Un semplice prelievo capillare a domicilio, associato a test cognitivi online, potrebbe consentire di individuare precocemente il rischio di demenza
Un kit domestico per il prelievo di sangue dal dito, combinato con test cognitivi digitali, potrebbe diventare uno strumento utile per intercettare i segnali iniziali di declino cognitivo prima della comparsa dei sintomi. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Exeter, pubblicato su Nature Communications e condotto su adulti over 40. La ricerca ha coinvolto 174 partecipanti, inseriti in un più ampio programma di monitoraggio che include oltre 30mila persone nel Regno Unito. L’obiettivo era verificare se specifici biomarcatori nel sangue raccolti a domicilio fossero correlati alle prestazioni cognitive. I risultati mostrano una relazione significativa tra alcune proteine associate alla neurodegenerazione e le performance nei test mentali, aprendo alla possibilità di nuove strategie di screening su larga scala.
Come funziona il modello di screening combinato
Il sistema sperimentato si basa su due elementi: un prelievo capillare eseguito autonomamente a casa e una batteria di test cognitivi online che valutano memoria, attenzione e funzioni esecutive. I campioni di sangue vengono analizzati in laboratorio per individuare biomarcatori specifici, mentre i test vengono completati dai partecipanti in modalità digitale. Questo approccio consente di raccogliere dati clinici senza visite in presenza, rendendo il processo più accessibile, rapido e potenzialmente scalabile. L’obiettivo è intercettare i primi segnali di rischio anche in soggetti ancora asintomatici.
Le proteine sotto osservazione: Ptau217 e GFAP
Lo studio si è concentrato su due biomarcatori: Ptau217, associata alla malattia di Alzheimer, e GFAP, legata a processi di più ampio declino cognitivo. I risultati indicano che livelli più elevati di queste proteine sono associati a peggiori prestazioni nei test cognitivi, con una correlazione particolarmente forte per Ptau217. Sulla base di questi dati, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in tre gruppi di rischio: basso, medio e alto, proponendo un primo modello di stratificazione utile per eventuali interventi mirati.
Verso una diagnosi più precoce e accessibile
Attualmente solo una piccola parte delle persone con segnali iniziali di declino cognitivo accede a una valutazione specialistica. Un sistema di screening domiciliare potrebbe contribuire a colmare questo divario, identificando precocemente i soggetti a rischio e indirizzandoli verso percorsi diagnostici e assistenziali adeguati. Allo stesso tempo, consentirebbe di riconoscere anche condizioni di rischio moderato, offrendo indicazioni preventive su stile di vita e monitoraggio nel tempo.
Impatto sul sistema sanitario e prospettive future
Secondo i ricercatori, questo modello potrebbe ridurre il carico sui servizi sanitari, permettendo una migliore selezione dei casi da approfondire clinicamente. Il progetto, sostenuto dal National Institute for Health and Care Research, si inserisce in una più ampia linea di ricerca sulla medicina preventiva. Gli autori sottolineano, però, la necessità di ulteriori studi per validare l’approccio su campioni più ampi e verificarne l’affidabilità nel lungo periodo.
Verso una medicina predittiva personalizzata
L’integrazione tra biomarcatori e test cognitivi digitali rappresenta un passo verso una medicina più preventiva e personalizzata. Se confermata, questa strategia potrebbe migliorare la diagnosi precoce, rendere gli interventi più tempestivi e incidere positivamente sugli esiti clinici e sulla qualità della vita dei pazienti.
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