I rapporti OCSE - “Health at a Glance 2025” e “Profilo della Sanità 2025: Italia” - presentati al CNEL descrivono un SSN capace di garantire elevata aspettativa di vita e copertura universale con una spesa inferiore alla media europea. Restano però criticità legate a liste d’attesa, carenza di infermieri, disuguaglianze territoriali e invecchiamento della popolazione
L’Italia continua a distinguersi per uno dei sistemi sanitari più performanti tra i Paesi avanzati, pur spendendo meno rispetto alla media europea. È il quadro che emerge dai rapporti “Health at a Glance 2025” e “Profilo della Sanità 2025: Italia”, presentati oggi al CNEL dall’OCSE insieme all’European Observatory on Health Systems and Policies e alla Commissione europea. Un’analisi che fotografa un Servizio sanitario nazionale capace di garantire copertura universale, elevata aspettativa di vita e bassi livelli di mortalità evitabile, ma che deve confrontarsi con sfide sempre più pressanti: liste d’attesa, carenza di personale sanitario, forti differenze territoriali e rapido invecchiamento della popolazione.
Brunetta: “La longevità è la grande sfida politica del nostro tempo”
Ad aprire il confronto è stato il presidente del CNEL Renato Brunetta, definendo il Servizio sanitario nazionale un patrimonio costruito “con decenni di investimenti accumulati in sanità, prevenzione e condizioni di lavoro”. “I rapporti OCSE confermano un dato che il dibattito spesso trascura: il nostro Servizio sanitario nazionale garantisce copertura universale e risultati tra i migliori a livello internazionale con una spesa inferiore alla media europea”, ha dichiarato Brunetta. Secondo il presidente del CNEL, l’allungamento della vita rappresenta oggi la principale sfida per la sostenibilità del welfare. “Nel 2024 l’aspettativa di vita ha toccato il livello record di 84,1 anni. Questa accelerazione sposta in avanti la domanda di cura e ridisegna il perimetro del welfare. La sostenibilità della longevità è la vera misura della tenuta del Paese”. Brunetta ha collegato il tema della sostenibilità sanitaria anche alla partecipazione al lavoro, soprattutto di donne e giovani nel Mezzogiorno, definendola una “riserva di capitale umano inespressa” decisiva per il futuro del welfare italiano. Ampio spazio anche al tema degli stili di vita. Nel 2021 fumo, alcol, cattiva alimentazione e inattività fisica hanno causato circa 167mila decessi in Italia, pari a un quarto del totale. “Qui si decide gran parte della sostenibilità futura del sistema sanitario”, ha affermato Brunetta, richiamando la necessità di investire in prevenzione, educazione alimentare e attività fisica.
Schillaci: “Una sanità più moderna, vicina e giusta”
A seguire, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha parlato di un sistema sanitario “in buona salute”, ma che necessita di ulteriori interventi per diventare ancora più efficace. “In questi anni abbiamo intrapreso un processo di ammodernamento che viene portato avanti con determinazione e realismo, con una visione chiara, senza proclami, per garantire a ogni cittadino cure tempestive, efficaci e di qualità”, ha affermato il ministro. Schillaci ha sottolineato il ruolo centrale della riforma della medicina territoriale, che dovrà rendere la sanità “più vicina ai cittadini, più moderna e più giusta”. Il ministro ha evidenziato come i dati OCSE restituiscano “la fotografia di un Servizio sanitario nazionale in buona salute”, ma allo stesso tempo mostrino la necessità di intervenire sugli ambiti ancora critici, lavorando in particolare sull’accesso alle cure e sulla sostenibilità futura del sistema.
Italia sopra la media OCSE per salute e qualità delle cure
I numeri presentati dall’OCSE mostrano risultati molto positivi. L’aspettativa di vita nel nostro Paese ha raggiunto nel 2024 il record di 84,1 anni, il valore più alto dell’Unione europea insieme alla Svezia, superando anche i livelli precedenti alla pandemia. Già nel 2023 la speranza di vita italiana era pari a 83,5 anni, cioè 2,4 anni in più rispetto alla media OCSE. L’Italia supera inoltre la media OCSE in sette dei dieci indicatori chiave relativi allo stato di salute e ai fattori di rischio. La mortalità prevenibile si ferma a 93 decessi ogni 100mila abitanti contro una media OCSE di 145, mentre quella curabile è pari a 52 contro 77. Anche i ricoveri evitabili risultano molto inferiori rispetto agli altri Paesi avanzati: 224 ogni 100mila abitanti contro una media di 473. Positivi anche i dati relativi alla mortalità a 30 giorni dopo infarto miocardico acuto, pari al 4,7% contro il 6,5% della media OCSE, e dopo ictus, con il 6,9% contro il 7,7%. Sul fronte dei fattori di rischio, l’Italia presenta livelli inferiori alla media OCSE per obesità auto-dichiarata e consumo di alcol. Restano invece criticità sul fumo e soprattutto sulla sedentarietà: il 45% degli adulti italiani non svolge sufficiente attività fisica, contro una media OCSE del 30%. A rendere ancora più complessa la sfida della sostenibilità è il rapido invecchiamento della popolazione. L’età media degli italiani è salita a 48,7 anni e, secondo le proiezioni OCSE, entro il 2050 gli over65 rappresenteranno circa il 34% della popolazione, la quota più alta dell’Unione europea. Un tema richiamato anche da Milena Vainieri, direttrice del Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha sottolineato come l’Italia continui a registrare buoni risultati sanitari pur destinando alla long term care una quota di spesa inferiore alla media UE, affidando ancora una parte importante dell’assistenza alle famiglie e alla spesa privata.
