La Società italiana di pediatria propone una revisione profonda del SSN: più centralità all’infanzia, prevenzione nelle scuole, continuità assistenziale fino ai 18 anni e ospedali adattati ai bisogni di bambini e adolescenti, in un contesto di aumento di fragilità e cronicità.
Il servizio sanitario italiano resta fortemente orientato alla gestione delle malattie dell’adulto e dell’anziano, mentre l’infanzia appare sempre più marginale nonostante sia la fase decisiva per la salute futura. È il quadro emerso oggi alla Giornata nazionale della Pediatria promossa dalla Società italiana di pediatria Sip) al Ministero della Salute, in un contesto segnato da una forte denatalità. Secondo i dati dell’Istat, le nascite sono scese sotto quota 355mila l’anno, un minimo storico che conferma un cambiamento strutturale del Paese. A questo si aggiunge un aumento delle fragilità pediatriche, delle malattie croniche, dei disturbi neuropsichiatrici e delle disuguaglianze sociali che si manifestano già nei primi anni di vita. I pediatri parlano di un sistema ancora adultocentrico, non più adeguato ai bisogni reali della popolazione.
Un sistema sanitario ancora sbilanciato sull’adulto
La comunità pediatrica evidenzia una contraddizione sempre più evidente: mentre la scienza dimostra che la salute si costruisce nei primi anni di vita, il sistema sanitario continua a concentrare risorse su cronicità e invecchiamento. Questo squilibrio si traduce in una frammentazione dell’assistenza, con percorsi non sempre coerenti tra territorio e ospedale e una scarsa integrazione tra i livelli di cura. L’infanzia, pur essendo la fase biologicamente più determinante, resta spesso marginale nelle politiche sanitarie e nella programmazione delle risorse.
I primi 1000 giorni e la salute che si costruisce presto
Le evidenze scientifiche sono consolidate: alimentazione, ambiente, condizioni sociali e qualità delle cure nei primi 1000 giorni di vita influenzano in modo decisivo la salute futura. I bambini nati prematuramente possono presentare già alla nascita una maggiore fragilità biologica, legata alla non completa maturazione di alcuni organi e sistemi dell’organismo. In parallelo cresce la complessità legata alla procreazione medicalmente assistita, che riguarda circa il 4,3% delle nascite, pari a oltre 16.700 bambini l’anno. Questo aumenta la necessità di percorsi assistenziali strutturati e continui. La prevenzione viene quindi considerata un investimento strategico, con un ritorno stimato fino a 16 euro per ogni euro investito.
Le 4 richieste della pediatria per cambiare il sistema
La Società italiana di pediatria individua quattro priorità per riorientare il Servizio sanitario nazionale.
1. Infanzia al centro delle politiche pubbliche
Serve un cambio strutturale di prospettiva: più investimenti stabili in prevenzione, servizi e sostegno alle famiglie. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze che iniziano già nei primi anni di vita e influenzano lo sviluppo futuro.
2. Educazione alla salute nelle scuole
La scuola viene indicata come un presidio fondamentale di prevenzione. Inserire stabilmente nei programmi scolastici educazione alimentare, attività fisica e uso consapevole del digitale significa intervenire prima che i comportamenti a rischio diventino patologie croniche. I pediatri sottolineano l’aumento di obesità, sovrappeso e disturbi legati all’uso delle tecnologie come emergenze crescenti.
3. Assistenza pediatrica fino a 18 anni
La richiesta è estendere la presa in carico pediatrica fino alla maggiore età, anche in ospedale. Oggi la transizione alla medicina dell’adulto è disomogenea tra territori e avviene tra i 14 e i 18 anni senza criteri uniformi. Questo crea interruzioni nei percorsi di cura, soprattutto per i pazienti cronici.
I dati sono significativi:
Una condizione che, secondo i pediatri, compromette la continuità assistenziale in una fase particolarmente delicata dello sviluppo.
4. Ospedali a misura di bambino e adolescente
Molte strutture sanitarie non sono progettate per l’età evolutiva. La richiesta è una revisione profonda di spazi, reparti, percorsi diagnostici e organizzazione ospedaliera, per garantire ambienti adeguati ai bisogni fisici e psicologici di bambini e adolescenti. Non si tratta solo di logistica, ma di un modello di cura diverso.
Vaccini: copertura buona ma ancora insufficiente
Le coperture vaccinali per morbillo, parotite e rosolia sono pari al 94,5%, vicine alla soglia del 95% indicata dall’OMS per la protezione di comunità, ma ancora non sufficienti a garantire immunità di popolazione. Il dato è, dunque, considerato positivo ma fragile, anche per le differenze territoriali che restano significative. I pediatri sottolineano che il mantenimento di alte coperture è essenziale per evitare la ricomparsa di malattie prevenibili.
Cure primarie e carenza di personale
Un altro nodo critico riguarda la carenza di pediatri e medici di famiglia, che limita la capacità del sistema di rafforzare l’assistenza territoriale. Il pediatra di famiglia resta il primo presidio di prevenzione e prossimità, ma il sistema necessita di una maggiore integrazione con scuola, servizi sociali e ospedale.
Una sfida per la sostenibilità del sistema sanitario
In un Paese con meno nascite e una popolazione sempre più anziana, la qualità della presa in carico pediatrica diventa un indicatore diretto della sostenibilità del sistema sanitario. La pediatria chiede un cambio di paradigma: investire sull’infanzia oggi per garantire la salute degli adulti di domani e la tenuta del sistema nel futuro.
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