Salute 4 Maggio 2026 12:10

Aterosclerosi, scoperto il sistema di autodifesa naturale dei vasi sanguigni

Uno studio rivela che le cellule endoteliali attivano meccanismi di riparazione del DNA per proteggere le arterie e rallentare la progressione dell’aterosclerosi.

di Arnaldo Iodice
Aterosclerosi, scoperto il sistema di autodifesa naturale dei vasi sanguigni

Un nuovo studio guidato dal Baylor College of Medicine e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha identificato un meccanismo biologico finora sconosciuto attraverso cui i vasi sanguigni tentano di proteggersi dai danni che portano all’aterosclerosi. La ricerca, coordinata dalla professoressa Yuqing Huo, dimostra che le cellule endoteliali (quelle che rivestono la superficie interna delle arterie) attivano una vera e propria risposta di autodifesa quando sono esposte a condizioni di flusso sanguigno alterato, una delle principali cause dello sviluppo delle placche aterosclerotiche.

L’aterosclerosi è caratterizzata dall’accumulo progressivo di lipidi e materiale infiammatorio nelle arterie, con conseguente irrigidimento dei vasi e riduzione dell’apporto di ossigeno agli organi. Nonostante i farmaci ipocolesterolemizzanti abbiano migliorato la prevenzione cardiovascolare, molte componenti del danno vascolare restano poco comprese. Il team di ricerca ha quindi deciso di studiare più da vicino la risposta cellulare ai fattori non legati direttamente ai grassi, concentrandosi sui processi di riparazione del DNA nelle cellule endoteliali. I risultati indicano che le arterie possiedono una capacità intrinseca di reagire allo stress biologico, aprendo nuove prospettive terapeutiche per rallentare la progressione della malattia cardiovascolare.

Il ruolo del flusso sanguigno e della riparazione del DNA endoteliale

Le lesioni aterosclerotiche tendono a svilupparsi soprattutto nelle zone delle arterie in cui il flusso sanguigno diventa irregolare o turbolento. Questo tipo di flusso, definito “disturbato”, genera stress meccanico e danni genetici nelle cellule endoteliali, compromettendo la funzione di barriera che protegge la parete vascolare.

I ricercatori hanno scoperto che, di fronte a questo stress, le cellule non rimangono inattive. Al contrario, attivano programmi metabolici specifici per sostenere la riparazione del DNA danneggiato. In particolare, il flusso disturbato stimola la sintesi delle purine, molecole fondamentali per costruire nuove catene di DNA e consentire la rigenerazione cellulare.

L’analisi molecolare ha mostrato un aumento dell’espressione dei geni coinvolti nella produzione di purine, suggerendo che la cellula endoteliale reagisce al danno cercando di mantenere la propria integrità strutturale. Quando i ricercatori hanno bloccato l’enzima Atic, essenziale per questa via metabolica, le cellule hanno perso vitalità, la barriera vascolare si è deteriorata e i segni della malattia sono peggiorati. Al contrario, il ripristino delle purine ha invertito questi effetti.

Questi risultati dimostrano che la capacità di riparare il DNA rappresenta un fattore chiave nella resistenza dei vasi sanguigni al danno cronico, trasformando l’endotelio da semplice vittima del processo aterosclerotico a protagonista attivo della difesa vascolare.

Una nuova visione dell’aterosclerosi

La ricerca contribuisce a ridefinire l’aterosclerosi come una malattia più complessa di quanto tradizionalmente ritenuto. Non si tratta soltanto dell’accumulo di colesterolo nelle arterie, ma di un equilibrio dinamico tra danno e riparazione cellulare.

Le cellule endoteliali emergono come elementi centrali nella protezione dei vasi: pur subendo stress genetico, cercano continuamente di preservare la funzione di barriera e limitare l’infiammazione. Questo spiega perché individui con livelli lipidici simili possano sviluppare evoluzioni cliniche differenti.

La scoperta suggerisce che la resilienza vascolare dipenda anche dall’efficienza dei meccanismi di riparazione del DNA, aprendo la strada a strategie terapeutiche mirate non solo alla riduzione dei lipidi, ma anche al rafforzamento delle difese biologiche dei vasi sanguigni.

Implicazioni terapeutiche e attenzione ai farmaci oncologici

Le implicazioni cliniche dello studio sono rilevanti su più fronti. Da un lato, i risultati indicano che future terapie cardiovascolari potrebbero puntare a potenziare i sistemi di riparazione del DNA endoteliale, affiancando i trattamenti tradizionali basati sul controllo del colesterolo e dei fattori di rischio metabolici. Un approccio di medicina vascolare di precisione potrebbe quindi mirare a sostenere direttamente la capacità di autodifesa delle arterie.

Dall’altro lato, la ricerca solleva interrogativi sulla sicurezza di alcune terapie oncologiche sperimentali che agiscono bloccando la sintesi delle purine per impedire la proliferazione delle cellule tumorali. Secondo gli autori, tali farmaci potrebbero involontariamente ridurre la capacità delle cellule endoteliali di riparare il DNA danneggiato, compromettendo l’integrità vascolare e aumentando il rischio cardiovascolare.

Questo non implica necessariamente un rischio clinico immediato, ma evidenzia la necessità di valutazioni più approfondite sugli effetti collaterali vascolari dei nuovi trattamenti antitumorali. In prospettiva, comprendere come i meccanismi di difesa cellulare interagiscano con diverse terapie potrebbe permettere di sviluppare cure più efficaci e sicure, capaci di proteggere contemporaneamente cuore, vasi sanguigni e altri organi vitali.

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