

Le richieste: più tutela e responsabilità internazionale

La petizione individua alcune richieste chiave rivolte al governo italiano. Tra queste, la condanna pubblica e costante degli attacchi contro la sanità, il sostegno a indagini indipendenti sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e la difesa dei principi di neutralità e imparzialità dell’assistenza medica. Viene inoltre chiesto un impegno diplomatico più forte per garantire l’attuazione della Risoluzione ONU 2286 e per promuovere corridoi umanitari sicuri per pazienti, personale sanitario e forniture mediche.

Un appello che riguarda l’intero sistema sanitario globale

Secondo le due organizzazioni, infine, la protezione della sanità nei conflitti non riguarda solo i territori colpiti dalla guerra, ma l’intero sistema globale di tutela della salute. Ogni ospedale distrutto o attaccato comporta infatti conseguenze indirette anche a distanza, indebolendo sistemi sanitari già fragili e aumentando il numero di morti evitabili. Da qui la richiesta di un impegno politico più deciso per riportare il rispetto del diritto umanitario al centro delle relazioni internazionali.

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