Gallina: “Il futuro della sanità europea dipende dall’innovazione”
Per Sandra Gallina, direttrice generale della Direzione salute e sicurezza alimentare della Commissione europea, i risultati italiani confermano una buona capacità di resilienza del sistema sanitario, ma rendono necessario accelerare sugli investimenti in innovazione e prevenzione. “Occorre investire su innovazione e prevenzione per garantire sistemi più resilienti. Senza una gestione chiara dei sistemi sanitari rischiamo un contraccolpo economico”, ha spiegato Gallina, sottolineando come la sanità rappresenti “il nucleo dell’attività economica”. La direttrice della Commissione europea ha evidenziato che nel 2025 l’Italia ha compiuto “progressi significativi nell’aspettativa di vita e nella riduzione della mortalità evitabile”, ma continua a condividere con il resto dell’Europa le difficoltà legate alla carenza di personale sanitario. Gallina ha inoltre richiamato il ruolo strategico della ricerca e dell’intelligenza artificiale: “Il futuro della sanità europea dipende dall’innovazione e non bisogna avere paura dell’intelligenza artificiale”. Accanto all’innovazione tecnologica, ha aggiunto, “la prevenzione è la vera rivoluzione”, perché la salute non può essere ridotta soltanto alla dimensione ospedaliera ma richiede una collaborazione integrata tra tutti gli attori del sistema.
Un sistema efficiente che spende meno della media europea
Uno degli aspetti più evidenziati dai rapporti OCSE riguarda il rapporto tra risultati ottenuti e risorse impiegate. L’Italia destina alla sanità l’8,4% del PIL, contro una media OCSE del 9,3%, riuscendo comunque a mantenere performance elevate. Nel nostro Paese operano 5,4 medici ogni mille abitanti, molto più della media OCSE pari a 3,9. Più critica invece la situazione infermieristica: gli infermieri sono 6,9 ogni mille abitanti contro una media di 9,2. Ancora più marcato il divario nell’assistenza a lungo termine agli anziani, dove l’Italia registra 1,5 operatori ogni 100 over65 contro una media OCSE di 5. Criticità emergono anche sul fronte delle strutture ospedaliere, con tre posti letto ogni mille abitanti rispetto ai 4,2 della media OCSE, e sul limitato utilizzo dei farmaci generici, che rappresentano solo il 28% del mercato farmaceutico italiano contro il 56% medio OCSE. Nonostante la copertura universale garantita dal Servizio sanitario nazionale, l’OCSE segnala che persistono importanti disuguaglianze socioeconomiche nell’accesso alle cure. Le spese per visite ambulatoriali e cure dentistiche continuano infatti a gravare soprattutto sulle fasce a basso reddito, contribuendo ad aumentare i bisogni sanitari insoddisfatti. Criticità che restano particolarmente evidenti in alcune regioni del Mezzogiorno.
Colombo (OCSE): “Il SSN va trasformato per preservarne i risultati”
A chiudere il quadro è stata Francesca Colombo, capo della Divisione Salute dell’OCSE, che ha riconosciuto l’elevata efficienza del sistema italiano ma ha lanciato un avvertimento sulla necessità di intervenire rapidamente per preservarne sostenibilità ed equità. “L’Italia combina una delle speranze di vita più alte dell’UE con una spesa sanitaria pro capite inferiore di circa il 20% alla media europea, producendo un rapporto molto favorevole tra risorse e risultati”, ha spiegato Colombo. Tuttavia, secondo l’OCSE, il sistema mostra “segnali di tensione”, soprattutto nelle prestazioni differibili, dove le liste d’attesa evidenziano “colli di bottiglia strutturali”. Preoccupano inoltre il mancato recupero della prevenzione secondaria ai livelli pre-Covid e le forti disuguaglianze territoriali . Tra le priorità indicate durante il confronto al CNEL c’è anche il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Per preservare i risultati raggiunti, Colombo ha indicato tre priorità: aumentare il finanziamento in linea con l’evoluzione demografica, riequilibrare il personale sanitario rafforzando soprattutto la componente infermieristica e trasformare l’infrastruttura organizzativa e digitale del sistema. “Il Servizio sanitario nazionale italiano non va difeso nel suo assetto attuale: va trasformato per preservarne i risultati, l’equità e la sostenibilità”, ha concluso.
Foto ©CNEL
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